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#SosteniamoLeMamme: l'importanza del desiderio - Luisa Musto, Strada per un Sogno ONLUS

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Come fondatrice dell’Associazione Strada per un Sogno Onlus, ci potresti descrivere in cosa consiste il vostro lavoro di supporto alla maternità?
Strada per un sogno ONLUS segue tutte le persone che ricevono una diagnosi di infertilità e sono costrette, se vogliono diventare genitori, a farsi aiutare dalla scienza. La stragrande maggioranza deve affrontare il percorso della fecondazione assistita. Molto spesso tra il momento in cui queste persone decidono di mettere al mondo un figlio e quello in cui ci riescono passa tanto tempo, a volte anni. Anni in cui questo figlio è sognato, inseguito, sperato. Anni in cui c’è un susseguirsi di sentimenti contrastanti che si agitano nel cuore di questi aspiranti genitori. Anni in cui si è “già genitori” pur non essendolo ancora fisicamente. Questa mancanza è assolutamente “lacerante” e isola tantissimo chi la subisce, anche perché ovviamente il resto del mondo vive normalmente nonostante noi. Si finisce in molti casi per nascondersi, vergognarsi, sentirsi difettosi.
Noi cerchiamo di intervenire su molteplici fronti. Ci occupiamo di dare un supporto informativo organizzando incontri gratuiti con esperti del settore, un sostegno emotivo attraverso un Forum molto frequentato e attivo dal 2010 e la nostra partecipazione ai social e un aiuto economico dove possiamo, cercando di sensibilizzare i centri a praticare agevolazioni a chi si rivolge loro per i trattamenti.
Cerchiamo anche di partecipare alle battaglie per i diritti dei pazienti infertili, facendoci portavoce delle loro esigenze.
Le famiglie che abbiamo contribuito a formare rimangono poi fedeli al nostro progetto e questo crea una rete di solidarietà che funziona. Ad oggi ci chiamano “zie” quasi 700 bambini. Una soddisfazione enorme che si rinnova continuamente.

Che tipo di supporto hai (o non hai) ricevuto quando sei ri-nata mamma?
Io sono stata fortunata perché il consultorio della mia zona contava uno staff molto valido, che già per la mia prima gravidanza mi ha consentito di avere informazioni e supporto.
Ho avuto per mia buona sorte due splendide gravidanze, nella seconda essendo già mamma ho forse potuto assaporare di più la bellezza dei miei nove mesi di attesa.  La prima volta, venendo da un percorso di PMA lungo e travagliato (ho avuto purtroppo anche un aborto), l’ho vissuta con maggiore ansia.
Anche in ospedale sono stata ben seguita, l’allattamento è partito subito e senza problemi, per cui sono tutti bei ricordi. Il mio pensiero però va a chi non ha queste fortune e si sente sola e poco capita.
Come nel mondo della fecondazione assistita, anche qui c’è molto lavoro da fare.

Perché secondo la tua esperienza è importante sostenere le mamme?
Diventare mamma è un progetto totalizzante, che per quanto lo si immagini, lo si desideri e lo si sogni è sempre “più forte” di quel che si era creduto. Nel bene e nel male, perché è anche un qualcosa che impegna fisicamente, stravolge emotivamente, mette a nudo i nostri sentimenti.
Le mamme che diventano tali grazie alla pma hanno inoltre i loro “anni di desiderio” che secondo tutti gli altri dovrebbero impedire di sentire fatica, inadeguatezza, paure. E invece tutte le donne, chi più chi meno, hanno di questi sentimenti. A volte si sentono “troppo”, altre “troppo poco”.
“Ma non era quello che volevi?”
“Lo hai tanto desiderato e adesso che fai, ti deprimi?”
“Ora non fare che siccome hai faticato per averlo questo figlio lo vizi”
Sono tutte frasi che risuonano spesso nelle orecchie di queste donne, è successo anche a me. Questo può creare davvero un vortice pericoloso, perché magari non si confessa il proprio disagio per la vergogna, dopo aver percorso questa strada, di sembrare quasi irriconoscenti ad avercela fatta.
Riuscire a sentirsi “mamme come tutte le altre” può diventare un processo difficile. Anche per questo è importante che queste donne non si sentano sole.

