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lunedì 28 luglio 2014

Mamma, mi spieghi come nascono i bambini?

"Mamma, come si fanno i bambini?"

E in quel momento, la mamma, si sente sprofondare. Vorrebbe scappare e non essere lì ad affrontare quella situazione così delicata.

Come trovare le parole più adatte, più vere per rispondere alle domande del bambino?

Non occorre avere grandi conoscenze specifiche per rispondere al bambino nel modo più adeguato. Quello che conta, nel raccontargli della sua e della nostra vita, e dei legami che ci uniscono non è la nostra cultura, il nostro sapere. Ma il nostro essere un uomo e una donna che si amano. E che sono diventati genitori, attraverso questo amore. 
Basta esprimere al bambino, ciò che siamo e non quello che sappiamo. 

Non è necessario rispondere alle sue domande in termini scientifici, come se si facesse una piccola lezione di biologia. Oppure di botanica, o di zoologia, se si pensa di fare riferimento ai fiori  e ai pistilli, o ai cuccioli di animali domestici. E’ meglio affrontare il problema senza tanti giri di parole, nel modo più semplice, spontaneo, che è anche quello più vicino alla verità, lasciando spazio alle emozioni e ai sentimenti.  
E non è necessario nascondere l’imbarazzo, se c’è. 

Ma fino a che punto ci si può spingere nel dire la verità? 

L’eccesso di zelo porta alcuni genitori a dire “tutto e subito”. Spesso, però, questo modo d’agire è dettato più dal bisogno di chiudere subito un argomento così complicato che dal desiderio di dialogare  con il bambino su questi problemi. Dandogli subito una “informazione completa”, e anticipando le sue domande, non si soddisfa la sua curiosità: al contrario, la si satura.

Il desiderio di sapere del bambino è una sorgente inesauribile di perché. Quando pone le sue domande, è perché in qualche modo ha già cominciato ad elaborare dentro di sé il problema che lo interessa. Qualsiasi cosa gli si dica in più, per dargli un’informazione completa, anticipando le sue domande, cade su un terreno che non è ancora preparato a ricevere le nostre parole.


E’ importante rispettare i suoi tempi, il suo bisogno di procedere passo dopo passo, seguendo il suo ritmo interiore. Inutile fargli fretta, lasciamogli tutto il tempo che gli occorre per crescere.

Mirella


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mercoledì 23 luglio 2014

Igiene intima nel post parto

Dopo il parto la cute e le mucose del perineo sono state messe a dura prova. Perciò l'igiene intima è di fondamentale importanza, soprattutto se vi sono stati messi dei punti, se vi è stata suturata un' episiotomia.

Basterà lavarvi con acqua fresca, un detergente a base di aloe vera o di calendula e tea tree oil ben diluito per la disinfezione. E' importante che non portiate via la protezione naturale della cute con un'eccessiva detersione, basterà lavarsi con il detergente una, al massimo due volte al giorno, ma per il resto della giornata fatelo solo con acqua corrente. Potete anche utilizzare, se vi fa più comodo, una bottiglietta di plastica con un beccuccio (come quelle per le bevande sportive) per spruzzare direttamente l'acqua sulla parte.

Asciugate molto accuratamente, perché sapete già che i batteri e i funghi proliferano in ambienti caldo-umidi, perciò tamponando con un asciugamano morbido o delle garze asciugherete per bene e eviterete le infezioni batteriche.

Nei giorni a seguire il parto, se avete avuto dei punti è normale che sentiate gonfiore e indolenzimento, soprattutto al tatto, ma se il dolore fosse particolarmente intenso potete prendere un'assorbente, bagnarlo leggermente e metterlo i freezer un'oretta prima di indossarlo; appena il ghiaccio si scioglierà, cambiatelo. Il freddo aiuterà a decongestionare e a ridurre il dolore.

In caso di emorroidi può essere utile applicare della tintura madre di ippocastano con una garza, lasciata direttamente a contatto tutta la notte.

Non c'é alcuna controindicazione sull'utilizzo della doccia, ma per quanto riguarda il bagno in vasca è meglio attendere il termine della perdita sanguigna del parto, che può durare anche fino a 30-40 giorni dopo il parto.

