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giovedì 30 ottobre 2014

SOS mamma: organizzare i pasti per le prime settimane dopo il parto


Prima puntata: un Freezer a prova di neonato

La culla è pronta, così come la valigia per l'ospedale.
I cassetti del fasciatoio sono pieni di minuscoli vestitini, pannolini, cremine e tutto quello che potrà servirci per accogliere il nostro bambino.
Adesso non resta che attendere, fantasticando sulla meravigliosa avventura che ci aspetta.
Immaginiamo un fagottino morbido e profumato, già ci vediamo ad allattarlo sulla poltrona già pronta in cameretta.
Pensiamo che sarà bravissimo/a, che dormirà un sacco e noi saremo delle mammine radiose e serene.
Questo almeno pensavo io quando, 21 anni fa, aspettavo la nascita della mia prima figlia, avvolta in una nuvola rosa di sogni e speranze.
La realtà si è presentata qualche settimana dopo, nelle (microscopiche) vesti di una neonata che urlava a pieni polmoni i suoi bisogni, facendomi sentire impotente e inadeguata. Ventiquattro ore non erano sufficienti per occuparmi di lei, di me stessa e della casa.
Figuriamoci se avanzava tempo per fare cucinare.
Ricordo giornate con la bambina attaccata per ore al seno, senza il tempo per prepararmi qualcosa e finendo per sgranocchiare latte e cereali. E quando la sera mio marito rientrava trovava una moglie affamata e stremata che desiderava solo passargli la piccola dittatrice per poter fare una doccia (e anche per poter fare pipì se è per quello...).
Per le prime settimane ci siamo nutriti di pasti cucinati al volo (che erano già un lusso) o di pizze da asporto e pollo della rosticceria.
Ovviamente piano piano le cose sono tornate al loro posto ma il ricordo di quelle settimane, ancora adesso, non è piacevole.
E' per questo che, quando un anno dopo sono rimasta incinta della seconda figlia, ho deciso che le cose sarebbero andate diversamente.
Se con la prima ci eravamo potuti permettere di saltare i pasti, con una bimba di nemmeno due anni bisognava garantire almeno tre pasti al giorno sani ed equilibrati.
E ci sono riuscita, così come ci sono riuscita con la nascita della terza figlia e poi con il quarto.
Non sempre possiamo contare su aiuti esterni, allora bisogna organizzarsi bene quando se ne ha ancora la possibilità e cioè durante le ultime settimane di gravidanza perchè, credete a me, un esserino di poco più di tre chili riesce a sconvolgere la vita peggio di una catastrofe naturale.
In questo post vedremo come organizzare il nostro freezer in modo da garantirci pasti pronti o quasi per le prime settimane.
E poi cucinare sarà un ottimo esercizio per tenerci occupate, evitando di agitarci per il parto imminente.
La prima cosa da fare è svuotare e pulire bene il freezer in modo da avere uno spazio ottimale per conservare i nostri pasti.
Poi occorre procurarsi parecchi contenitori da freezer di varie misure (calcolate le porzioni per la vostra famiglia ma anche qualche porzione singola per i pranzi in cui non avrete tempo di cucinarvi nulla).

Vediamo ora quali sono i piatti che possiamo cucinare in abbondanza e surgelare.

Ragù (cuocetene tanto e dividetelo in porzioni è perfetto per condire la pasta ma anche una polenta istantanea)
Altri sughi (pomodoro e basilico, amatriciana, pomodoro e verdure...
Pesto
Polpette (in bianco, ai funghi, al pomodoro...)
Arrosto,  (basta cuocerne due o tre, affettarlo e congelarlo già diviso in porzioni.
Minestrone di verdura (ci vuole tempo per prepararlo, allora meglio farne tanto e poi congelarlo già porzionato)
Vellutata di zucca, di patate, di zucchine o quello che la fantasia suggerisce
Spezzatino (fatene almeno due versioni, ad esempio con piselli e con patate)
Roast beef (affettatelo sottile e dividetelo in porzioni va benissimo anche per un  panino al volo con pomodoro e lattuga)
Parmigiana di melanzane
Verdure ripiene (peperoni, melanzane, zucchine... anche qui si tratta di una preparazione lunga, vale la pena di prepararne in abbondanza e poi surgelarle divise in porzioni)
Polpettone di carne o di verdure
Pizza e focaccia (cuocerne in abbondanza, dividere in porzioni e congelare)
Brodo di verdure e brodo di carne (è un ottimo salvavita per un risotto ma anche per una minestrina veloce)
Lasagne al ragù, al pesto, ai funghi...
Timballo di riso alle verdure, al prosciutto e piselli, ai funghi...