Una rete di supporto funzionale quali caratteristiche, servizi e modalità dovrebbe avere?
Del prima si parla assai poco. In Italia molte coppie hanno difficoltà di concepimento. Molte sono sterili. I medici di famiglia e i ginecologi di base, quelli che non si occupano di infertilità per capirci, sono spesso disinformati e non riescono a dare indicazioni precise. Servirebbero punti di informazione gratuita e mirata, che consenta di perdere meno tempo possibile. Il tempo in questi casi è spesso preziosissimo, l’età materna è una discriminante importante. Si pensa che questi temi siano slegati da un discorso unico che riguarda la maternità, ma non è così. L’infertilità è una delle facce della medaglia.
Ci sono argomenti poi che sono veramente “nevralgici” e sono comuni a tutte le gravidanze, da pma o naturali che siano, come allattamento, ripresa dopo il parto di una vita normale anche intima, bisogno di confronto con persone che vivono la stessa avventura meravigliosa che viviamo noi. Tanto per iniziare.
Sono tutte aree di intervento che ovviamente aprono un mondo.

"Le gravidanze PMA sono sogni a lungo cullati nel cuore". Strada per un Sogno Onlus svolge un lavoro importantissimo per sostenere le mamme a ri-nascere. In che modo, tutti noi, possiamo fare la nostra parte per sostenere queste famiglie?
Fino a che si è in corsa si vive col tempo scandito dalle tabelle di marcia che ci dettano i medici, quelli che ci seguono. Analisi, esami, farmaci, orari, tutto è rigorosamente incasellato. Mi ricordo che mettevo le mie medicine in un foglio excel e coloravo le caselline man mano. Tutto preciso e catalogato.
In tutto questo forse si perde una cosa fondamentale: pur con la mediazione di medici, biologi, infermieri, donatori se si fa eterologa, si sta facendo un qualcosa di primordiale e meraviglioso: si sta accogliendo un figlio, si sta iniziando un rapporto che sarà per la vita, ci si sta innamorando di un amore viscerale. Forse questa parte, orientate al risultato come siamo costrette ad essere, si dimentica. Dovrebbe essere sviluppata una rete di supporto psicologico che permetta di recuperarla. Sia durante il percorso che dopo, durante una gravidanza che spesso non ci permettiamo di vivere appieno, nel terrore di perderla.
Quello della fecondazione assistita inoltre è un percorso spesso duro, che porta anche la coppia a livelli di tensione che possono diventare insopportabili. Aiutare i partner a non interrompere il loro dialogo è fondamentale.
Così come è fondamentale aiutare queste donne a sentirsi “semplicemente mamme”, con le paure e le ansie che normalmente hanno le mamme, senza dover essere super donne che nulla più temono.

Aumentando infine il numero delle nostre famiglie, che nel tempo per fortuna cresce sempre più e che noi non vogliamo assolutamente abbandonare una volta raggiunto il sogno, è molto importante che si crei una rete che interagisca con noi nella difesa di questi traguardi faticosamente conquistati.


Luisa Musto, Strada per un Sogno ONLUS
stradaperunsognonlus.it

#SosteniamoLeMamme: l'importanza del sostegno reciproco - Silvia Del Bello, Doula

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Ci potresti descrivere di cosa ti occupi a livello professionale e in cosa consiste il tuo lavoro di supporto alla maternità?
Sono una Doula (nome di origine greca: “far da madre alla madre”) e sto accanto alla mamma e ai membri della nuova famiglia sostenendoli  a livello pratico, emotivo e spirituale dal concepimento al primo anno di vita del bimbo e lavoro in tutte le Marche, quando è possibile.
Sono socia dell’associazione “Un Caldo Abbraccio” di Osimo (Ancona) composta da mamme-professioniste che si occupano della nascita e della genitorialità nel rispetto dei principi dell’attaccamento parentale attraverso la pratica di una nascita  naturale, del babywearing, del massaggio, dell’allattamento prolungato , del co-sleeping e della non-violenza.
Oltre ad essere una doula sono anche un’educatrice professionale, per cui utilizzo la mia decennale esperienza sul piano educativo  per affiancare i genitori nel crescere, ascoltare ed amare i propri figli, rispettando le esigenze di ognuno.
Inoltre, grazie alla continua formazione personale, intraprendo con la famiglia un vero e proprio viaggio di consapevolezza attraverso l’utilizzo di visualizzazioni, di varie espressioni artistiche, della comico terapia, del massaggio, dell’equilibrio dei quattro elementi  e… Ciò che conta veramente per me è che  siano loro a scegliere liberamente e coscientemente ogni passo,  sin dal primo istante in cui decidono di dare alla luce un bambino.
Non ho competenze mediche ed è per questo che collaboro con l’equipe medica, quando necessario, e con altre figure para-mediche per dare maggiore supporto alla famiglia.
Spesso è chi mi chiama a darmi il ruolo di cui ha bisogno e quasi sempre capita che, una volta istaurata la fiducia reciproca, il nostro rapporto cambi e mi ritrovo ad avere più ruoli contemporaneamente!
Ad esempio mi può accadere che durante un incontro con una mamma in gravidanza facciamo  una visualizzazione del bimbo,  un massaggio dove lei desidera, due parole  sui suoi dubbi o paure di fronte ad una tazza di thè e poi le vado a fare la spesa o vado al parco con l’altro bimbo, mentre lei fa una doccia.

