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lunedì 2 marzo 2015

Quando "non c'è battito", resta l'Amore.

"Mi dispiace, non c'è battito."

Parole che sono macigni.
Un verdetto che sa di condanna.
Quel "non" che spalanca una voragine nel cuore di un genitore.
Una frase che sembra cancellare in un attimo una vita e invece rischia di spazzarne via almeno tre.

Il lutto perinatale è un problema spesso taciuto, stigmatizzato o all'opposto sminuito nella sua portata.
La perdita di un figlio è un dolore che non è misurabile e non dipende dall'epoca gestazionale o dall'età del proprio bambino.
Un figlio resta tale, sempre.

Anche se non abbiamo fatto nemmeno in tempo a conoscerne il sesso.
Anche se non potremo mai perderci nel colore dei suoi occhi.

Un figlio è una parte di noi e il "genitore non è solo colui che stringe un figlio tra le braccia; genitore è anche chi un tempo ha atteso un figlio che adesso abita il suo cuore". Queste le parole di Claudia Ravaldi, mamma, medico, psichiatra e psicoterapeuta che è riuscita a trasformare la perdita prematura del suo Lapo in un'occasione meravigliosa di sostegno e cura di altri genitori che, come lei, hanno dovuto affrontare il lutto perinatale.

Il progetto che in questi anni ha fatto crescere con tanta cura insieme al marito, Alfredo Vannacci, medico e ricercatore, si chiama proprio CiaoLapo ed è un faro che può illuminare la vita di tante famiglie che rischiano di essere inghiottite dal dolore e dalla depressione.

"Il lutto perinatale non è depressione post-partum  - si legge in un loro recente post - ma può  diventarlo".

E' allora importante, anche in questo caso, dare informazioni corrette, diffondere i risultati delle ultime ricerche, lottare quotidianamente affinché le famiglie colpite da questa dura prova vengano supportate nel modo più adeguato ad attraversarla e a rielaborarla.

Fin da quella terribile frase. Fin da quel "non".

CiaoLapo, onlus da anni impegnata su più fronti per raggiungere questi obiettivi, partecipa per l'Italia ad un'indagine mondiale sulla morte in utero in collaborazione con l'International Stillbirth Alliance.
I risultati saranno pubblicati sulla rivista internazionale The Lancet ed è importante diffondere questa iniziativa per far sì che in tanti partecipino alla compilazione online del questionario.

Per interrompere il silenzio assordante sul lutto perinatale e per sensibilizzare sia l'opinione pubblica che la sanità del nostro Paese su questo importantissimo tema, partecipiamo e diffondiamo questa iniziativa compilando il questionario entro il 9 Marzo 2015.

Possono partecipare genitori colpiti dal lutto, familiari, operatori ma anche semplici cittadini che vogliano dare il proprio contributo.

Bastano pochi minuti.
Facciamo la nostra parte.
#SosteniamoLeMamme, tutte.

Anche, e soprattutto, quelle colpite da un terribile "non".


Chiaraluce

lunedì 23 febbraio 2015

Facebook e la Depressione PostPartum: Social o strumento di prevenzione?

I Social possono fare molto per prevenire la Depressione PostPartum dando informazioni corrette a riguardo, creando dei Network di supporto e delle occasioni in cui condividere le proprie emozioni collegate alla maternità, non sempre facili da gestire.
E non solo.

Durante la riunione annuale dell'American Association for the Advancement of Science, Munmun De Choudhury, ricercatrice del Georgia Tech, ha presentato le conclusioni di un suo recente studio: i neogenitori sono soliti utilizzare Facebook per condividere video e foto dei loro bambini con parenti e amici lontani per permettere loro di vederli; tuttavia, è stato riscontrato che chi soffre di DPP  è meno attivo sui Social.

Lo studio è stato condotto attraverso la somministrazione di un questionario di screening, una serie di interviste e l'analisi delle attività su Facebook di 165 mamme, prima e dopo il parto.
La tendenza emersa è che le donne con DPP tendevano a mantenere un atteggiamento neutro sul sito, evitando di parlare del proprio benessere emotivo. Il Social veniva più usato da queste mamme per cercare feedback o consigli su questioni specifiche legate alla maternità.

Tali risultati potrebbero essere ampliati allo scopo di aiutare le mamme a non sprofondare nella DPP incoraggiandole a chiedere sostegno e assistenza medica nei casi più gravi.

Noi di QNUM crediamo fortemente che le nuove tecnologie possano essere strumenti efficaci di prevenzione e di potenziamento del ben-essere delle mamme e, di conseguenza, di tutta la famiglia.

E' per questo motivo che è nato il progetto #SosteniamoLeMamme che portiamo avanti da mesi allo scopo di raggiungere e aiutare gratuitamente tutte le mamme che sentono la necessità di essere sostenute nel viaggio terribilmente meraviglioso della maternità.