Questi sono solo alcuni esempi di piatti che potete preparare in abbondanza e congelare.

Inoltre ci sono tanti surgelati pronti utilissimi da tenere in freezer, veri e propri alleati se si ha poco tempo:

Verdure grigliate
Filetti di pesce
Fettine di petto di pollo
Hamburger (fateveli preparare dal macellaio solo con carne scelta e congelateli divisi in porzioni)
Patatine da cuocere in forno
Spinaci, biete e altre verdure (sono già scottate, bastano pochi minuti per avere un contorno sano)
Mix di verdure per il soffritto
Cipolla, aglio, prezzemolo, basilico già tritati e surgelati.

Riempite il freezer con metodo, ricordando di scrivere sempre il contenuto e la data di congelamento.
E' un lavoro lungo ma potete pianificarlo parecchio tempo prima (ad esempio quando mancano tre-quattro settimane al parto) in modo da dosare le forse ed evitare di stancarvi troppo.

Questo del freezer è il primo step. 
La prossima volta parleremo di come organizzare la dispensa e poi il frigorifero...

lunedì 27 ottobre 2014

Come si affronta la gravidanza dopo un aborto? Vissuti psicologici e fattori di rischio per la Depressione Post-Partum

Quando si chiede a una donna come sta vivendo la gravidanza dopo uno o più aborti, queste sono le risposte più frequenti:

“La cosa più difficile è vivere col terrore che possa succedere di nuovo”. 
“Ogni volta che vado in bagno mi aspetto di vedere il sangue”. 
“Dopo un aborto non puoi vivere la gravidanza organizzandola mese per mese e nemmeno settimana per settimana, ma giorno per giorno”. 
“Il sentimento dominante è l’apprensione: ho imparato che ci sono mille cose che possono andare male, ma ce ne sono altre mille che non conosco e in ogni caso non ne posso controllare nessuna”. 
“Quando faccio un’ecografia, sento un piccolo movimento o sento il battito, per un po’ mi tranquillizzo e sono felice, ma la paura dopo un po’ torna sempre”. 
“Ho fatto fatica ad abituarmi all’idea che avrei davvero avuto un bambino: avevo troppa paura che potesse finire tutto di nuovo”. 

La perdita prenatale, intesa come aborto spontaneo (solitamente prima della 22° settimana di gestazione) o la nascita del feto pretermine o a termine, ma con esito negativo, colpisce circa 80.000 famiglie in Italia (un milione negli Stati Uniti e 90.000 nel Regno Unito), pari al 10-11% delle gravidanze totali. Più specificamente, fra il 14% e il 20% delle gravidanze esita in un aborto spontaneo e circa lo 0.5% con la morte del feto. 

Al di là dei numeri, che sono comunque allarmanti, la perdita prenatale porta con sé vissuti altamente negativi, come paura, ansia, ipervigilanza, incredulità e desiderio di proteggersi dalla sofferenza. Sentimenti, questi, apparentemente incompatibili con un’attesa che, nella maggioranza dei casi, regala emozioni come gioia, speranza e fiducia nella vita. 
La letteratura già dagli anni ’80 ha evidenziato una comorbilità di sintomi psicologici associati alla perdita prenatale, in particolare livelli significativamente alti di sintomi depressivi e ansiosi nelle settimane e nei mesi dopo la perdita. In ogni caso, una percentuale del 50-80% di coppie investe in una nuova gravidanza, nonostante i livelli di ansia e depressione rimangano elevati anche durante la gestazione. 

