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#SosteniamoLeMamme: facciamo prevenzione!

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In occasione della Giornata Nazionale dedicata alla salute della donna istituita per il 22 Aprile, gli ospedali premiati con i "Bollini Rosa" dall'Osservatorio Nazionale sulla salute della donna (ONDA) offriranno una serie di prestazioni sanitarie gratuite alla popolazione femminile.
Dal 22 al 28 aprile 2016 infatti è in programma la (H)Open Week, una settimana in cui 177 strutture ospedaliere italiane offriranno servizi gratuiti di tipo diagnostico, clinico e informativo per le patologie a maggior impatto femminile con il patrocinio di molte società scientifiche e associazioni di pazienti.

Le aree specialistiche interessate sono: diabetologia, dietologia e nutrizione, endocrinologia, ginecologia e ostetricia, malattie cardiovascolari, malattie metaboliche dell'osso, medicina della riproduzione, neurologia, oncologia, reumatologia, senologia e sostegno alle donne vittime di violenza. 

Francesca Merzagora, Presidente di Onda, sottolinea che "Migliorare l'accesso delle donne al Servizio sanitario nazionale e promuovere l'informazione sulle diverse patologie femminili per garantire un progresso nella medicina in genere, sono tra gli obiettivi dei 248 ospedali con i Bollini Rosa".

A questo link è possibile consultare l'elenco degli ospedali aderenti, dei servizi offerti e le modalità di prenotazione.

Questo, ad esempio, è il programma della Casa di Cura Villa Giuseppe di Ascoli Piceno che offre anche consulenze alle donne con patologie psichiatriche in gravidanza e nel postpartum:



Riteniamo che questa sia un'ottima occasione da non perdere per fare prevenzione ma anche per partecipare ai tanti seminari previsti nel corso della settimana nelle diverse strutture convenzionate.

Anche QNUM gode del patrocinio di Onda ormai da diversi anni proprio perché crediamo fortemente e ci impegniamo quotidianamente per promuovere la salute della donna, soprattutto durante la fase preziosa e fondamentale della maternità.

#SosteniamoLeMamme anche attraverso la prevenzione!

Prevenire la DPP? Insieme si può!

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La Depressione Postpartum colpisce 1 mamma su 8.
Nessuna di noi ne è immune, anche chi non ne ha sofferto al primo parto.
Le nostre figlie, in futuro, potrebbero ammalarsi.

Perché? Da cosa dipende? Cos'hanno di diverso le mamme che si ammalano?

Sapere in anticipo di essere un soggetto a rischio, avere a disposizione un team di professionisti in grado di cogliere questi segnali e avviare un protocollo di cure nel caso si presentino può fare la differenza. Diminuirebbe la sofferenza delle neomamme e i rischi di suicidio/infanticidio connesso con le forme più gravi psicosi postpartum.

Utopia? Forse non più, grazie al PPD ACT, il più grande studio internazionale sui disturbi dell'umore nel periodo perinatale condotto dall'Action Towards Causes and Treatment (PACT) Consortium, un gruppo di ricerca internazionale che intende scoprire eventuali interazioni tra l'aspetto genetico e l'ambiente per predire la probabilità che una donna si ammali di DPP.

Il progetto è portato avanti in collaborazione con:
- Departments of Psychiatry and Genetics at the University of North Carolina;
- National Centre for Mental Health at Cardiff University;
- Queensland Brain Institute at the University of Queensland;
- Apple Inc.

Lo studio si basa sull'utilizzo di un'App gratuita disponibile per iPhone e iPad che permetterà di raccogliere il maggior numero di dati da mamme che hanno sofferto di ansia e disturbi dell'umore nel postpartum, Depressione e Psicosi Postpartum. Possono partecipare donne che ne hanno sofferto anche diversi anni fa o che si trovano ad affrontare queste problematiche proprio ora.
Non è necessario aver avuto una diagnosi medica, può partecipare semplicemente chi riconosce di averne avuto i sintomi.

Come funziona?

