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giovedì 13 novembre 2014

Noi #SosteniamoLeMamme (IM)perfette. Fallo anche tu.

Hai partorito da poco e sei già preda delle tue insicurezze: il tuo piccolo piange e tu non riesci a decodificare il suo bisogno, l’allattamento sembra non essere partito col piede giusto e hai completamente invertito il ritmo giorno-notte.

Poi ti capita di incontrare altre mamme che raccontano versioni opposte della stessa storia e tu ti senti la peggiore delle madri.

Benvenuta nel regno fatato della Maternità, quel posto incantato in cui si parla solo delle meraviglie della maternità e si nascondono i tranelli.  La protagonista, Mamma Perfetta, ci tiene a farti sapere come sia fantastica la sua nuova vita da mamma negando a qualsiasi costo i lati più bui. 
Peccato che il prezzo che si trovano a pagare le altre Mamme, quelle (IM)perfette, per questa bugia  sia troppo, troppo alto. Nessun confronto con lei può reggere: non perché sia inattaccabile ma perché è finta, talmente falsa da non esistere che nella stigmatizzazione mediatica.
Il suo bambino non piange mai, mangia tanto e dorme sempre e lei è la mamma più serena e bella che si sia mai vista.

E allora perché solo a te succede di avere un bambino che piange sempre, non dorme mai e sembra non volersi attaccare/staccare dal seno?

Come sopravvivere a tutto questo?

Vorrei poterti dire che andrà meglio perché lui cambierà da un giorno all’altro ma, probabilmente, non succederà.
Posso però dirti che andrà meglio perché tu lo affronterai diversamente.

I primi tempi sarai esausta, spaventata e “con le lacrime in tasca”. 
Ti sentirai responsabile di tutto ma ti renderai conto che non potrai controllare assolutamente niente.
Sarai innamorata di quel cucciolo d’uomo ma sopraffatta dal tuo stesso amore.
Sarai come un fiore appena spuntato che finalmente è illuminato dal sole ma si trova a fronteggiare inaspettate raffiche di vento. Dovrai piegarti più volte senza mai spezzarti.

Passerà il tempo e lui crescerà. E tu con lui.
Non sarai mai più la stessa di prima, principalmente focalizzata sul tuo mondo.
Troverai un nuovo modo per essere OK e misurerai i tuoi progressi in ore, prima che in giorni.

Ogni piccolo traguardo raggiunto aumenterà la tua fiducia e farà diminuire le tue insicurezze.
Ogni volta che accorrerai nel cuore della notte a consolare il suo pianto, ad ogni nuovo dentino che spunterà, per ogni telefonata fatta al pediatra in preda al panico, il tuo coraggio crescerà.
Diventerai forte come non avresti mai pensato di essere perché le tue paure sono nate dall’amore: quando è nato tuo figlio è nata anche la sua mamma che è cresciuta con lui giorno dopo giorno insieme alle proprie capacità.

Non succederà tutto in una volta, è un processo lento e graduale che ti porterà a scorgere una luce diversa nella tua immagine riflessa allo specchio: quella di chi ha imparato a godere di ogni singolo minuto della sua vita, perché sa quanto può essere lunga l’attesa.
Sarai quella che riuscirà ad apprezzare i piccoli piaceri quotidiani come una semplice chiacchierata con un’amica o un bagno rilassante perché se ne è privata per tanto tempo.
L’unica a cui basta un sorriso del suo bambino per sentirsi ripagata di nottate insonni, pianti silenziosi per un allattamento partito male o brutti pensieri sulla maternità.

Crescerà e tu con lui. E tutto cambierà, ancora. E anche tu dimenticherai le paure e le fatiche dei primi mesi.

Fino a che un giorno entrerai in una stanza in cui incrocerai lo sguardo di un’altra neo mamma. E in quegli occhi riconoscerai lo stesso panico che hai già provato con la consapevolezza e la benevolenza di chi ha già affrontato quel viaggio.

