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Perché si parla molto dell'importanza di una corretta preparazione per affrontare la gravidanza e il parto, evento estremamente delicato ed emotivamente sconvolgente per una donna, ma poco si dice del "dopo".
Molti sono i corsi tenuti da ostetriche, dai professionisti delle ASUR e dalle esperte di allattamento: utilissimi e direi quasi indispensabili per essere consapevoli di quello che una futura mamma si troverà ad affrontare poche ore prima e subito dopo aver fatto la conoscenza del proprio bambino.
Nove mesi scanditi da visite mediche, incontri di preparazione che sostengono la futura mamma fino al momento fatidico: le contrazioni "buone", quelle che aprono la strada al travaglio o il giorno previsto per il cesareo che, in un verso o nell'altro, consentiranno di stringere tra le braccia quel figlio tanto immaginato.
In quella sala parto è nato un bambino, ma nasce anche una mamma. E ora?
Sono sufficienti le informazioni ricevute "prima" per affrontare il "dopo"?
Basta sapere che il pianto del bambino esprime i suoi bisogni per comprendere esattamente cosa ci sta dicendo e sentirci delle mamme perfette?
Piangeremo insieme a lui in preda allo sconforto pur senza sentirci in colpa?
Accetteremo il fatto di sentirci impreparate a gestire una situazione così nuova o faremo di tutto per nascondere questi sentimenti che ci sembrano tanto "sbagliati"?
Non basta che 'nasca una mamma' insieme al suo bambino per far emergere istantaneamente anche la capacità di 'essere madre'. La relazione più profonda e importante per l'essere umano, quella con la propria genitrice, va costruita, giorno dopo giorno, respiro dopo respiro, lacrima dopo lacrima. 

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Abdelghafour

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