Dopo aver scaricato l'app (per ora disponibile solo su iTunes per dispositivi Apple) e aver dato il proprio consenso alla partecipazione allo studio, le partecipanti potranno rispondere a 10 domande tratte dalla Scala di Depressione Postnatale di Edimburgo (EPDS) che da decenni viene utilizzata per diagnosticare i disturbi dell'umore nel postpartum. In base al punteggio ottenuto conosceranno il livello di gravità dei sintomi e avranno informazioni su come intervenire. A quelle che riporteranno un punteggio medio-alto sarà chiesto di partecipare allo studio genetico: se saranno d'accordo, riceveranno gratuitamente un kit in cui dovranno raccogliere un campione di saliva da inviare all'Istituto Nazionale di Salute Mentale per l'analisi del DNA.

L'obiettivo degli studiosi è raccogliere dati da 100.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo.
Al momento, però, l'App PPD ACT è disponibile gratuitamente su iTunes solo in USA, Australia e presto in UK.
Ho contattato personalmente la Dott.ssa Samantha Meltzer-Brody, Direttrice del programma di psichiatria perinatale presso l'UNC Center for Women's Mood Disorder per sapere se è prevista anche per le mamme italiane la possibilità di partecipare allo studio. Al momento non ancora ma ci terranno aggiornate sui prossimi sviluppi.
E noi faremo la nostra parte. Perché se #SosteniamoLeMamme insieme, possiamo rafforzare il mondo!



Chiaraluce

Quando nasce un papà: le emozioni di Daniele

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In questo mese dedicato ai Papà, siamo onorate di condividere il racconto della paternità vissuto da un Babbo speciale che che ha accettato di rispondere alle nostre domande sul periodo più delicato della genitorialità: il postpartum.

Daniele ha deciso di pubblicare sul suo blog le sue riflessioni quotidiane di neo babbo perché 
Nella mia esperienza mi sono reso conto che i padri sono poco abituati a fare squadra. Probabilmente, diversamente dalle mamme, il ruolo di padre è così in evoluzione che ha un ampio spettro di interpretazioni. 



Nome (o nickname): 
Daniele alias BABBOnline

Numero figli: 
1 figlia

Età al primo figlio: 
37 anni

Come hai vissuto la gravidanza della tua compagna? 
È stata la nostra prima gravidanza e, quindi, non posso negare che ci sia stata un po' di apprensione. Abbiamo cercato, comunque, di viverla con la giusta serenità e allegria. 

Hai partecipato a corsi pre-parto con lei? 
No, il corso pre-parto di mia moglie era di mattina e aveva un solo incontro dedicato ai futuri papà. Abbiamo preferito utilizzare i miei permessi di lavoro per partecipare alle visite del periodo della gravidanza.

Il parto è stato come te lo aspettavi? 
Non mi ero fatto particolari aspettative sul parto. Avevo volutamente evitato di guardare qualsiasi filmato su internet o le puntate di quelle trasmissioni dedicate al parto in ospedale. Non volevo essere condizionato o addirittura impressionato dalle immagini. A posteriori posso dire di aver fatto bene e consiglio di fare lo stesso a tutti i futuri papà che vogliono assistere al parto delle loro compagne. Vedere nascere mia figlia è stato veramente bello e sarà una delle esperienze che ricorderò per sempre. L'elemento negativo dell'esperienza è sicuramente il senso di impotenza di fronte al dolore e alla fatica della propria compagna. 

Cosa hai provato quando hai visto il tuo piccolo? 
È stata un'esperienza così incredibile, unica e straordinaria che credo non possa essere descritta fino in fondo, può essere solo vissuta. È un misto di tante sensazioni come gioia, stupore, paura, euforia e tante altre. Ricordo chiaramente il momento in cui l'ho vista appena venuta al mondo, presa dall'ostetrica. In pochi attimi il mio sguardo ha cercato di scrutare la mia piccola e i volti del personale per essere sicuro che tutto fosse andato bene aspettando il suo primo pianto. L'ostetrica mi ha coinvolto subito e, dopo aver fatto i primi controlli, me l'ha fatta portare dalla sua mamma. Me la sono trovata in braccio pochi minuti dopo la sua nascita. 