Che tipo di supporto hai (o non hai) ricevuto quando sei ri-nata mamma?
Ho due figli ed entrambi sono nati in casa con la presenza di una grande donna e ostetrica privata, Emanuela Banchetti e del loro babbo. In entrambe le gravidanze, inoltre, ho scelto di chiedere sostegno prima, durante e dopo il parto a mia sorella e ad alcune mie amiche. In base alla loro competenze e alle loro passioni ognuna mi è stata accanto durante i vari momenti.
Il supporto pratico poi non mi è certo mancato da parte dei miei genitori e dei miei suoceri.

Perché secondo la tua esperienza personale e professionale è importante sostenere le mamme?
Durante la gravidanza, il parto e la nascita di un figlio, viviamo una grande rinascita; improvvisamente ci ritroviamo ad essere genitori e non più figli.
Questa trasformazione crea una miriade di emozioni e sentimenti contrastanti che spesso vengono sommersi dalle parole e dai consigli egli esperti.
Sono fermamente convinta che l’unica verità sia quella che si nasconde dentro di noi e che ognuno, in fondo, sappia come affrontare questa nuova situazione, ma spesso ce ne dimentichiamo, presi dalla novità e dall’insicurezza.
Le figure di sostegno, come la doula, possono starci accanto in questo percorso  di crescita aiutandoci a ritrovare il nostro centro e la nostra forza, oltre che il nostro spazio.

Una rete di supporto funzionale quali caratteristiche, servizi e modalità dovrebbe avere?
Innanzitutto dovrebbe essere composto da vari professionisti interpellabili per ogni più svariata esigenza, raggiungibili grazie ad un portale e al passa parola.
Poi dovrebbe creare incontri di scambio e di confronto tra le varie famiglie, sulle tematiche inerenti alla nascita e alla crescita dei figli  in modo da evitare la solitudine che spesso si vive  in questi momenti.

#SosteniamoLeMamme: cosa possiamo fare per trasformare questo slogan in realtà?
Basterebbe divulgare il più possibile queste figure di sostegno con i vari mezzi di comunicazione, facendo pubblicità dai pediatri, nelle farmacie, dai medici di base, nei portali, nei social e nelle riviste delle mamme e quindi dimostrare che la possibilità di essere sostenute esiste davvero!

E soprattutto direi  #sosteniamocil’unl’altra



Silvia Del Bello, Doula
inviaggioconladoula.jimdo.com

#SosteniamoLeMamme: l'importanza della rete - Elena, Counselor e Formatrice

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Come counselor e formatrice ci potresti descrivere di cosa ti occupi a livello professionale e in cosa consiste il tuo lavoro di supporto alla maternità?
Mi occupo di dare ascolto e sostegno alle donne che affrontano il delicato periodo del pre e post partum, con sedute di counseling anche al proprio domicilio, in un setting quindi intimo, familiare e vicino al proprio bambino ed ai propri cari.
Da formatrice invece mi occupo di offrire consulenza e pacchetti formativi ad operatori nell’ambito della maternità (puericultrici, ostetriche, doule, educatrici prenatali, ginecologhe) su una comunicazione più empatica ed efficace con le donne in maternità.

Che tipo di supporto hai (o non hai) ricevuto quando sei ri-nata mamma?
Fondamentale per me è stata la rete di Amiche (con la A maiuscola) mamme che s’è creata con il corso pre-parto.
Da ormai più di due anni ci sosteniamo a vicenda giorno per giorno, per lo più attraverso i social ed i messaggi WhatsApp. Loro sono state molto utili ad affrontare gli ultimi mesi di gravidanza (caratterizzati purtroppo da un fresco lutto in famiglia) ed i primi giorni del puerperio.
Insieme abbiamo affrontato le difficoltà e le paure dei primi mesi (allattamento, prime malattie, notti insonni…) fino a ritrovarci in questo periodo a festeggiare l’arrivo dei fratellini dei nostri primogeniti.
La Solidarietà Femminile esiste…non ci credevo fino ad allora ma grazie a loro ne sono ora fortemente convinta!