La domanda che, quindi, viene spontaneo porsi è se i vissuti psicologici associati alla perdita prenatale persistono anche dopo la nascita di un bambino vivo. 
Emma Robertson Blackmore e collaboratori (2011) [1] hanno cercato di dare risposta a questa domanda analizzando i vissuti emotivi di 13.133 donne inglesi durante la gravidanza e nel post-partum, fino ai 33 mesi di vita del bambino nato dopo una o più perdite prenatali. Gli autori evidenziano in primo luogo come i sintomi associati a una precedente perdita non scompaiano con la nascita di un figlio vivo; al contrario, la perdita prenatale si configura come fattore predittivo di ansia e depressione ben oltre quello che viene comunemente definito periodo post-partum: le donne, infatti, manifestavano i sintomi anche dopo 3 anni dalla nascita del figlio, consentendo quindi la diagnosi di depressione post-partum [2]

Anche i tempi di una nuova gravidanza possono rappresentare un fattore di rischio: l’autrice, infatti, rileva come i sintomi depressivi fossero più alti nelle donne con un concepimento a meno di un anno dalla perdita e permanessero anche dopo il parto, presumibilmente come conseguenza del lutto. 

A proposito, infine, della relazione madre – bambino, centrale nella depressione post-partum, lo studio di Robertson Blackmore evidenzia che le madri che risultavano più ansiose e depresse erano quelle che erano più preoccupate di non investire abbastanza nella nuova gravidanza e sulla salute del nascituro; dopo il parto, poi, queste madri avevano più difficoltà a gestire i bisogni del bambino, anche a un anno dalla sua nascita. 

A conferma di tali risultati, già nel 2001[3] Peter Fonagy, uno fra i maggiori studiosi della teoria dell’attaccamento, aveva rilevato che i bambini nati dopo una perdita prenatale possono instaurare con la madre pattern di attaccamento disorganizzato, tipico, fra l’altro, delle madri con depressione post-partum. In quest’ottica, la gravidanza e la nascita di un bambino possono essere vissuti come eventi di vita stressanti, soprattutto se associate a esperienze dolorose come la perdita prenatale, ed esporre quindi la donna a stati di malessere e disagio, che possono mettere a rischio la sua salute e la relazione con un figlio vivo. 

Le implicazioni cliniche, dunque, sono molteplici: Robertson Blackmore focalizza l’attenzione soprattutto sulla considerazione, forse scontata, ma poco accreditata nella pratica professionale, che la predita prenatale sia un fattore di rischio per la depressione pre e/o post-partum, proprio come la familiarità con la patologia depressiva, l’esposizione a eventi di vita stressanti o la mancanza di supporto psicosociale. 

Considerando, poi, gli esiti avversi di una depressione post-partum non solo sulla madre, ma anche sul bambino e sulla vita familiare in generale, la diagnosi precoce dei sintomi ansiosi e depressivi nella donna incinta dopo una gravidanza con esito negativo può consentire di intervenire precocemente per ridurre il peso emotivo della patologia, aiutare a individuare strategie di coping funzionali alla riduzione dei sintomi ansiosi e depressivi e promuovere il migliore adattamento possibile per la madre, il bambino e la famiglia in generale.


Elisa

Immagine presa qui


[1] Robertson Blackmore, E., Coté-Arsenault, D., Tang, W., Glover, V., Evans, J., Golding, J., & O’Connor, T. (2011). Previous prenatal loss as predicor of perinatal depression and anxiety. The British Journal of Psychiatry, 198, 373 – 378.
[2] American Psychiatric Association (1994). Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-IV). Masson, Milano.
[3] Hudges, P., Turton, P., Hopper, E., McGauley, G.A., & Fonagy, P. (2001). Disorganised attachment behaviour among infants born subsequent to stillbirth. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 42, 791 – 801.

lunedì 6 ottobre 2014

#SosteniamoLeMamme: in partenza i gruppi di supporto!

“Non sei sola. Siamo qui per sostenerti.”

Quanto avrei voluto ascoltare queste poche ma importantissime parole qualche anno fa quando, preda dei miei disturbi dell’umore, non avevo la forza né il coraggio di chiederlo quell’aiuto di cui tanto avevo bisogno.

I giorni passavano e io mi sentivo sempre più isolata dal mondo. La luce che filtrava dalle tapparelle chiuse non riusciva a penetrare il mio cuore, pietrificato da un cambiamento tanto atteso quanto inaspettato nella sua  devastante potenza.

Se diventare mamma per l’anagrafe è un processo istantaneo collegato al momento dell’espulsione del feto dall’utero, non è altrettanto fulminante a livello emotivo.
La maternità è un lento ma costante percorso di conoscenza reciproca e di consapevolezza che richiede pazienza, tempo, passione e forza di volontà.
Ma necessita anche di sostegno, quella forma di aiuto che spesso una neomamma fa fatica a chiedere e che è tanto fondamentale quanto il riposo fisico.