Come ti sei sentito una volta a casa? 
All'inizio un po' spaesato. Al di là di tutta la sicurezza che si può pensare di avere, tornare a casa significa rendersi conto, dopo il supporto avuto in ospedale, di avere la gestione di un neonato. In questo è stato utile che l'ospedale dove ha partorito mia figlia adottasse il rooming-in, ci è servito molto per arrivare a casa abbastanza preparati. 

Pensa al primo mese di vita di tuo figlio: in cosa eri bravo e in cosa meno? 
Sicuramente non ero particolarmente bravo nel momento di vestire mia figlia. C'era un modello di body che proprio odiavo perché aveva una chiusura veramente poco pratica. Non ricordo neanche quale fosse, devo aver rimosso. Per il cambio del pannolino posso dire di essermela cavata abbastanza bene. 

In che cosa il tuo ruolo/presenza/apporto è stato fondamentale per la tua compagna? 
Questo bisognerebbe chiederlo a lei. Io penso che la mia presenza in famiglia sia stata fondamentale per consentire a mia moglie di avere dei momenti della giornata nei quali staccare dal suo nuovo ruolo di mamma per riposarsi e riprendere le forze. Ci siamo resi abbastanza intercambiabili sin da subito.

Quale emozione della tua compagna è stata più difficile da gestire? 
Sinceramente non ricordo particolari emozioni difficili da gestire. Al di là di una normale insicurezza, tipica di tutti i neo genitori che ogni tanto prendeva entrambi, non ci sono state particolari problematiche.

Cosa/chi vi ha aiutato ad attraversare il post-partum (0-12 mesi)? 
Sicuramente il nostro legame di coppia. Posso dire che ci siamo aiutati a vicenda, cercando di essere di supporto e di stimolo l'uno all'altro nei diversi momenti del primo anno. 

Il Blues-mom (o altro...) è stato una delle possibili ragioni per cui siete titubanti nell'affrontare un'altra gravidanza? 
Sicuramente non il blues-mom. Se posso identificare una possibile ragione è la difficoltà della gestione di più figli per una coppia, come noi, che per lavoro si è trasferita lontano dai luoghi di origine. 

Se potessi rimettere le lancette indietro al momento esatto in cui sei uscito dall'ospedale con la tua nuova famiglia, cambieresti qualcosa nel tuo comportamento? 
No, lascerei tutto così, con le stesse sensazioni e emozioni. In quel momento anche le paure hanno un senso. Sicuramente, potendo tornare indietro, farei trovare già a casa un tiralatte, non avevamo pensato che poteva servirci e sono andato a cercare una farmacia aperta poco dopo rientrati dall'ospedale.


Immagina di avere davanti a te un neo-papà che sta per varcare la soglia della sua nuova vita: cosa gli diresti? 
Gli direi di non farsi spaventare dalle prime difficoltà dei primi mesi. Vorrei assicurargli “che passerà.” Credo che in alcuni momenti, ad esempio nelle notti insonni, ci sarebbe veramente bisogno di condividere le esperienze di chi c'è già passato. Vorrei dirgli “che per tutti i nuovi genitori è la stessa cosa”, al di là di quello che qualcuno possa raccontare. All'inizio non è facile per nessuno. Ma il vero consiglio che vorrei dargli è di godersi ogni attimo della crescita di suo figlio.



Grazie Daniele. Non solo per le parole che ci hai regalato ma per aver condiviso l'Amore per la tua famiglia con noi. 

#10CoseSuper... Papà!

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Tra pochi giorni sarà la festa del papà ma, come vi avevamo anticipato, noi di QNUM non ci limiteremo a festeggiarlo solo il 19 Marzo: gli dedicheremo un intero mese perché, se è vero che quando nasce una mamma nasce anche un papà, è fondamentale che entrambi mantengano il proprio benessere psicofisico per costruire insieme un nuovo equilibrio familiare.