E allora ricordati di quanta fatica hai fatto per imparare a nutrire tuo figlio con amore, per riuscire ad avere fiducia in te stessa, per decodificare il pianto e i bisogni del tuo piccolino.

Il tuo cuore si sentirà leggero e per un attimo sarai tentata di lasciare che il tuo orgoglio prevalga sul resto.

Non farlo.
Affonda i tuoi occhi nei suoi e sorridile.
Non lasciare che dalla tua bocca escano giudizi o consigli se lei non te li chiede espressamente.
Sii empatica senza mentirle.
Sii sincera senza terrorizzarla.


Sii la mamma (IM)perfetta che avresti voluto incontrare tu.

Noi #SosteniamoLeMamme (IM)perfette.
Fallo anche tu.


Chiaraluce


venerdì 7 novembre 2014

Recensione: Curarsi con i libri

Curarsi con i libri di Ella Berthoud e Susan Elderkin è edito da Sellerio e curato, nell'edizione italiana, da Fabio Stassi.
Mi è stato regalato a Natale da una paziente che, evidentemente, ben conosce la mia passione per i libri e per la cura e che, solo di poco, mi ha anticipato, privandomi del piacere di andare a comprarmelo, ma donandomi il piacere, ancora maggiore, di riceverlo in dono.
Perché nel potere terapeutico dei libri e della lettura io ci credo veramente e, veramente, mi sono approcciata a questo libro con tanta curiosità.

Ad incuriosirmi innanzitutto sono state le Autrici: due donne, due artiste, l'una pittrice e insegnante d'arte, l'altra scrittrice, abituate a scambiarsi libri fin dall'epoca dell'Università, talmente convinte dell'utilità curativa dei libri da fondare nel 2008 un servizio di biblioterapia per la School of Life di Londra da suggeriscono bibliocure a lettori di tutto il mondo.

Ad incuriosirmi, in secondo luogo, è stata la profonda convinzione che, in ogni caso, la lettura sia un'esperienza assolutamente personale e mi sono chiesta se ed in che modo le Autrici avrebbe risolto l'annoso problema dei gusti e delle affinità personali dai quali non si può prescindere quando si suggerisce una lettura.
In realtà le Autrici non risolvono, e non affrontano, questo problema e considerano la questione della cura prescindendo dalla soggettività del lettore e lasciandosi guidare nella prescrizione esclusivamente dal sintomo.
Premettendo che il loro manuale non discrimina tra i dolori del corpo e del cuore, le Autrici propongono soluzioni per una lista di disturbi medici e situazioni problematiche della vita piuttosto ricca, nei confronti della quale, per fortuna, le Autrici riconoscono di non avere soluzioni definitive, ma balsami in grado di alleggerire la situazione.
Qualunque sia il vostro disturbo, la nostra ricetta è semplice: un romanzo (o più d'uno) da leggere a intervalli regolari. Alcuni trattamenti porteranno a una completa guarigione. Altri invece ci porteranno semplicemente conforto dimostrandovi che non siete soli. Ma tutti, alla fine, offriranno un temporaneo sollievo dai sintomi, grazie al potere di distrarre e trasportare della letteratura.
Berthoud e Elderkin, Curarsi con i libri. Ed. Sellerio (2013)
Alla ricerca di suggerimenti utili per quando nascono mamme, papà e bimbi, ho trovato consigli di lettura per chi vorrebbe avere bambini, per chi li ha persi, per la rivalità tra fratelli, per la maternità e la paternità, per i genitori single, per la gravidanza, per la nausea e per l'orologio biologico, e, pur trovando i suggerimenti di lettura spesso molto lontani dai miei gusti ho apprezzato il riconoscere che queste situazioni, ed altre nel testo, pur non essendo malattie da guarire possano, talvolta, essere fonte di malessere e possano, spesso, essere alleviate con una cura a base di ironia, romanticismo, allegria o tragicità, semplicemente scegliendo di ricorrere ad una manciata di parole piuttosto che ad una manciata di pillole.
In fondo in fondo è quello che facciamo spesso anche qui, no?


lunedì 3 novembre 2014

Come ridurre i rischi di Depressione Post Partum? Dormendo in gravidanza!