Perché secondo la tua esperienza personale e professionale è importante sostenere le mamme?
Perché al giorno d’oggi, le mamme si ritrovano sempre più sole, fagocitate da una vita quotidiana assai frenetica e le famiglie attuali sono molto più ristrette rispetto a quelle delle nostre madri/nonne.
Gli aiuti provengono spesso da tate straniere ma talvolta neanche quelle perché molte neomamme, rimaste senza lavoro, si ritrovano a dover fare tutto da sole, tutto il giorno, con un piccolo frugoletto da gestire.
Molto utile è il Web che unisce ed è fonte inesauribile di informazioni, l’importante però è riuscire a selezionare bene.

Una rete di supporto funzionale quali caratteristiche, servizi e modalità dovrebbe avere?
Dovrebbe essere gestita da persone competenti (la buona volontà non basta anche se serve) nel campo delle relazioni d’aiuto: la maternità è un mondo complesso e delicato che porta con sé un bagaglio enorme di emozioni che bisogna saper gestire con professionalità ma anche empatia ed accettazione positiva incondizionata ed autentica. Fondamentale è la presenza di un supporto di rete qualificato per affrontare ogni caso in maniera adeguata.

#SosteniamoLeMamme: in che modo possiamo farlo tutti?
Semplicemente imparando TUTTI ad mettere un po’ da parte il giudizio.
Una mamma, esperta o meno non ha bisogno né di consigli né di valutazioni sul proprio modo di essere donna e genitrice. Ha bisogno di ascolto, pazienza, sorrisi, abbracci e magari qualcuno che prenda al posto suo il ferro da stiro o la roba da mettere in lavatrice. ;-)


Elena Maria Russo, Counselor, Formatrice del Metodo Gordon e Educatrice Professionale
elenamariarusso.com
elenamaria.russo@gmail.com

#SosteniamoLeMamme: l'importanza della relazione - Valentina Lazzeri, educatrice prenatale e neonatale

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Come educatrice prenatale e neonatale potresti descrivere di cosa ti occupi a livello professionale e in cosa consiste il tuo lavoro di supporto alla maternità?
I miei obiettivi come professionista del settore materno-infantile sono :
sostenere e accompagnare i genitori durante la delicata fase della gravidanza e del post parto rispettando i bisogni del bambino.
Promuovere la relazione genitore-bambino attraverso il contatto ed il linguaggio della pelle. Informare i genitori valorizzando la loro naturale competenza.

Proporre e sostenere le modalità di contatto fra genitori e figli.

Promuovere lo sviluppo senso-motorio nel bambino.
Accompagnare la crescita psicomotoria del bambino nell’ottica del benessere e della salute. Sviluppare una rete di supporto alla famiglia, ascoltando i bisogni di genitori e bambini.

Favorire la progettazione e realizzazione di spazi adeguati allo sviluppo ed alla crescita dei bambini.
In questa ottica lavoro in varie strutture facendo consulenza individuale alle future e neo coppie ed organizzando vari gruppi sia nel pre parto che nel post parto.

Principalmente lavoro sulla relazione tra genitorie figli (bonding, imprinting ed attaccamento) in prevenzione della depressione post parto.

Privilegio piccoli gruppi intimi con i quali instauro un rapporto di fiducia ed accoglienza.
Ritengo molto importante un coinvolgimento precoce del padre nella relazione con il bambino a favore di un sano attaccamento e grazie alla mia formazione effettuata presso il Centro Brazelton di Firenze offro consulenza e sostegno anche alla figura paterna. I corsi che conduco sono molto spesso rivolti alla coppia e non solo alla madre, sia prima che dopo il parto.
Sono la presidente della Associazione Il Primo Abbraccio che si occupa di sostegno alla donna, alla maternità, alla famiglia ed al benessere psicofisico del bambino.