La prevenzione, però, comincia fin dalla gravidanza. Se sei in attesa e vuoi condividere le tue emozioni con altre future mamme iscriviti a questo gruppo chiuso di supporto.
Se invece hai dato alla luce il tuo bambino da meno di 12 mesi puoi unirti al gruppo di supporto delle mamme nel postpartum iscrivendoti qui.

Facebook, usato con le modalità opportune, può diventare uno dei tanti strumenti di supporto alla famiglia.

Noi #SosteniamoLeMamme. Tu lasciati aiutare. Basta un semplice click.



Chiaraluce


lunedì 9 febbraio 2015

La Depressione Postpartum non è "taglia unica"!

La Depressione Postpartum è un disturbo dell'umore che colpisce il 20% delle donne dopo il parto ma, secondo un recentissimo studio pubblicato su The Lancet Psychiatry, spesso può iniziare anche durante la gravidanza. E, soprattutto, non è "taglia unica".

In base alle conclusioni di questo studio, infatti, la DPP può essere distinta in tre sottotipi di gravità crescente con una sintomatologia che può iniziare in gravidanza. 


Sono stati analizzati dati provenienti da più di 10.000 donne e si è giunti alla distinzione della DPP in base:
- ai tempi di insorgenza dei sintomi (durante la gravidanza o dopo il parto);
- alla gravità dei sintomi (tra i quali ansia e pensieri di suicidio);
- alla storia di disturbi dell'umore precedenti e complicazioni mediche in gravidanza o durante il parto.

Un'importante conclusione a cui è giunto lo studio è che se una donna manifesta sintomi già  in gravidanza ha un maggiore rischio di sviluppare una forma depressiva più seria rispetto alle donne che svilupperanno la depressione dopo il parto.

Questo studio è frutto della collaborazione internazionale di un team di 25 ricercatori di psichiatria e genetica provenienti da 7 Paesi che compongono l'International Psychiatry Consortium (PACT).
La varietà dei membri del consorzio consente di mettere a fuoco non solo i sintomi della DPP ma anche le sottostanti componenti biologiche e genetiche.

Se la DPP non si manifesta con una forma identica in tutte le mamme ma può presentare delle caratteristiche diverse da donna a donna, concordiamo con con gli autori della ricerca nel ritenere fondamentale conoscere la storia individuale di ognuna affinché si possa effettuare una prognosi corretta e un adeguato trattamento.

E' altrettanto importante coinvolgere professionisti che provengono da ambiti scientifici diversi (medicina, psichiatria, psicologia, genetica, biologia, ostetricia...) per lavorare congiuntamente ad un grande ed importantissimo obiettivo: acquisire una migliore conoscenza e comprensione dei disturbi perinatali svelando i misteri che rendono il trattamento della DPP (che è una malattia, non dimentichiamolo mai) così impegnativo.

Un convinzione, questa, che noi di QNUM abbiamo sempre ribadito con forza: il benessere delle mamme, e di riflesso della famiglia intera, è un traguardo che può essere raggiunto solo attraverso un lavoro di squadra, mettendo da parte le diatribe tra ordini professionali e categorie di appartenenza.

Perché chi sostiene una mamma, aiuta il mondo intero.

mercoledì 26 novembre 2014

Prenditi cura di te, mamma. Te lo meriti.

La prima regola che chiunque svolga una professione di aiuto sa, è:

il modo migliore per prendersi cura di qualcun altro è prima aver cura di sé.
 
Una frase che dovrebbe diventare una specie di mantra anche per noi mamme che, se possiamo condividerla a livello teorico, facciamo molta fatica poi a metterla in pratica.
 
C’è sempre qualcuno che ha bisogno di noi, vero? I figli, il marito, un familiare, un’amica, un collega, anche il nostro adorato animale domestico occupa un gradino superiore alla voce ‘me’ nella scala delle priorità. Giusto? No, sbagliato. Anzi, sbagliatissimo.
 
Se da un lato prendersi cura degli altri ci fa stare bene, dall’altro ci toglie molte energie al punto che non ne rimangono a sufficienza per dedicarci a qualcosa che ci nutre, facendoci stare bene.
 
Se vi sentite stanche, appesantite, affaticate è il momento di mettervi in cima alle vostre priorità. Anche solo per qualche minuto al giorno.
 
Potete prendervi cura di voi in molti modi: scrivendo su un diario le cose belle della giornata, facendo una  breve passeggiata, ascoltando la vostra canzone preferita o semplicemente con un bagno rilassante.
 
Trovate l’attività che vi fa sentire “ok” e fatela. Siatene fiere. Non è tempo rubato ma investito.
Tutti hanno il diritto di stare bene. A maggior ragione quando dal loro benessere dipende quello degli altri.
 