Una donna serena è la migliore mamma per un bambino. Come ritrovare la propria serenità quando le occhiaie prendono il posto degli zigomi, quando il pianto di un neonato sembra più assillante di una sirena d’allarme, quando ritagliarsi cinque minuti per una doccia sembra pura utopia, quando ci guardiamo allo specchio e l’unica domanda che poniamo a quell’immagine irriconoscibile di noi stesse è “Perché? Dove sono finita? Tornerà mai tutto come prima?”

La risposta è “no”. Mai più. Niente potrà essere come prima.
Ma, come tante altre mamme sopravvissute alla DPP posso garantirti che, anche se non sarà sempre facile, sarà molto, molto, molto meglio di prima.

Ma come faccio ad attraversare questo oceano emotivo? 
Ricordando che non sei sola. Intorno a te ci sono decine di altre donne che hanno passato o stanno vivendo le tue stesse difficoltà e che possono accompagnarti in questo meraviglioso viaggio.

E come faccio a trovarle?
Ci sono tantissimi progetti di supporto organizzati sul territorio da associazioni, consultori e professionisti. Se hai bisogno di una mano per trovarli scrivici a supporto@quandonasceunamamma.com, saremo felici di aiutarti!

“E se non riesco ad organizzarmi con lavoro, casa e bebè per partecipare agli incontri?”
La Rete può essere una grande risorsa: se sei in attesa o sei una neomamma da meno di 12 mesi, puoi iscriverti ai nostri gruppi di supporto emotivo. Ogni settimana condivideremo esperienze, dubbi ed emozioni in uno spazio protetto e senza giudizi.
Se hai voglia di partecipare scrivici a supporto@quandonasceunamamma.com.


Noi di QNUM intraprenderemo questo viaggio con la consapevolezza che non c'è 'il modo giusto' per farlo ma che ognuna troverà il suo.
Noi di QNUM metteremo da parte l'utopia della mamma perfetta sostituendola con l'immagine della mamma (IM)perfetta, proprio come noi.


Noi di QNUM #SosteniamoLeMamme. E tu sei disposta a lasciarti aiutare?

mercoledì 1 ottobre 2014

Non siamo sole. Lasciamoci aiutare.

Non possiamo abbassare la guardia.
Non dobbiamo credere che sia una moda.
Non fidiamoci di chi ci dice "passerà".
Non lasciamo che sminuiscano il nostro sentire con frasi come "Ci siamo passate tutte!"
Non permettiamo ai nostri sensi di colpa di prendere il sopravvento.
Non abbandoniamoci alla disperazione.

Non siamo sole.


Non sarà mai tutto come prima. Ma sarà molto, molto meglio.
Non passerà da solo. Ma ci sono decine di persone pronte ad aiutarci.
Non siamo mamme perfette. Ma siamo le migliori per il nostro bambino.
Non ci siamo passate tutte allo stesso modo. Ma tutte possiamo uscirne.
Non siamo nate mamme insieme al nostro bambino. Ma lo diventeremo.

Non siamo sole. Siamo circondate.


Da altre mamme che hanno vissuto quello che stiamo passando noi.
Dal nostro compagno e dai nostri familiari che hanno solo bisogno di capire come aiutarci.
Dalle nostre amiche che hanno condiviso con noi risate e lacrime.
Da professionisti preparati che si occupano di ascoltare il disagio senza giudicare.
Da associazioni di volontariato che possono accogliere e alleviare la nostra fatica.

Non siamo sole. Siamo circondate. Sosteniamoci.


Il nostro modo per farlo si chiama #SosteniamoLeMamme ed è un progetto GRATUITO di supporto e sensibilizzazione sui disturbi dell'umore nel periodo perinatale. 

Riteniamo fondamentale parlare e dare informazioni corrette sulla Depressione Post Partum perché è una malattia che non può e non deve essere taciuta o sottovalutata.

Altrettanto importante è condividere le emozioni in un ambiente protetto senza sentirsi giudicate: ecco perché, oltre alla chat e al Forum, dalla settimana prossima partiranno dei gruppi (chiusi) di supporto per future e neo mamme (0-12 mesi). Richiedi l'iscrizione a: supporto@quandonasceunamamma.com


 Venerdì 3 ottobre alle 21.30 riaprirà la chat. Parleremo dei bisogni delle mamme e risponderò alle curiosità sul funzionamento dei nostri gruppi di supporto. 


