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Rientro al lavoro: sono pronta?

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Ho rivisto recentemente il video di una seduta in cui Erving Polster, psicoterapeuta di fama mondiale, incontra una giovane neomamma che gli racconta di un momento particolarmente delicato della sua vita, fonte per lei di notevole ansia. La donna, che ha una bimba di pochi mesi, nelle settimane precedenti la seduta è stata selezionata per l’avvio di un progetto per il quale ha presentato la sua candidatura prima che la bimba nascesse. Essere risultata vincitrice la riempie di orgoglio e tiene particolarmente al progetto, quindi l’idea di riprendere a lavorare la riempie di entusiasmo, o meglio: la riempirebbe di entusiasmo se non fosse per l’ansia che all’improvviso le è cresciuta all’idea di lasciare la bimba alle cure della suocera. La nonna, seppure saltuariamente, si è già presa cura delle bimba che con lei è stata benissimo, è una donna che riscuote la sua stima e di cui lei si fida ciecamente. Razionalmente è convinta che la scelta di riprendere a lavorare in questo momento sia la scelta migliore, eppure…
“Quando ti sei candidata per quel lavoro sapevi cosa avresti fatto, ma non sapevi come ti saresti sentita…” le dice Polster e alla donna si apre un mondo…
… emotivamente c’è qualcosa che la blocca, che la fa sentire in ansia e che non la rende libera di riprendere serenamente il lavoro.
È un vissuto comune a molte delle mamme che interrompono il lavoro durante la gravidanza e hanno la fortuna di poter riprendere a lavorare: da un lato, il lavoro, un’attività che magari soddisfa le proprie aspirazioni personali e professionali, dall’altro la difficoltà a lasciare quell’esserino di pochi mesi che ormai da più di un anno, tra gravidanza e primi mesi di vita, è parte di noi. Essere madri non è mai un’esperienza dai colori netti e radicali, non è mai tutto bianco o tutto nero, e confrontarci con sensazioni tanto contrastanti può essere spesso causa di ansie talmente forti da portare ad un blocco dell’attività.
E allora cominciamo a sfatare alcuni miti: primo fra tutti quello che tutte le madri sperimentino le stesse emozioni e sensazioni. Niente di più falso: se la collega è tornata a lavoro senza sensi di colpa o ansie non necessariamente deve essere lo stesso per me. Non esiste un solo modo di essere madri, un modo giusto di sentirsi nei confronti del nostro bimbo e della nostra vita: esiste quello che ognuna di noi mamme sente in quel preciso momento. Cerchiamo di non giudicarci e, semplicemente, ascoltiamoci: siamo quello che siamo e non possiamo essere diversamente. E perché dovremmo, d’altronde?
Molti dei sensi di colpa che le madri sperimentano, sia che scelgano di riprendere il lavoro, sia che scelgano di restare a casa con i figli, sono determinati da condizionamenti di natura culturale e sociale: se nella mia famiglia tutte le donne hanno ripreso a lavorare subito dopo la gravidanza, sarò portata a pensare di doverlo fare anche io e a sentirmi “sbagliata” se quello che vorrei è restare a casa.
Essere consapevoli delle origini della nostra ansia può aiutarci a scegliere più responsabilmente le nostre future azioni da mamma: la scelta di riprendere a lavorare o restare a casa dovrebbe essere una scelta consapevole e responsabile, nel senso dell’accettazione responsabile delle conseguenze che dalla nostra scelta possono derivare, ad esempio l’ansia.
La neomamma della seduta con Polster sperimentava un’ansia che non aveva previsto: sebbene razionalmente fosse convinta della scelta di riprendere subito il lavoro, non aveva considerato che al momento di farlo le avrebbe dato così fastidio l’idea di lasciare la propria bimba alle cure della suocera. Non riusciva ad accettare che la propria bimba si sarebbe potuta legare affettivamente ad una persona che non era lei ed anche questo è un vissuto piuttosto comune tra le mamme. Accettare, ad un certo punto, da un lato che esistano altre persone in grado di prendersi cura del nostro bimbo e dall’altro che il nostro bimbo possa sperimentare sentimenti di attaccamento per una persona che non sia la mamma. La gestione della distanza, del distacco della madre dal bambino non è fonte di ansia solo per il piccolo, ma anche per la madre che, soprattutto se alla prima gravidanza, dovrà riuscire a ridare il giusto spazio ad ognuno dei ruoli che ricopre come donna. Madre, moglie, lavoratrice sono solo diverse sfaccettature dell’essere donna e, sottolineo, anche in questo caso per ognuno di questi ruoli non esiste “il giusto spazio” in assoluto, ma solo lo spazio che personalmente ognuno sceglie di darsi.
A proposito, nel video la neomamma alla fine della seduta si alza con un sorriso e una nuova speranza. Di fronte alla sua difficoltà ad accettare il rapporto della bimba con la nonna, Polster le ha semplicemente fatto notare che difficilmente qualcuno potrà mai mettere in dubbio il legame con la sua bimba e che, forse, la bimba potrà giovare del fatto di crescere “emozionalmente bilingue”, avendo non una, ma due importanti figure affettive di riferimento. È qui che l’espressione della donna cambia. È qui che si ricorda di essere cresciuta anche lei con una nonna e di averla adorata.

Vi aspetto, in chat, per parlare delle vostre emozioni riguardo al lavoro e all’essere madri.

Psicologa Valeria


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Abdelghafour

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7 commenti

  1. e' vero che non tutte proviamo le stesse emozioni. Io ho lasciato sarah al nido a 2 mesi e mezzo, dal tirocinio non retribuito non csi va in maternità. Io ho preso quella decisione, perchè sapevo che più sarebbe stata grande, più sarebbe stato straziante per lei.
    E così è stato.E ho avuto pochi rimorsi per quella scelta, banalmente ora che ha 4 anni e un carattere molto molto difficile perchè ecessivamente introversa mi trovo in difficolta-.