Da neomamme ci siamo sentite travolte da nuove emozioni e incombenze quotidiane e il nostro compagno ci ha sostenute e aiutate in un momento molto delicato. A volte anche lui avrà fatto fatica ad adattarsi ai nostri sbalzi d'umore o ai nuovi ritmi incalzanti da tenere.
Può anche darsi che talvolta non sia riuscito a comprenderci appieno ma, di certo, avrà fatto del suo meglio per sopravvivere allo tsunami della genitorialità con gli strumenti che aveva a sua disposizione, esattamente come noi.
E forse, riusciamo ancora a ricordare quella volta in cui se non ci fosse stato lui...

Dal test di gravidanza positivo in poi, abbiamo condiviso momenti fondamentali della nostra storia: prove da superare, ansie da sopportare, traguardi da raggiungere e gioie da festeggiare.

Certo, se ci guardiamo indietro, sappiamo individuare scelte giuste e altre che hanno funzionato meno, parole che ci hanno sollevato e altre che ci hanno ferito, silenzi pieni di ascolto e altri pieni di paura. La cosa importante però è che siamo usciti dal tunnel, insieme.

Sarebbe stato lo stesso senza il suo supporto? Sicuramente no.
Perché lui, il papà dei nostri figli, è una persona speciale. Glielo abbiamo mai detto?
Forse sì, spesso, o forse poche volte. 

E allora vi offriamo la possibilità di dirglielo, in modo plateale.

Raccontateci perché e in che cosa è un Super Papà twittandolo giovedì 10 Marzo con l'hashtag #10CoseSuper

Se invece siete in attesa e non sapete ancora come sarà il vostro compagno come papà allora descriveteci le caratteristiche che dovrebbe avere, secondo voi, un Papà Super.

Se invece tu che stai leggendo questo post sei un papà (eh, già, abbiamo scoperto che ci seguite in tantissimi e questo non può che farci piacere!) raccontaci in cosa sei bravo e quali sono secondo te le 10 cose in cui un papà dovrebbe essere Super.

Vi aspettiamo giovedì 10 Marzo con #10CoseSuper su twitter!




Condivisione della responsabilità genitoriale: perché quando nasce una mamma nasce anche un papà!

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Alla notizia di una nuova vita che viene al mondo ci si congratula con i neogenitori, si fanno tanti auguri al piccolino, nelle circostanze migliori si cerca di aiutare e sostenere la mamma nella gestione del puerperio e si mettono in secondo piano, o peggio si dimenticano, i diritti e i bisogni di chi quella vita ha contribuito a generarla: il papà.

Se dell'importanza del sostegno alle mamme si comincia a parlare con una maggiore frequenza per aiutare le donne ad affrontare questa delicatissima fase della propria esistenza, non si dedica pari attenzione alla figura dei papà.

Del loro aspetto emotivo chi se ne preoccupa? 
Come vivono loro la ri-nascita a chi interessa? 
Cosa provano quando le loro compagne manifestano 
dei chiari segnali di difficoltà a cui non possono far fronte?

La figura del padre lavoratore full-time che delega completamente la cura familiare alla moglie sta, fortunatamente, lasciando il posto sempre più spesso ad una presenza più stabile a livello emotivo con una maggiore partecipazione nella distribuzione dei carichi familiari. 

Una percentuale sempre maggiore di uomini, secondo gli ultimi studi, manifesta segnali di depressione durante il primo anno di vita del proprio figlio. I sintomi, tuttavia, sono più difficili da individuare perché non sono quelli tipicamente ricondotti all'universo femminile (facilità al pianto, senso di colpa, tristezza...) ma vanno da un aumento di conflittualità nella relazione con gli altri,  a malesseri di tipo fisico (dolori alla testa o fastidi digestivi), dall'isolamento dai familiari/amici fino  alla perdita di interesse per hobby, lavoro o sesso.  