Qual è il più grande desiderio di una mamma? Ricevere mille attenzioni dal proprio compagno come ricompensa per le fatiche della gravidanza? Mangiare un bel piatto di salumi tenuti a distanza a causa della toxoplasmosi in gravidanza? 

Beh, sicuramente anche questi regali potrebbero far piacere ad una puerpera ma il dono più grande che possiamo farle è lasciarla dormire senza interruzioni.

Secondo alcuni recenti studi scientifici [1] una scadente qualità del sonno (insonnia, sonno leggero, interruzioni frequenti) è già presente nel 28%-38% di donne nel primo trimestre di gravidanza. Questa situazione spesso tende a peggiorare negli ultimi mesi prima del parto.

Si potrebbe pensare che i disturbi del sonno siano semplicemente uno dei lati negativi della gravidanza e che vadano altrettanto semplicemente accettati. Alcuni studiosi però hanno riscontrato una correlazione tra il sonno disturbato e la presenza dei sintomi di depressione in gravidanza e nel postpartum.

Uno studio [2] del 2013 ha raccolto i dati relativi ai disturbi del sonno delle future mamme a 10-12, 14-16 e 18-20 settimane di gravidanza. Le donne che riferivano di avere problemi a dormire hanno anche riportato una percentuale più elevata di sintomi depressivi.

Queste problematiche legate al sonno possono continuare anche dopo il parto e contribuire all’insorgere della depressione postpartum (DPP).  Questo studio recente, se pur condotto su un campione molto ristretto di donne (54 gestanti nell’ultimo trimestre di gravidanza), ha evidenziato un forte legame tra il sonno e la depressione perinatale. 

Le gestanti sono state divise casualmente in tre gruppi:
  • al primo è stato somministrato un antidepressivo con effetti sedativi;
  • al secondo gruppo un antistaminico con proprietà sedative;
  • al terzo un placebo per determinare se questi interventi riducevano il rischio di sintomi depressivi dopo il parto.

Ne è risultato che:
  • la qualità del sonno e la durata totale migliorava nelle donne trattate farmacologicamente rispetto a quelle che avevano ricevuto il placebo.
  • I medicinali ricevuti nel terzo trimestre di gravidanza riducevano la gravità dei sintomi della DPP (valutati dopo 2 e 6 settimane dal parto).
  • La qualità del sonno e i sintomi depressivi non differivano nei due gruppi trattati con medicinali diversi.

In questo studio sono stati utilizzati farmaci per trattare i disturbi del sonno ma bisognerebbe verificare se anche interventi non farmacologici (come ad esempio una terapia psicologica cognitivo-comportamentale) potrebbero ottenere gli stessi risultati.

In conclusione: è il sonno interrotto a causare la depressione? Oppure l'insonnia è solo un sintomo di un disagio depressivo in corso? Sono domande ancora aperte ma questi studi sono giunti ad una conclusione molto importante: migliorare il sonno durante la gravidanza può ridurre il rischio di una depressione postpartum.


Foto presa qui


[1] Okun ML, Kline CE, Roberts JM, Wettlaufer B, Glover K, Hall M. (2013).  Prevalence of sleep deficiency in early gestation and its associations with stress and depressive symptoms.  J Womens Health (Larchmt). 22(12), 1028-37.

