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Le difficoltà dell'essere genitori

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Molte donne appartenenti alla generazione precedente alla nostra troverebbero assurdo il pensiero di lasciare un figlio alle cure del papà, ci direbbero che siamo folli, che i figli se li devono crescere le mamme, che gli uomini lavorano e che non possono proprio guardarli. Le nostre nonne hanno potuto godersi la maternità  a 360° perché avevano la “possibilità” di stare a casa.  Le nostre mamme, oggi nonne a loro volta, sostengono le medesime cose ma con spirito di “ribellione”. Le sentiamo spesso dire che erano sole e che dovevano cucinare, lavare, stirare, badare a noi e lavorare. Appartengono a quella generazione in cui le donne (in Italia) iniziavano ad occupare il proprio spazio nel mondo del lavoro. Hanno cominciato ad affermarsi, diventando sempre più colte e preparate, pagando però un pegno molto pesante: lasciare presto i propri figli e sovraccaricarsi. Otto ore al giorno in cui ricoprivano il “ruolo” dell’uomo e  sedici ore in quello delle mogli-madri.
In tutto questo tempo i papà sono stati assegnati ad un solo ed unico compito: lavorare.
Ma chi ci dice in realtà che sia stata una loro decisione? 
Gli uomini di oggi si sono seduti sulla terra spianata dai loro padri negli anni in cui il concetto di umanità era spesso ignorato, quando la fame era il primo motivo per cui si faceva un figlio, quando le donne non avevano diritto di replica.
Lì si sono seduti perché le donne, nel corso dell’evoluzione, li hanno fatti restare lì; perché il loro senso del dovere, insegnato da quella generazione di donne, imponeva un certo comportamento ai fini della sopravvivenza.
Le nostre mamme, pur iniziando a patire questa condizione,  non son riuscite a fare molto per migliorare la situazione. Hanno iniziato a ribellarsi, a guardarsi in faccia dicendo: “io ho i suoi stessi diritti”. Hanno cominciato a divorziare in massa, non lasciando i figli ai papà perché ovviamente non erano in grado di seguirli: sarebbe stato come lasciare un neonato alle cure di un bambino.
I nostri papà in media sono persone molto responsabili, lavorano o hanno lavorato molto e duramente, forse sanno ancora aggiustare le cose ma non usano mai la loro arte in casa, e … non sanno abbracciare i loro figli, cioè noi.
E cosa è successo a noi figli, oggi diventati a nostra volta genitori?
Viviamo con un fardello tremendamente pesante sulle spalle fatto di difficoltà che incidono sul nostro esser figli e genitori. Tra queste troviamo: ferite personali, paura di essere inadeguati, lotta contro la nostra volontà biologica e il precariato.

LE FERITE PERSONALI
Le nostre ferite sono infinite o quasi, anche quando non ce ne rendiamo conto. Cresciuti con modelli comportamentali molto diversi da quelli reputati giusti oggi, pur portandoceli nel DNA ci rendiamo conto di quanto siano sbagliati. E’ come una malattia autoimmune, il tuo corpo combatte contro se stesso … è una “guerra” senza pari e senza un termine preciso. Ci accusano spesso di essere una generazione di mollaccioni, di gente che non vuole faticare, che vuole le belle cose senza guadagnarsele… Forse è vero, o forse no, sta di fatto che se i nostri genitori ci vedono così non dovrebbero dimenticare che proprio loro ci hanno cresciuti e  ci hanno insegnato ad essere come siamo.
Noi portiamo le ferite di innumerevoli persone che hanno vissuto prima di noi come in una catena: dai bisnonni il malessere è stato trasmesso di generazione in generazione fino ad arrivare a noi. L’aspetto buono della nostra generazione è il voler spezzare questa catena: ci rendiamo conto del punto a cui siamo arrivati e cerchiamo di cambiare, mettendoci in discussione, confrontandoci, piangendo, stando male e andando anche in tilt. Secondo i nostri genitori invece prendiamo decisioni assurde, non sappiamo vivere senza pc e cellulare e non sappiamo aspettare! Potremmo sembrare proprio una generazione di mollaccioni, viziati e incoerenti, deresponsabilizzati e senza obiettivi nella vita …  ma non lo siamo.
Siamo solo il frutto di generazioni che se la son vista talmente brutta da pensare che nella vita è importante lavorare per mangiare, perché a loro è mancato il nutrimento (fisico ed emotivo). Quello che noi abbiamo capito è che il denaro non nutre l’anima e per questo stiamo cercando un modo per cambiare il nostro futuro utilizzando i mezzi del nostro tempo.

LA PAURA DI ESSERE INADEGUATI
Questa paura vive sul filo comune delle ferite, siamo così feriti nell’anima che crediamo di non essere in grado di fare certe cose, i nostri nonni non hanno potuto insegnarci a vangare l’orto o a mungere una mucca, perché non sapevano come fare giacché non lo avevano fatto coi loro figli.
Noi bambine siamo cresciute in scatole chiuse: abbiamo visto poco il papà, perché lavorava, poco la mamma perché anche lei lavorava e tanto i nonni. Però abbiamo visto le nonne tacere davanti a umiliazioni inaccettabili e  abbiamo sentito piangere le mamme che soffrivano. I papà li abbiamo incontrati di sfuggita e senza mai un’emozione in volto, ci siamo ritrovati ad un certo punto a dover entrare in società senza qualcuno che ci dicesse: “sarai bravissimo a prescindere da tutto, va’ e impara, mettici tutto l’entusiasmo che hai e sii te stesso perché è la cosa migliore che tu possa fare”. No! Noi siamo entrati all’asilo non sapendo che eravamo adatti a quel luogo e così via per tutti gli altri ingressi in società, se prendevamo un votaccio o non capivamo bene qualcosa eravamo degli asinelli, dovevamo fare i compiti da soli col pensiero che non li avremmo fatti bene perché eravamo incapaci, se stavamo male era un vero problema stare a casa quindi era sbagliato persino ammalarsi.
Insomma chi può affermare che questa paura non sia legittima?