Che tipo di supporto hai (o non hai) ricevuto quando sei ri-nata mamma?
Quando sono rimasta incinta del mio primo figlio, purtroppo non ho trovato nessun sostegno da parte di strutture pubbliche nè private. A parte il corso pre parto della mia AUsl di riferimento non c’era niente e nessuno che ascoltasse le madri nel post parto, momento a mio avviso molto delicato durante il quale la neo mamma soprattutto se al primo figlio si trova spiazzata di fronte alle richieste del proprio bambino e anche molto sola nell’affrontare la quotidianità. Si sente assalita da dubbi ed incertezze e trovare un sostegno che appoggi le competenze materne e le valorizzi è necessario anche in funzione alla prevenzione della depressione post parto che sappiamo essere elevata nelle madri che hanno appena partorito.


Perché secondo la tua esperienza personale e professionale è importante sostenere le mamme?
La neomamma si sente fragile rispetto alla propria competenza, viene bombardata da consigli non richiesti che minano la sua autostima e la sua capacità critica rispetto ai metodi di accudimento che lei sa essere più adatti al proprio bambino. Tutto viene messo in discussione più volte e rischia di sentirsi inadeguata rispetto alle altrui aspettative. Il ruolo del padre è molto importante in questa fase, deve proteggere l’intimità della nuova famiglia costituita e le decisioni prese dalla madre sulla cura dei figli difendendole a spada tratta.
Durante i percorsi nascita che conduco informo i padri del loro ruolo difficile ma necessario a cui andranno incontro alla nascita del loro bambino e questo credo sia importante per valorizzare la loro competenza e la loro figura all’interno della triade che andrà a formarsi.

Un professionista deve secondo me lavorare molto sull’informazione, ascoltando le reali esigenze ed aspettative della coppia senza giudizio e soprattutto senza salire in cattedra e dare nozioni e ricette, ma sostenere la coppia nelle proprie scelte di maternage, e principalmente senza estremismi rispetto a nessun metodo di accudimento lasciando che siano i genitori a seguire la strada che sentono propria.
Purtroppo noto che molti operatori invece si pongono come dispensatori di saggezza in merito al maternage rischiando di sminuire le decisioni genitoriali e facendoli sentire inadeguati.


Una rete di supporto funzionale quali caratteristiche, servizi e modalità dovrebbe avere? 
Sarebbe auspicabile creare una rete di professionisti del settore materno infantile a sostegno della donna, un gruppo di figure professionali che ascoltano e supportano la madre ed il padre in ogni fase della loro vita genitoriale.
Purtroppo questo ultimamente mi sembra utopico in quanto noto molta chiusura da parte di alcune categorie professionali alla creazione di una “rete”. Quest’ultime, promuovono a spada tratta esclusivamente la propria categoria a scredito di altre, creando ancora più confusione nei genitori e questo va a scapito della salute materna e del bambino.


#SosteniamoLeMamme: ognuno può fare la sua parte. Come? 
Ascoltando la madre ed i suoi bisogni ed i bisogni primari del suo cucciolo. Evitando di fornire consigli non richiesti e appoggiandola nelle proprie decisioni. Lavorando sull’informazione in modo che le scelte prese dalla coppia siano consapevoli. 


Valentina Lazzeri, Educatrice Prenatale e Neonatale
ilprimoabbraccio.blogspot.it
adaltocontatto@gmail.com

#SosteniamoLeMamme che allattano: partecipiamo allo Studio HaBIT

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allattare è nutrire, far crescere… ci sono tanti significati che vi ruotano intorno. E se la mamma trova difficoltà in questo, diventa tutto molto complicato, preoccupante, ansiogeno. Una mamma che procede spedita nell’allattamento, ha un salto di autostima che si riflette in tutto il resto delle piccole e grandi incombenze quotidiane col pupo.


Nel suo splendido post, Martina Carabetta ci ha spiegato egregiamente quanti e quali significati abbia l'allattamento nella relazione mamma-bambino. Moltissime ricerche hanno confermato che un avvio positivo sia anche un fattore di prevenzione del rischio di ammalarsi di Depressione Post Partum.

Ci sono situazioni, però, che rendono più difficile questo processo che dovrebbe essere naturale.

Allattare è un processo non solo utile ma salutare perché promuove il benessere sia della mamma che del bambino e per queste ragioni le donne dovrebbero poter sempre contare su un sostegno qualificato che le supporti in queste situazioni tanto delicate. Purtroppo, spesso, non è così.

Tutti possiamo fare la nostra parte per migliorare le cose, ad esempio partecipando all'indagine  HaBIT (Herbal supplements in Breastfeeding InvesTigation) che nasce per approfondire la sicurezza dell'uso degli integratori vegetali durante l'allattamento ma cerca di conoscere anche le abitudini alimentari e il ricorso a pratiche tradizionali o non convenzionali.