[2] Khazaie H, Ghadami MR, Knight DC, Emamian F, Tahmasian M. (2013). Insomnia treatment in the third trimester of pregnancy reduces postpartum depression symptoms: a randomized clinical trial.  Psychiatry Res. 210(3), 901-5.


giovedì 30 ottobre 2014

SOS mamma: organizzare i pasti per le prime settimane dopo il parto


Prima puntata: un Freezer a prova di neonato

La culla è pronta, così come la valigia per l'ospedale.
I cassetti del fasciatoio sono pieni di minuscoli vestitini, pannolini, cremine e tutto quello che potrà servirci per accogliere il nostro bambino.
Adesso non resta che attendere, fantasticando sulla meravigliosa avventura che ci aspetta.
Immaginiamo un fagottino morbido e profumato, già ci vediamo ad allattarlo sulla poltrona già pronta in cameretta.
Pensiamo che sarà bravissimo/a, che dormirà un sacco e noi saremo delle mammine radiose e serene.
Questo almeno pensavo io quando, 21 anni fa, aspettavo la nascita della mia prima figlia, avvolta in una nuvola rosa di sogni e speranze.
La realtà si è presentata qualche settimana dopo, nelle (microscopiche) vesti di una neonata che urlava a pieni polmoni i suoi bisogni, facendomi sentire impotente e inadeguata. Ventiquattro ore non erano sufficienti per occuparmi di lei, di me stessa e della casa.
Figuriamoci se avanzava tempo per fare cucinare.
Ricordo giornate con la bambina attaccata per ore al seno, senza il tempo per prepararmi qualcosa e finendo per sgranocchiare latte e cereali. E quando la sera mio marito rientrava trovava una moglie affamata e stremata che desiderava solo passargli la piccola dittatrice per poter fare una doccia (e anche per poter fare pipì se è per quello...).
Per le prime settimane ci siamo nutriti di pasti cucinati al volo (che erano già un lusso) o di pizze da asporto e pollo della rosticceria.
Ovviamente piano piano le cose sono tornate al loro posto ma il ricordo di quelle settimane, ancora adesso, non è piacevole.
E' per questo che, quando un anno dopo sono rimasta incinta della seconda figlia, ho deciso che le cose sarebbero andate diversamente.
Se con la prima ci eravamo potuti permettere di saltare i pasti, con una bimba di nemmeno due anni bisognava garantire almeno tre pasti al giorno sani ed equilibrati.
E ci sono riuscita, così come ci sono riuscita con la nascita della terza figlia e poi con il quarto.
Non sempre possiamo contare su aiuti esterni, allora bisogna organizzarsi bene quando se ne ha ancora la possibilità e cioè durante le ultime settimane di gravidanza perchè, credete a me, un esserino di poco più di tre chili riesce a sconvolgere la vita peggio di una catastrofe naturale.
In questo post vedremo come organizzare il nostro freezer in modo da garantirci pasti pronti o quasi per le prime settimane.
E poi cucinare sarà un ottimo esercizio per tenerci occupate, evitando di agitarci per il parto imminente.
La prima cosa da fare è svuotare e pulire bene il freezer in modo da avere uno spazio ottimale per conservare i nostri pasti.
Poi occorre procurarsi parecchi contenitori da freezer di varie misure (calcolate le porzioni per la vostra famiglia ma anche qualche porzione singola per i pranzi in cui non avrete tempo di cucinarvi nulla).

Vediamo ora quali sono i piatti che possiamo cucinare in abbondanza e surgelare.

Ragù (cuocetene tanto e dividetelo in porzioni è perfetto per condire la pasta ma anche una polenta istantanea)
Altri sughi (pomodoro e basilico, amatriciana, pomodoro e verdure...
Pesto
Polpette (in bianco, ai funghi, al pomodoro...)
Arrosto,  (basta cuocerne due o tre, affettarlo e congelarlo già diviso in porzioni.
Minestrone di verdura (ci vuole tempo per prepararlo, allora meglio farne tanto e poi congelarlo già porzionato)
Vellutata di zucca, di patate, di zucchine o quello che la fantasia suggerisce
Spezzatino (fatene almeno due versioni, ad esempio con piselli e con patate)
Roast beef (affettatelo sottile e dividetelo in porzioni va benissimo anche per un  panino al volo con pomodoro e lattuga)
Parmigiana di melanzane
Verdure ripiene (peperoni, melanzane, zucchine... anche qui si tratta di una preparazione lunga, vale la pena di prepararne in abbondanza e poi surgelarle divise in porzioni)
Polpettone di carne o di verdure
Pizza e focaccia (cuocerne in abbondanza, dividere in porzioni e congelare)
Brodo di verdure e brodo di carne (è un ottimo salvavita per un risotto ma anche per una minestrina veloce)
Lasagne al ragù, al pesto, ai funghi...
Timballo di riso alle verdure, al prosciutto e piselli, ai funghi...