Qualcuno potrebbe aver bisogno di un aiuto più specifico e individuale: ecco perché è nato il servizio di consulenza che prevede un primo contatto gratuito in cui, in base alle situazioni specifiche, verranno fornite le indicazioni necessarie e i riferimenti alle risorse adeguate presenti sul territorio.

Le iscritte alla nostra Newsletter, infine, potranno approfittare ogni mese di promozioni e convenzioni con associazioni e professionisti. Quella di ottobre è in partenza, se non l'hai ancora fatto, iscriviti!


Ora tocca a te. Lasciati aiutare.



Chiaraluce


sabato 30 agosto 2014

Da survivor a helper: come la DPP ha cambiato la mia vita.


Dalla Depressione Post Partum si guarisce ma prima bisogna attraversarla e, prima ancora, riconoscerla.
Per combatterla non basta parlarne ma farlo, di certo, aiuta.

Otto anni fa se ne parlava davvero poco e l’alone di stigma che circondava alcune componenti emotive della maternità di certo non mi ha aiutata ad evitare di cadere nella trappola del ‘non detto’.
Sapevo tutto (o quasi) sul ‘prima’ ma non ero stata adeguatamente informata su cosa sarebbe successo ‘dopo’ la nascita.
Lo tsunami della maternità mi ha travolta e in certi momenti è stata davvero dura non lasciarsi andare.


Quando ho deciso di dare vita allo spazio virtuale di Quando Nasce Una Mamma, il mio obiettivo fondamentale era quello di aiutare le altre mamme, potenziando il loro benessere durante il puerperio e sensibilizzandole su tematiche importantissime ma considerate ancora un tabù, come la Depressione Post Partum. Perché non accadesse loro quello che era successo a me.

Le modalità con cui volevo, e voglio ancora oggi,  raggiungere questo scopo sono:
  •  dare informazioni corrette, attraverso la pubblicazione di post specifici sul sostegno alla maternità; 
  • dare spazio alla condivisione emotiva, attraverso le chat periodiche e il Forum;
  •  facilitare le richieste di aiuto, attraverso il form per mettersi in contatto con le esperte e la rete di contatti sul territorio che nel tempo abbiamo costruito.

La sensibilizzazione sul baby-blues e la prevenzione della DPP sono argomenti fondamentali per il benessere di tutta la famiglia ma anche problematiche molto delicate che necessitano di una formazione continua e di competenze specifiche adeguate per essere affrontate.

Ecco perché, nel corso degli ultimi anni, ho deciso di approfondire le mie conoscenze per fare del supporto alla genitorialità la mia missione. Ho conseguito il titolo di Counselor e poi quello di Dottore di Ricerca in psicologia dei processi cognitivi e comunicativi con specializzazione sul sostegno sociale.

Oggi sono fiera e orgogliosa di poter annunciare un nuovo passo verso la realizzazione del mio sogno: sono entrata a far parte, come membro e coordinatore internazionale per l’Italia, del Postpartum Support International (PSI), la più grande associazione no profit che si occupa di aiutare le donne che soffrono di Depressione Post Partum e disturbi dell’umore nel periodo perinatale. E QNUM, con mia grande felicità, è stato da loro segnalato come sito di supporto per le mamme. 

Condivido fortemente la Mission e gli obiettivi di questa associazione tra i quali spicca la necessità di attivare dei percorsi di sostegno, on e offline, che possano accompagnare le famiglie lungo il loro corso vitale.

Gli stessi obiettivi che mi hanno spinta a fondare, un anno fa, l’Associazione Web Family e ad ideare il progetto #SosteniamoLeMamme che permetterà di offrire una serie di servizi di supporto a tutte le future e neomamme tra cui i gruppi di Auto Mutuo Aiuto che presto partiranno online e sul territorio.

Le mamme che invece desiderano essere supportate in modo individuale e personalizzato prima o dopo il parto e ritengono che io possa essere la professionista adatta, potranno richiedere una consulenza privata che si svolgerà attraverso modalità che spiegherò nel dettaglio nella prossima Newsletter, in partenza lunedì 1 Settembre 2014.

Se non siete ancora iscritte, questo è il momento di farlo per ricevere omaggi, promozioni e contenuti aggiuntivi in anteprima.


Non siamo sole, mamme. Siamo qui per sostenerci.


Chiaraluce



Immagine presa qui