È importante indossare sempre biancheria in fibre naturali (cotone e seta) che va cambiata spesso e lavata con acqua calda e sapone di Marsiglia, evitando detersivi chimici troppo aggressivi sulle mucose. Meglio utilizzare anche assorbenti pensati per il post parto: si trovano in farmacia e sono realizzati in fibre naturali, come il cotone, sempre per permettere alla pelle di respirare.
Oltre alla parte fisica e anatomica è importante non sottovalutare anche quella psicologica. Non abbiate paura di toccarvi, non abbiate timore di sentire sulle dita la sutura. E' bene che siate voi a lavarvi, per prendere dimestichezza e acquisire manualità in modo da non sentire dolore o fastidio alcuno. Ritornerete presto in forma, e anche se al momento non vi sentite al pieno delle vostre forze, sappiate che è solo una condizione temporanea e che presto riuscirete a star di nuovo bene con voi stesse.

Valentina


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lunedì 21 luglio 2014

E il sogno diventa realtà: apre l'Associazione Web Family!

Quando Nasce Una Mamma è un progetto virtuale di supporto alla maternità che negli anni, grazie alla collaborazione di tante mamme professioniste, ha dato vita a diverse iniziative di sensibilizzazione sui temi legati al baby-blues e all’importanza della condivisione per affrontare lo tsunami emotivo della genitorialità.

Tra questi:
un Social Event, #10CoseSuper, per potenziare l’autostima delle mamme;
un cortometraggio, Quando nasce un bambino nasce anche una mamma, vincitore del contest “Tutto parla di voi” nel 2013;
la vittoria del contest “Una Buona Idea” di UniCoop a DonnaèWeb di Pietrasanta nel 2012.

Proprio questo ultimo riconoscimento ci ha permesso di realizzare un progetto importante e ambizioso: l’apertura di un’associazione che ci permettesse di fare qualcosa di concreto anche sul territorio.

E’ così, grazie al premio ricevuto e alla tenacia che abbiamo sempre messo nei nostri progetti, che è nata l’Associazione Web Family: un progetto che considera la Rete una risorsa per supportare l’intera famiglia lungo tutto il suo corso di vita.

QNUM in collaborazione con AWF porterà avanti una serie di iniziative, on e off line.

Se volete essere sempre informate o intendete unirvi a noi leggete qua.

#SosteniamoLeMamme, sempre!

venerdì 18 luglio 2014

Rispettiamo i diritti delle neo mamme!

Quando nasce un bambino tutte le attenzioni sono, ovviamente, per lui.
Dopo nove mesi di attesa, poter vedere il suo viso, ipotizzare somiglianze e lasciarsi pervadere dall'odore di bimbo che ogni neonato emana naturalmente è il sogno di tutti i genitori. Ma non solo.

Appena la notizia della nascita raggiunge parenti e amici tutti vogliono festeggiare insieme alla nuova famiglia e spesso, presi dall'entusiasmo, capita che non rispettino alcune basilari ma fondamentali regole.

Durante la gravidanza tutte le attenzioni erano concentrate sulla futura mamma, dal benessere fisico a quello emotivo, parenti e amici sembravano mostrare un grande rispetto e talvolta venerazione per quel miracolo che stava avvenendo nel suo ventre.

Nato il bambino, però, la madre sembra scomparire.
Fiumi di persone si presentano in ospedale subito dopo il parto, parenti telefonano e citofonano a tutte le ore per vedere il bambino infischiandosene del bisogno di riposo che tutta la famiglia prova dopo un evento intenso come il parto.

Per non parlare dei dispensatori automatici di consigli non richiesti che ne offrono senza risparmiarsi su tutte le questioni più delicate: allattamento, sonno, coccole, vizi e via dicendo.

Quando siete nate mamme vi siete sentite trasparenti?
Qual è il supporto che più vi è mancato?

Queste e altre domande abbiamo rivolto alle partecipanti di #SosteniamoLeMamme, un Social Event che è partito nel mese di maggio con lo scopo di ricordare che tutte le madri hanno bisogno di essere supportate, specialmente subito dopo il parto.

Quali sono le necessità che non vengono riconosciute? Quali i diritti calpestati?

Da tutte le risposte che ci avete fornito abbiamo provato a stilare un piccolo elenco. 




Sarebbe molto utile stamparlo e metterlo bene in vista. Per chi vi verrà a trovare ma anche per voi stesse. Perché quando nasce un bambino nasce anche una mamma e, oltre ai doveri,  anche i diritti. Facciamoli rispettare.


E in quelle giornate più nere in cui tutto sembra 'troppo', guardiamoci allo specchio e ripetiamo a noi stesse che stiamo facendo un ottimo lavoro!

#SosteniamoLeMamme perché chi supporta una mamma rafforza il mondo intero!


martedì 15 luglio 2014

Il parto come evento traumatico e precursore del PTSD

Che il parto venga vissuto come un evento traumatico è cosa nota: il 30% delle donne lo dichiara; è importante, però, mettere in luce che anche la letteratura scientifica nazionale e internazionale, già a partire dall’inizio del millennio, ha riconosciuto l’impatto traumatico del travaglio e del parto, con tutte le ricadute psicologiche che esso può avere sulla neo-mamma.


