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Siamo tutte mamme in cammino

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Quando, incinte, immaginiamo la nostra vita con il bambino che nascerà, all'orizzonte non si prospettano particolari problemi: il bambino crescerà, sarà bello, buono, sano, dormirà, mangerà e farà la cacca tranquillamente. Allattarlo poi sarà una passeggiata: l'hanno fatto tutte le donne, nel tempo, perché dovremmo avere problemi noi? E se, per caso, non riusciremo ad allattarlo, passeremo, senza alcuna remora e senza sentirci in colpa, al latte artificiale.
Sì, qualche preoccupazione ci sarà, ma sarà tutto sotto controllo. Saremo un po' stanche, certo, ma saremo felici, soddisfatte, sorridenti, belle, efficienti, infaticabili e disponibili. Il papà sarà al settimo cielo, ben contento di spupazzarsi il bambino al ritorno dal lavoro e di svegliarsi la notte in quei rari casi in cui il piccolo piangerà.
Nei nostri pensieri non c'è spazio per la frustrazione, la stanchezza, le notti insonni, i pensieri ostili e distruttivi che spaventano e ci fanno male. Tutto ciò ha un nome: si chiama “idealizzazione iniziale” della maternità e lo psichiatra Recamier ha sottolineato come, se questa non ci fosse, nessuno metterebbe al mondo un figlio, visto che il compito dei genitori è un compito veramente duro.

Poi il bambino nasce ed emergono situazioni impreviste, difficili da sostenere. Scopriamo, soprattutto, che niente è più sotto controllo. L'istinto materno, quell'istinto che immediatamente avrebbe dovuto guidarci, dov'è? Il bambino piange inconsolabile e noi non capiamo perché, non dorme, rimane attaccato al seno per ore oppure si rifiuta di mangiare, ha le coliche, non fa la cacca o fa sempre la cacca di colori e odori inimmaginabili (la cacca dei bambini è cacca d'angelo?).... Ecco che comincia la faticosa esperienza della maternità, del sentirsi impotenti, impreparate, stanche e, soprattutto nel caso di un primogenito, senza le competenze acquisite con l'esperienza.

Alle emozioni che ci aspettavamo, gioia, felicità, soddisfazione, se ne aggiungono altre che non avremmo mai immaginato di poter legare all'esperienza del diventare mamma: frustrazione, stanchezza, tristezza, rabbia, ribellione, rifiuto, ostilità, aggressività. Sentimenti forti e destabilizzanti cui facciamo fatica a dare un nome, a cui, a volte, non possiamo neppure pensare senza sentirci in colpa.
Eppure l'ambivalenza, l'oscillare tra emozioni opposte, rientra nella normalità dei legami affettivi. La maternità, la relazione più profonda, intima, potente e complessa dell'esistenza dovrebbe esserne esclusa?

È il confronto con il modello iniziale dell'essere mamma, un modello idealizzato da noi stesse e dalla società, fatto di certezze incrollabili, senza alcun imprevisto, in cui tutto è gestibile e sotto controllo, a farci sentire mamme sbagliate, imperfette. Eppure la vita, come ben evidenzia Alba Marcoli nel suo bellissimo libro “La rabbia delle mamme”, è esattamente l'opposto: si presenta in infinite varietà, diversa per tutti, imperfetta per eccellenza, piena di imprevisti ed eventi che non sono nelle nostre mani e che sfuggono al nostro controllo.

Il rischio è però quello di sentirsi sole, di chiudersi e non condividere i propri sentimenti, per paura di essere giudicate, di non essere comprese, accolte e accompagnate in questa instabilità emotiva. È importante che ogni mamma, nel duro compito di offrire cure al suo piccolo, sia essa stessa oggetto di cura e che trovi un luogo o delle relazioni in cui possa sentirsi meno sola, imperfetta tra tante mamme imperfette.

Non esiste una mamma perfetta, ma esiste una mamma per il suo bambino, nei momenti di buio e nei momenti di luce. Esiste una mamma in cammino...

Laura Ballerio
Counsellor perinatale


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Abdelghafour

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2 commenti

  1. un cammino che diventa sempre più impegnativo. quando erano piccole pensavo di dover affrontare mille problematiche ora mi rendo conto che ogni anno le problematiche sono sempre più grandi ma è ogni giorno più bello!

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  2. Articolo bellissimo e penso utilissimo a tutte le future mamme come me!!! Grazie!
    Fiorediluna

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