Le neomamme alla prima esperienza spesso vengono sommerse di indicazioni e consigli non richiesti e talvolta contrastanti che aumentano il loro senso di inadeguatezza rispetto ad un compito nuovo e fondamentale come quello di nutrire il proprio bambino.

Come viene egregiamente spiegato sul sito di CiaoLapo Onlus, anche le mamme che si trovano ad allattare un bimbo arcobaleno, nato dopo aver affrontato un lutto perinatale, devono gestire un insieme di emozioni contrastanti che possono ostacolare un avvio sereno dell'allattamento generando sensi di colpa e paure.

HaBIT è uno studio anonimo e si richiede semplicemente di compilare un breve questionario online. Possono partecipare sia gli operatori sanitari che le mamme che stanno allattando (o hanno smesso entro gli ultimi 6 mesi). La prima fase dell'indagine è iniziata nel 2012 e anche chi avesse già partecipato può compilare di nuovo il questionario (nell'indagine si terrà conto delle due fasi).

Servono solo pochi minuti per contribuire alla diffusione di una cultura adeguata sul tema e migliorare la qualità di vita di mamme e bambini.

#SosteniamoLeMamme, basta poco.




Questionario per operatori:  https://www.surveymonkey.com/s/habit
Questionario per mamme:   https://it.surveymonkey.com/r/habit-mamme

#SosteniamoLeMamme: l'importanza della pratica - Martina, Consulente IBCLC

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Ci potresti descrivere di cosa ti occupi a livello professionale e in cosa consiste il tuo lavoro di supporto alla maternità?
Sono una IBCLC, in italiano Consulente Professionale in Allattamento Materno. 
La IBCLC è una figura professionale sanitaria nata negli USA, dove affianca anche il personale ospedaliero. La IBCLC si occupa specificatamente di allattamento e possiede le competenze tecniche e di relazione per prevenire, riconoscere e superare gli ostacoli ad un allattamento sereno. La qualifica si acquisisce superando l’esame gestito dall’ente internazionale e mantenendo l’aggiornamento costante grazie a periodiche riqualificazioni per titoli ed esami (ogni 10 anni l’esame deve essere ripetuto). 
Il mio lavoro quotidiano è quindi rivolto ai genitori e neogenitori, soprattutto alle mamme, e consiste nel dare le informazioni e il supporto tecnico, pratico e morale, per permettere alle mamma e papà di vivere in modo sereno l’esperienza meravigliosa dell’arrivo di un bambino e in particolare l’allattamento.
È un lavoro molto delicato e complesso. Non c’è “solo” la parte “tecnica”, ma anche quella relazionale. Ogni donna che diventa madre ha bisogno di ascolto, tempo, attenzione… ogni bambino appena nato anche ha bisogno di queste cose, e anche di rispetto, osservazione, cura.
I problemi principali che affronto sono quelli delle prime settimane, quando la neomamma incontra i primi grossi scogli: scarsa crescita, ragadi e dolori al seno, ingorghi, bambini che non si attaccano. Ma anche le difficoltà strada facendo, come scatti di crescita, latte che non basta più, mastiti, rientro a lavoro, svezzamento, introduzione all’asilo.. solo per citare i più frequenti.
Allattare è una relazione che riguarda in primis madre e figlio, e poi chi è loro vicino, il papà, i nonni, i fratellini, e così via, per cui quando entro in contatto con una mamma devo tener presente tutto questo. Per me è un onore, una gioia e piacere, ma anche un grande impegno molto serio avvicinarmi a loro in momenti molto importanti e delicati, dove nasce non solo un bambino ma anche una mamma e un papà.

Che tipo di supporto hai (o non hai) ricevuto quando sei ri-nata mamma?
È stato proprio grazie al diventare mamma che sono entrata in questo mondo!
Infatti, quando ho avuto il mio primo figlio, ormai quasi 23 anni fa, l’allattamento era il grande ignorato in Italia. Chi se ne occupava erano pochissime persone, ed era normale che una neomamma ricevesse l’aggiunta di routine, fosse convinta a fare le doppie pesate, e cose del genere. Io da inesperta seguivo tutte le indicazioni che mi avevano dato in ospedale e ambulatorio pediatrico e il risultato fu non solo che da subito mio figlio prese latte artificiale e camomilla, ciuccio, ecc, ma che ad appena 3 settimane la produzione del mio latte era crollata, e lui rifiutava di poppare al seno. Cercando di venirne a capo ho conosciuto quella che oggi è una collega e cara amica.