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  2. La situazione descritta nell'articolo è tipica di alcune mamme, ma non di tutte. Moltissime, me compresa, si sono trovate nella tua situazione: quella di non avere un lavoro stabile, con maternità e contribuiti, e di dover devidere se continuare o lasciare. Anche la mia bimba ha iniziato il nido a 9 mesi, e anche io mi sono accorta che più diventava consapevole, più era difficile lasciarla, anche se a quel punto era già abituata. Più crescono più si rendono conto del distacco. La mia bimba ha iniziato la materna quest'anno e tutt'ora, ogni mattina, mi dice "ma io vojo stare tutto il giorno con te".
    Non è facile.
    Psicologa Valeria

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  3. la mia invece è sempre nervosa quando torna da scuola, una sorta di rivalsa

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  4. piccina, ma anche a scuola è nervosa?

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  5. Condivido l'ansia e la difficoltà del distacco della mamma nell'articolo, a volte però non c'è solo la voglia di rimettersi in gioco come donna "in carriera", ma anche portare lo stipendio a casa. Ed allora gli sforzi per riprendere il lavoro sono ancora più impegnativi, il sacrificio che sta facendo la tua bimba di trascorrere 10h della sua giornata in un asilo nido, senza sapere dov'è la sua mamma è terribile. Lo vedi nei suoi occhi, nelle sue braccia che si tendono verso di te, anche se non parla ancora ti fa capire quanto sia difficile per lei stare lontana da te e viceversa.. per me è stato così! In più la mia preziosa bimba si ammallava ogni 2 settimane e non avendo nessun a cui appoggiarmi, restavo a casa da lavoro..allora è iniziato anche il mio incubo, il mobbing... una vera lotta contro di me (tutte donne senza figli contro di me...)..telefonate intimidatorie, clienti che mi venivano portati via, totale indifferenza o un continuo di aggressioni per le mie assenze... Perché possiamo diventare madri ma poi non possiamo fare le mamme anche se lavoriamo?? Ma le generazioni future chi le mette al mondo se non noi?? Non tutti hanno i nonni vicino, non tutti posso permettersi una baby sitter oltre il nido.. Stavo solo curando la mia bimba... mi sono ritrovata all'ospedale con lei, ma anche allora non mi hanno creduta, pensando che volessi stare a casa e basta... e penso che non sia l'unica mamma che sia stata vittima di discriminazioni solo perché non siamo più disponibili 24/24H e sette giorni su sette, quando cmq il tuo contratto di lavoro non lo prevede.. perché si creano queste situazioni???
    Ora fa tutto parte del mio passato..ma ripensarci fa male... mi piacerebbe che la mia esperienza possa essere d'aiuto a chi si ritrova nella stessa situazione.. Se c'è qualcuna che ha bisogno, sono qui... A presto! Vale

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  6. Ciao a tutte io rientro dopo 13 mesi a casa in quanto ho avuto problemi di salute ormai la mia piccina e mamma dipendente e io non riesco a immaginare cosa proverò fra pochi giorni i primi di luglio ma la cosa che non mi fa dormire e pensare a cosa penserà lei? La mia mamma se ne va e non mi porta con lei cosa ho fatto?
    Perchè non stiamo più assieme? Ecc. Ecc,
    Non è possibile che dopo tutta questa fatica occorra sopportare una "tragedia" del genere e poi metteteci il fatto del rientro in un luogo dove si è sprecato tempo e anni di vita per essere demansionati in quanto in gravidanza!!!!

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  7. Ciao Anonima mamma nuovamente a lavoro dopo 13 mesi!
    lanci due bombe tra le più difficili da gestire nella vita di una donna mamma: il distacco dai figli e il rapporto con un mondo del lavoro che spesso declassa e sminuisce il lavoro delle donne solo perchè hanno scelto di diventare mamme.
    Rispetto al rapporto con la tua bimba mi sento non solo di tranquillizzarti, ma anche di suggerirti di stare il più serena possibile: la bimba sentirà quello che sentirai tu. Certo, inizialmente non sarà contenta di non passare più tante ore in compagnia della mamma, ma se vivrà questo passaggio come un momento di crescita o come "una sua colpa" molto dipenderà da quello che gli adulti intorno a lei le trasmetteranno. Vedere che tu vai, ma poi ogni giorno, al termine del lavoro torni da lei non potrà che rafforzarla nel suo senso di identità e indipendenza dandole la sicurezza di una mamma che torna sempre. Purtroppo spesso siamo noi mamme a vivere il momento del distacco come una "tragedia" e a trasmettere questo senso ai nostri bimbi, mentre invece il distacco è certamente più sereno se ci allontaniamo consapevoli che il nostro essere donna si completa anche attraverso il nostro lavoro, che fa parte della nostra vita e ci completa.
    Certo, rientrare in un ambiente che non ci soddisfa e dove non ci sentiamo realizzate non ci facilita al momento del saluto ai bimbi ma se non possiamo cambiare il mondo che ci circonda possiamo provare a guardarlo dall'alto delle nostre priorità, dal nostro punto di vista, provare a lavorare per noi stesse e non per gli altri, riconsiderando le nostre aspettative e provando a pensare che la situazione che viviamo ora, di donne e mamme, è il risultato di una nostra scelta: cambia leggermente la posizione, no? Da donna vittima a donna responsabile della propria vita: è la posizione migliore per attrarre tutta l'energia e la positività di cui abbiamo bisogno.

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