Risulta fondamentale quindi la condivisione delle responsabilità genitoriali e sono necessarie delle iniziative volte a permettere ai neogenitori di vivere appieno le prime settimane successive al parto.

Se a livello internazionale alcune aziende hanno già messo in atto delle iniziative per i propri dipendenti in questo senso (tra le altre Spotify e Virgin), in Italia il congedo retribuito per i papà è di soli 2 giorni, ben poco se confrontato con i sei mesi garantiti da Spotify o con i 12 mesi della Virgin.
Eppure la salute di una famiglia che nasce passa necessariamente per il benessere psicofisico di tutti i suoi componenti.

Ecco perché dedicheremo il mese di Marzo (e non solo il 19!) alla sensibilizzazione sull'importanza del benessere psicofisico dei papà attraverso post, iniziative e infografiche sui Social.

Perché Quando Nasce Una Mamma, nasce anche un Papà!


Chiaraluce


Prima di parlare, ascolta!

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Una delle prime cose di cui ci rendiamo conto subito dopo il parto è che siamo circondate da persone (spesso altre mamme appartenenti a varie generazioni) che quando ci fanno visita a casa o ci telefonano per sapere come stiamo noi e il bebè, utilizzano il tempo della chiacchierata per offrirci consigli su cosa dovremmo fare.
Perché loro ci sono passate prima di noi, perché hanno cresciuto figli e nipoti, perché sanno decodificare esattamente il pianto indecifrabile di qualunque neonato.

Che ricevere consigli sia una delle modalità più frequenti di testimoniare la propria vicinanza ad una neomamma sta emergendo anche dalla nostra indagine (se sei mamma e non hai ancora partecipato, regalaci 5 minuti del tuo tempo per rispondere qui!), tuttavia spesso quelli che riceviamo sono s-consigli, ovvero dei luoghi comuni, leggende metropolitane e miti travestiti, o peggio, mascherati da ordini.
Se vuoi approfondire la questione puoi scaricare il nostro e-book gratuito,  50 S-consigli per sopravvivere nel Postpartum, iscrivendoti alla Newsletter; ti accorgerai di non essere la sola ad averne ricevuti di strampalati o se sei in dolce attesa puoi prepararti per rispondere in modo corretto ed esaustivo ai consiglieri più insistenti.

I risultati parziali del nostro questionario dimostrano invece che le neomamme sentono il bisogno di ricevere un supporto di tipo emotivo, un aiuto che non offra istruzioni preconfezionate ma domande che si focalizzino sul suo benessere o, più semplicemente, sull'ascolto.

Ascoltare e accogliere le emozioni di una mamma che è "rinata" senza giudicare le sue lacrime, le sue scelte, i suoi vissuti, è il regalo più utile che possiamo farle in un momento tanto delicato della sua esistenza.
A questa conclusione è giunto anche uno studio del 2007 secondo cui  è fondamentale che chi si prende cura della neomamma lo faccia "con gentilezza, rispetto e comprensione delle sue esigenze" evitando il giudizio affrettato.

Questo è uno dei motivi per cui, insieme all'Associazione Web Family, abbiamo inaugurato i Gruppi di Supporto Online per mamme in attesa e nel postpartum e le iscrizioni sono talmente tante che abbiamo dovuto ripensare i criteri organizzativi per riuscire a seguirli al meglio. 
All'interno del gruppo, chiuso e segreto su fb, sarà possibile condividere i propri stati d'animo e approfondire problematiche e situazioni che tutte le partecipanti stanno attraversando. A volte basta  semplicemente essere ascoltate e non sminuite per sentirsi meno sole e avere un luogo, fisico o virtuale, in cui poterlo fare è una risorsa da sfruttare appieno!
Se siete in dolce attesa o avete dato alla luce la vostra creatura da meno di 12 mesi e volete partecipare, iscrivetevi alla nostra Newsletter o a quella dell'Associazione Web Family e vi spiegheremo come fare!


Chiaraluce

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