LOTTA CONTRO LA NOSTRA VOLONTA’ BIOLOGICA
 Ora che siamo adulti tutti ci chiedono quando ci sposeremo, quando avremo un figlio, quando avremo il secondo, quando divorzieremo e, se non lo facciamo, come abbiamo fatto a restare uniti.
Mettiamo a dormire la nostra vera sessualità con la pillola perché se non si ha un lavoro come si può avere una famiglia?
Studiamo fino a 30/35 anni perché sennò come facciamo a trovare un lavoro?
Restiamo a vivere coi genitori perché studiamo.
E i nostri genitori cosa ci dicono? Che siamo dei dementi, che ce ne dobbiamo andare, che dobbiamo lavorare, che dobbiamo fare figli, che dobbiamo, dobbiamo, dobbiamo!
Ma come POSSIAMO?
Voi mamme ci avete insegnato come divorziare, voi nonne come stare zitte e a noi non va bene né questo né quello. Noi vogliamo una famiglia, non un divorzio (perché lo abbiamo vissuto da figli); non vogliamo tacere (perché è un attentato alla dignità umana); non vogliamo mettere al mondo i nostri figli e farli finire alla deriva.
Noi vogliamo guarire:  trovare la persona giusta, un lavoro, la possibilità di stare coi nostri figli e dire loro che la vita non è solo avere fame, tacere e lavorare.  In tutto ciò che c’è di male? Nulla, ovvio, ma per loro è fuori da ogni logica razionale, non si rendono conto di come sono cambiati i tempi, che viviamo in un paese corrotto dove spazio per noi non c’è, che se non studiamo non possiamo nemmeno più avere un’attività per conto nostro, che se non usiamo il pc siamo tagliati fuori dall’evoluzione, che di tempo non ne abbiamo e che siamo stanchi, stanchi come loro non sono mai stati! Noi viviamo due/tre delle loro vite tutte in una volta, non si rendono conto della quantità enorme di cose che dobbiamo e riusciamo a fare, per loro siamo perditempo, punto.
Con questi presupposti, le ferite, l’inadeguatezza etc … come possiamo in tutta coscienza mettere al mondo dei figli?? Come?
Una volta che abbiamo messo al mondo dei figli ci giudicano e molte  volte in malo modo.
Genitori non responsabili perché lasciamo cadere un figlio che inizia a camminare, strani perché quando cade invece di dire “svegliati!” li coccoliamo e diciamo loro che sono bravissimi e piano piano ce la faranno.
Mamme pazze perché lasciamo un lavoro part-time con contratto a tempo determinato da 400 euro al mese SOLO per stare coi nostri figli; scriteriate perché allattiamo quando “tutti” ben sanno quanto fa bene il latte artificiale;  senza senno perché facciamo fare il bagnetto ai papà, perché insegniamo loro o impariamo assieme a far le pappe buone ai nostri figli.
Papà pazzi perché vanno a far la spesa, perché aiutano le mogli prima di mettersi sul divano la sera, perché pretendono giorni di paternità dopo la nascita del loro bambino!

Ma cosa facciamo poi di così sbagliato?

Ostetrica Cristina


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Abdelghafour

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3 commenti

  1. Senza parole.. bellissimo articolo!! La mia vita da piccina è stata un po meglio sinceramente, mi ritengo fortunata da una parte.. anche se in realtà io da piccola vivevo quasi solo col papà perchè mamma lavorava in orari serali/notturni lavorando in un ristorante.. ma rispecchio tutto questo intorno a me e nelle persone che conosco.. sono d'accordissimo con te, possono criticarci quanto vogliono, ma alla fine solo noi stessi possiamo sapere cos'è il meglio per noi genitori e per i nostri figli, i tepi d'oggi sono totalmente differenti di qnd s'era piccoli noi, per cui non valgono le stesse "regole" che hanno avuto le generazioni precedenti a noi.. e se mia figlia/o non la/o voglio chiamare Costanza o Onofrio, o Primo, o Maria o Giuseppina ..chiedetevi anche il perchè -.-'''

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  2. Io ho avuto uno splendido esempio in questo dai miei genitori, ma comunque tutto quello che scrivi è verissimo!

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  3. VERO!!! Tutto questo mi fa pensare che... ho tre figli maschi, un compagno, un ex marito... Un lavoro... Sono passata dal faccio tutto io al NON CE LA FACCIO PIU'!!! E adesso mi rendo conto di come inconsciamente ho ereditato comportamenti e cresciuto i miei figli per un po come dei principini. MA quando non ce la si fa più si corre ai ripari. E allora piccini è arrivato il momento del'autonomia. AAAAHHH!!! E signori grandini tenetevi un po' i vostri figli che fa bene a voi e a loro, molto bene a loro.

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