Che cosa si intende, dunque, con termine “trauma” e quale disturbo clinico origina?

Un evento traumatico viene definito come un avvenimento estremo che implica l’esperienza personale diretta a un evento che può causare morte o lesioni gravi o altre minacce all’integrità fisica, cui la persona risponde con paura, impotenza o terrore[1]. Di conseguenza, percepire un evento come traumatico può portare la persona a sviluppare quello che la comunità scientifica ha definito Disturbo da Stress Post-Traumatico (Post-Traumatic Stress Disorder, PTSD), una patologia caratterizzata da una sensazione di rivivere l’evento, l’evitamento di situazioni ad esso associati e un aumento della reattività agli stimoli esterni1. Proprio per queste sue caratteristiche il PTSD può essere una conseguenza anche del parto, specialmente in associazione ad alcuni fattori di rischio preesistenti: livelli elevati di ansia, paura del parto (tocofobia) nel caso delle primipare, problematiche fisiche o psichiche durante la gravidanza e un precedente parto vissuto come traumatico. I fattori di rischio più legati al parto, invece, sono: un forte e persistente dolore e la sensazione di perdere il controllo e di impotenza durante il travaglio, impiego di tecniche ostetriche invasive (utilizzo del forcipe, della ventosa o il ricorso al cesareo d’urgenza) e paura della morte o di danni per sé o per il bambino. La percentuale di donne che sviluppano sintomi di PTSD post-partum già a 6 settimane dal parto varia dal 3% al 10,5% e rimane abbastanza stabile a distanza di un anno.[2]

Un recente studio francese ha ben spiegato la ricaduta psicologica di alcuni di questi fattori, in un’ottica predittiva di individuazione di un profilo di rischio di PTSD post-partum[3]. In primo luogo, una gravidanza problematica è sinonimo di complicazioni per il nascituro, quindi non sorprende che possa indurre nella madre quelle sensazioni di paura, incertezza e impotenza che possono causare un trauma. Secondariamente, anche la sensazione di perdita di controllo durante il travaglio e il parto è collegata all’insorgere di vissuti traumatici ed è spesso conseguenza di una scarsa preparazione all’evento, soprattutto in quelle donne che non hanno partecipato ai corsi di preparazione alla nascita o di un’impostazione degli stessi che tende a sottostimare gli effetti negativi di un evento comunemente percepito come naturale. Anche un travaglio e un parto dolorosi sono fra i principali fattori di rischio, perché rimandano alla sensazione di pericolo per la propria vita. In ultimo, i vissuti depressivi (baby blues e depressione post-partum) sono un altro segnale d’allarme per lo sviluppo di PTSD post-partum, poiché hanno in comune con esso due sintomi specifici: la sensazione di vulnerabilità e la paura del futuro.

Accanto ai fattori di rischio è possibile individuare dei fattori protettivi? 

Assolutamente sì. La presenza del compagno durante travaglio e parto, ad esempio, riduce notevolmente il quadro di rischio, anche in parti vissuti come fortemente traumatici3.

Quali sono, quindi, le ricadute applicative dell’individuazione di un tale profilo di rischio? 
Lo stesso studio francese3 in primo luogo auspica che i professionisti perinatali forniscano alle donne informazioni mediche su travaglio e parto e su come gestire il dolore quanto più dettagliate e chiare possibile, per consentire alle future mamme di anticipare, anche se solo in una certa misura, quello che poi accadrà. Questa consapevolezza consentirà loro di aumentare la sensazione di controllo sulla situazione e sul proprio corpo. A livello emotivo, infine, il supporto psicologico è quanto mai necessario: è fondamentale, quindi, incentivare la presenza e la partecipazione attiva del padre in sala parto e contemporaneamente fornire alle donne assistenza e supporto per tutto il periodo peri- e post-natale: le ragioni sono molte, ma in quest’ottica più clinica diventa prioritario l’evitamento o comunque il contenimento del trauma da parto.

Elisa


[1] American Psychiatric Association (1994). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV). Masson, Milano.
[2]  Leeds, L. & Hargreaves, I., (2008). The psychological consequences oh childbirth. Journal of Reproductive and Infant Psychology, 26(2), 108-122.
[3] Denis, A., Parant, O. & Callahan, S. (2011). Post-traumatic stress disoder related to birth: a prospective longitudinal study in a French population. Journal of Reproductive and Infant Psychology, 29(2), 125-135.


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