Questi sono solo alcuni esempi di piatti che potete preparare in abbondanza e congelare.

Inoltre ci sono tanti surgelati pronti utilissimi da tenere in freezer, veri e propri alleati se si ha poco tempo:

Verdure grigliate
Filetti di pesce
Fettine di petto di pollo
Hamburger (fateveli preparare dal macellaio solo con carne scelta e congelateli divisi in porzioni)
Patatine da cuocere in forno
Spinaci, biete e altre verdure (sono già scottate, bastano pochi minuti per avere un contorno sano)
Mix di verdure per il soffritto
Cipolla, aglio, prezzemolo, basilico già tritati e surgelati.

Riempite il freezer con metodo, ricordando di scrivere sempre il contenuto e la data di congelamento.
E' un lavoro lungo ma potete pianificarlo parecchio tempo prima (ad esempio quando mancano tre-quattro settimane al parto) in modo da dosare le forse ed evitare di stancarvi troppo.

Questo del freezer è il primo step. 
La prossima volta parleremo di come organizzare la dispensa e poi il frigorifero...

lunedì 27 ottobre 2014

Come si affronta la gravidanza dopo un aborto? Vissuti psicologici e fattori di rischio per la Depressione Post-Partum

Quando si chiede a una donna come sta vivendo la gravidanza dopo uno o più aborti, queste sono le risposte più frequenti:

“La cosa più difficile è vivere col terrore che possa succedere di nuovo”. 
“Ogni volta che vado in bagno mi aspetto di vedere il sangue”. 
“Dopo un aborto non puoi vivere la gravidanza organizzandola mese per mese e nemmeno settimana per settimana, ma giorno per giorno”. 
“Il sentimento dominante è l’apprensione: ho imparato che ci sono mille cose che possono andare male, ma ce ne sono altre mille che non conosco e in ogni caso non ne posso controllare nessuna”. 
“Quando faccio un’ecografia, sento un piccolo movimento o sento il battito, per un po’ mi tranquillizzo e sono felice, ma la paura dopo un po’ torna sempre”. 
“Ho fatto fatica ad abituarmi all’idea che avrei davvero avuto un bambino: avevo troppa paura che potesse finire tutto di nuovo”. 

La perdita prenatale, intesa come aborto spontaneo (solitamente prima della 22° settimana di gestazione) o la nascita del feto pretermine o a termine, ma con esito negativo, colpisce circa 80.000 famiglie in Italia (un milione negli Stati Uniti e 90.000 nel Regno Unito), pari al 10-11% delle gravidanze totali. Più specificamente, fra il 14% e il 20% delle gravidanze esita in un aborto spontaneo e circa lo 0.5% con la morte del feto. 

Al di là dei numeri, che sono comunque allarmanti, la perdita prenatale porta con sé vissuti altamente negativi, come paura, ansia, ipervigilanza, incredulità e desiderio di proteggersi dalla sofferenza. Sentimenti, questi, apparentemente incompatibili con un’attesa che, nella maggioranza dei casi, regala emozioni come gioia, speranza e fiducia nella vita. 
La letteratura già dagli anni ’80 ha evidenziato una comorbilità di sintomi psicologici associati alla perdita prenatale, in particolare livelli significativamente alti di sintomi depressivi e ansiosi nelle settimane e nei mesi dopo la perdita. In ogni caso, una percentuale del 50-80% di coppie investe in una nuova gravidanza, nonostante i livelli di ansia e depressione rimangano elevati anche durante la gestazione. 