Perché secondo la tua esperienza personale e professionale è importante sostenere le mamme?
Una neomamma, in particolare al primo figlio in questa società di famiglie nucleari e scarsa natalità, ha avuto poca o nessuna possibilità di imparare com’è fatto un bambino, cosa aspettarsi nel quotidiano da un neonato, cosa significa diventare madre, come si allatta praticamente… tutte cose che nelle culture tradizionali le bambine imparano da piccole semplicemente vivendo nella famiglia allargata e guardando la propria madre con i fratellini, le zie, le vicine di casa.
L’inesperienza aumenta l’ansia e il timore di sbagliare. Allattare poi è una faccenda importante. Accudire un neonato, tolto l’allattamento, alla fine è questione abbastanza semplice (sì lo so che a una neomamma non lo sembra, ma solo perché si deve fare le ossa): cambiare il pannolino, fare il bagnetto, uscire con la borsa del pupo e il passeggino sono solo questione di pratica. Ma allattare è nutrire, far crescere… ci sono tanti significati che vi ruotano intorno. E se la mamma trova difficoltà in questo, diventa tutto molto complicato, preoccupante, ansiogeno. Una mamma che procede spedita nell’allattamento, ha un salto di autostima che si riflette in tutto il resto delle piccole e grandi incombenze quotidiane col pupo.
Ma se vede di non “funzionare” col suo latte, spesso è un attimo arrivare a pensare “non funziono come mamma”. E purtroppo ogni tanto incontra pure qualcuno che glielo fa pensare o rinforza la sua sensazione. Tutto il resto – tutto quello che sta facendo bene – passa in secondo, o centesimo piano! Non vede più niente di ciò in cui è competente, e che invece c’è, c’è eccome! Per non parlare poi delle pressioni che riceve esternamente…
Moltissime ricerche hanno dimostrato che allattare con successo abbatte il tasso di depressione post partum, di difficoltà di adeguamento alla vita post gravidanza, e migliora in generale la qualità della vita della mamma, sia a livello fisico che psicologico.
Mi è capitato più volte di parlare con mamme che avevano vissuto l’allattamento e il post parto in modo così difficile da decidere di non fare altri figli: questa cosa mi fa impazzire! Ci rendiamo conto di che danni inimmaginabili può fare la mancanza di sostegno e aiuto competente al momento giusto?