Prenditi cura di te, mamma. Te lo meriti.









giovedì 13 novembre 2014

Noi #SosteniamoLeMamme (IM)perfette. Fallo anche tu.

Hai partorito da poco e sei già preda delle tue insicurezze: il tuo piccolo piange e tu non riesci a decodificare il suo bisogno, l’allattamento sembra non essere partito col piede giusto e hai completamente invertito il ritmo giorno-notte.

Poi ti capita di incontrare altre mamme che raccontano versioni opposte della stessa storia e tu ti senti la peggiore delle madri.

Benvenuta nel regno fatato della Maternità, quel posto incantato in cui si parla solo delle meraviglie della maternità e si nascondono i tranelli.  La protagonista, Mamma Perfetta, ci tiene a farti sapere come sia fantastica la sua nuova vita da mamma negando a qualsiasi costo i lati più bui. 
Peccato che il prezzo che si trovano a pagare le altre Mamme, quelle (IM)perfette, per questa bugia  sia troppo, troppo alto. Nessun confronto con lei può reggere: non perché sia inattaccabile ma perché è finta, talmente falsa da non esistere che nella stigmatizzazione mediatica.
Il suo bambino non piange mai, mangia tanto e dorme sempre e lei è la mamma più serena e bella che si sia mai vista.

E allora perché solo a te succede di avere un bambino che piange sempre, non dorme mai e sembra non volersi attaccare/staccare dal seno?

Come sopravvivere a tutto questo?

Vorrei poterti dire che andrà meglio perché lui cambierà da un giorno all’altro ma, probabilmente, non succederà.
Posso però dirti che andrà meglio perché tu lo affronterai diversamente.

I primi tempi sarai esausta, spaventata e “con le lacrime in tasca”. 
Ti sentirai responsabile di tutto ma ti renderai conto che non potrai controllare assolutamente niente.
Sarai innamorata di quel cucciolo d’uomo ma sopraffatta dal tuo stesso amore.
Sarai come un fiore appena spuntato che finalmente è illuminato dal sole ma si trova a fronteggiare inaspettate raffiche di vento. Dovrai piegarti più volte senza mai spezzarti.

Passerà il tempo e lui crescerà. E tu con lui.
Non sarai mai più la stessa di prima, principalmente focalizzata sul tuo mondo.
Troverai un nuovo modo per essere OK e misurerai i tuoi progressi in ore, prima che in giorni.

Ogni piccolo traguardo raggiunto aumenterà la tua fiducia e farà diminuire le tue insicurezze.
Ogni volta che accorrerai nel cuore della notte a consolare il suo pianto, ad ogni nuovo dentino che spunterà, per ogni telefonata fatta al pediatra in preda al panico, il tuo coraggio crescerà.
Diventerai forte come non avresti mai pensato di essere perché le tue paure sono nate dall’amore: quando è nato tuo figlio è nata anche la sua mamma che è cresciuta con lui giorno dopo giorno insieme alle proprie capacità.

Non succederà tutto in una volta, è un processo lento e graduale che ti porterà a scorgere una luce diversa nella tua immagine riflessa allo specchio: quella di chi ha imparato a godere di ogni singolo minuto della sua vita, perché sa quanto può essere lunga l’attesa.
Sarai quella che riuscirà ad apprezzare i piccoli piaceri quotidiani come una semplice chiacchierata con un’amica o un bagno rilassante perché se ne è privata per tanto tempo.
L’unica a cui basta un sorriso del suo bambino per sentirsi ripagata di nottate insonni, pianti silenziosi per un allattamento partito male o brutti pensieri sulla maternità.

Crescerà e tu con lui. E tutto cambierà, ancora. E anche tu dimenticherai le paure e le fatiche dei primi mesi.

Fino a che un giorno entrerai in una stanza in cui incrocerai lo sguardo di un’altra neo mamma. E in quegli occhi riconoscerai lo stesso panico che hai già provato con la consapevolezza e la benevolenza di chi ha già affrontato quel viaggio.

E allora ricordati di quanta fatica hai fatto per imparare a nutrire tuo figlio con amore, per riuscire ad avere fiducia in te stessa, per decodificare il pianto e i bisogni del tuo piccolino.

Il tuo cuore si sentirà leggero e per un attimo sarai tentata di lasciare che il tuo orgoglio prevalga sul resto.

Non farlo.
Affonda i tuoi occhi nei suoi e sorridile.
Non lasciare che dalla tua bocca escano giudizi o consigli se lei non te li chiede espressamente.
Sii empatica senza mentirle.
Sii sincera senza terrorizzarla.


Sii la mamma (IM)perfetta che avresti voluto incontrare tu.

Noi #SosteniamoLeMamme (IM)perfette.
Fallo anche tu.


Chiaraluce