La domanda che, quindi, viene spontaneo porsi è se i vissuti psicologici associati alla perdita prenatale persistono anche dopo la nascita di un bambino vivo. 
Emma Robertson Blackmore e collaboratori (2011) [1] hanno cercato di dare risposta a questa domanda analizzando i vissuti emotivi di 13.133 donne inglesi durante la gravidanza e nel post-partum, fino ai 33 mesi di vita del bambino nato dopo una o più perdite prenatali. Gli autori evidenziano in primo luogo come i sintomi associati a una precedente perdita non scompaiano con la nascita di un figlio vivo; al contrario, la perdita prenatale si configura come fattore predittivo di ansia e depressione ben oltre quello che viene comunemente definito periodo post-partum: le donne, infatti, manifestavano i sintomi anche dopo 3 anni dalla nascita del figlio, consentendo quindi la diagnosi di depressione post-partum [2]

Anche i tempi di una nuova gravidanza possono rappresentare un fattore di rischio: l’autrice, infatti, rileva come i sintomi depressivi fossero più alti nelle donne con un concepimento a meno di un anno dalla perdita e permanessero anche dopo il parto, presumibilmente come conseguenza del lutto. 

A proposito, infine, della relazione madre – bambino, centrale nella depressione post-partum, lo studio di Robertson Blackmore evidenzia che le madri che risultavano più ansiose e depresse erano quelle che erano più preoccupate di non investire abbastanza nella nuova gravidanza e sulla salute del nascituro; dopo il parto, poi, queste madri avevano più difficoltà a gestire i bisogni del bambino, anche a un anno dalla sua nascita. 

A conferma di tali risultati, già nel 2001[3] Peter Fonagy, uno fra i maggiori studiosi della teoria dell’attaccamento, aveva rilevato che i bambini nati dopo una perdita prenatale possono instaurare con la madre pattern di attaccamento disorganizzato, tipico, fra l’altro, delle madri con depressione post-partum. In quest’ottica, la gravidanza e la nascita di un bambino possono essere vissuti come eventi di vita stressanti, soprattutto se associate a esperienze dolorose come la perdita prenatale, ed esporre quindi la donna a stati di malessere e disagio, che possono mettere a rischio la sua salute e la relazione con un figlio vivo. 

Le implicazioni cliniche, dunque, sono molteplici: Robertson Blackmore focalizza l’attenzione soprattutto sulla considerazione, forse scontata, ma poco accreditata nella pratica professionale, che la predita prenatale sia un fattore di rischio per la depressione pre e/o post-partum, proprio come la familiarità con la patologia depressiva, l’esposizione a eventi di vita stressanti o la mancanza di supporto psicosociale. 

Considerando, poi, gli esiti avversi di una depressione post-partum non solo sulla madre, ma anche sul bambino e sulla vita familiare in generale, la diagnosi precoce dei sintomi ansiosi e depressivi nella donna incinta dopo una gravidanza con esito negativo può consentire di intervenire precocemente per ridurre il peso emotivo della patologia, aiutare a individuare strategie di coping funzionali alla riduzione dei sintomi ansiosi e depressivi e promuovere il migliore adattamento possibile per la madre, il bambino e la famiglia in generale.


Elisa

Immagine presa qui


[1] Robertson Blackmore, E., Coté-Arsenault, D., Tang, W., Glover, V., Evans, J., Golding, J., & O’Connor, T. (2011). Previous prenatal loss as predicor of perinatal depression and anxiety. The British Journal of Psychiatry, 198, 373 – 378.
[2] American Psychiatric Association (1994). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV). Masson, Milano.
[3] Hudges, P., Turton, P., Hopper, E., McGauley, G.A., & Fonagy, P. (2001). Disorganised attachment behaviour among infants born subsequent to stillbirth. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 42, 791 – 801.