Una rete di supporto funzionale quali caratteristiche, servizi e modalità dovrebbe avere?
Oggi come dicevo prima purtroppo non abbiamo più il “villaggio”, cioè quel tessuto sociale tradizionale dove le donne vivevano in grandi gruppi parentali e prossimali, cioè composti da parenti e vicine di casa. Ma quello era l’ambiente “naturale” dove diventare madre. Dobbiamo quindi cercare di ricostituirlo noi. Da quando sono diventata mamma io, le cose sono un po’ cambiate per fortuna, anche se sicuramente non abbastanza. Io per trovare un gruppo di autoaiuto per mamme dovevo attraversare tutta Roma! Oggi sono nate diverse realtà come la mia, Latte & Coccole, dove le mamme possono trovare un punto di riferimento, dove reperire informazioni corrette ed aggiornate su come allattare e accudire il bambino, ma soprattutto dove confrontarsi e confortarsi con altre mamme come loro.
La prima, primissima rete dovrebbe essere la famiglia, in primis il compagno. Il compagno deve essere l’alleato principale, mamma e papà devono fare “squadra”: per fare questo hanno il preconcepimento e i nove mesi di gravidanza per parlare, confrontarsi, leggere e frequentare un buon corso di accompagnamento alla nascita improntato sulla fisiologia e aperto ad entrambi.
E poi la famiglia, cioè i nonni, i cognati, ecc… tutti dovrebbero rispettare e condividere le scelte fatte dai neogenitori trasmettendo loro fiducia e non critica o dubbi.
Questo spesso non accade, allora in tal caso meglio dire a tutti che le proprie scelte non sono in discussione e rivolgersi all’esterno. Molti consultori organizzano spazi mamma gestiti da ostetriche che hanno fatto corsi di aggiornamento, e poi ci sono molti altri centri spesso fondati da mamme spinte da motivi simili ai miei: voler offrire ciò che per prime si sono rese conto che era loro mancato, o di cui avrebbero avuto bisogno.
La presenza di una IBCLC è una garanzia per la correttezza del sostegno per l’allattamento.
Sono nate poi altre iniziative, come il Baby Pit Stop o le Farmacie Amiche del Bambino, luoghi dove la neomamma sa di essere sempre la benvenuta, come anche i corsi di formazione per mamme di sostegno (peer counselor), corsi che danno informazioni corrette sulla fisiologia dell’allattamento e la normale gestione dello stesso, in modo da allargare come un sasso gettato in uno stagno, la conoscenza della norma dell’allattamento che abbiamo perso alla fine da poche generazioni.
Gli stessi operatori della salute spesso devono fare corsi di aggiornamento sull’allattamento, altrimenti passano informazioni che sono state smentite dalla moderna medicina basata sulle prove scientifiche (EBM – Evidenze Based Medicine).
Il cambiamento che dobbiamo fare è molto ampio, perché dobbiamo lavorare a tutti i livelli, dalla vicina di casa in su, perché tutti quelli che entrano in contatto con una futura o neomamma spesso hanno la loro perla di saggezza da dispensare… ma su che base parlano? Su come accudiamo o allattiamo hanno tutti da dire, anche la signora sconosciuta che incontriamo mentre facciamo la fila dal panettiere. Ma se ognuna di noi ha il suo piccolo bagaglio di informazioni corrette, fonti affidabili di informazioni, allatta serenamente il suo bambino, e sfata magari con una battuta i miti che circolano ancora, piano piano allattare tornerà ad essere la norma.
#SosteniamoLeMamme: in che modo?
* Offrendo loro intanto una parola di incoraggiamento. Niente critiche e dubbi, per piacere! Ma spesso anche i consigli sono deleteri, se non sono supportati da informazioni corrette e soprattutto pertinenti alla loro specifica situazione.  Dare loro telefono o sito web di una di noi, così che possano informarsi se lo desiderano e chiamare per avere un aiuto tempestivo se necessita. Spesso la tempestività è il fattore cruciale.
* Fare complimenti! Fa più danni un dubbio buttato là con nonchalance che un tornado. La neomamma già si sente inesperta senza bisogno che tutti stiano lì a ricordarglielo (e poi mi piace sempre dire che i primogeniti di solito sopravvivono egregiamente all’inesperienza dei loro genitori, che quindi tanto inetti non sono). Astenersi dai commenti è sempre buona norma, se non rischiesti.
* Se la neomamma è appena arrivata a casa, non ha bisogno di aiuto per accudire il bambino, ma per tutto il resto! Il neonato ha bisogno della sua mamma, la casa, la spesa e le faccende quotidiane le può fare chiunque altro. Non dite “dammi il pupo così tu ti riposi”, ma “vai a riposare insieme al pupo”.
* Aiutarla a semplificarsi la vita e imparare presto a fare le cose insieme al bambino e anche uscire, qualsiasi tempo o stagione sia. Tapparsi in casa è il modo migliore per far intristire la neomamma ed è un fattore di rischio per la depressione post parto.
* Darle “dritte” su gruppi di sostegno tra mamme: poter parlare con altre donne che stanno vivendo la stessa fase della vita o l’hanno passata da poco è uno dei sistemi più efficaci per sdrammatizzare, ridimensionare le preoccupazioni, trovare strategie per risolvere i piccoli problemi quotidiani. Noi ci siamo inventate il Bebè Cafe che è uno spazio settimanale dove si fa merenda insieme e si chiacchiera: tutte le scuse sono buone per uscire e vedersi con altre mamme!

Diventare mamma può essere vissuto in tanti modi. A me piacerebbe che tutte le donne potessero viverlo con serenità e gioia. Un bimbo piccolo è la Vita che sboccia, cosa c’è di più bello? È così triste vedere quanti neogenitori non sono aiutati, si sentono schiacciati dal nuovo ruolo, così da non riuscire a vedere quella gioia e piacere in mezzo a tante preoccupazioni (al 99% inutili o sovrastimate). Il sostegno alle mamme serve a questo, a liberarle dalle ansie inutili, a farle sentire subito competenti e capaci, a crescere serenamente bambini altrettanto sereni, equilibrati e felici, e anche a far vivere loro la maternità per quello che io credo sia: una delle più belle occasioni della nostra vita per diventare persone migliori.


Martina Carabetta, Consulente Professionale in Allattamento Materno (IBCLC)
latteecoccole.net
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