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Recensione: Il bambino indaco - di Marco Franzoso

5 commenti
Ho pensato a lungo prima di scrivere questa recensione, così come ho pensato a lungo prima di decidermi a leggere Il bambino indaco e dopo averlo letto, come chi mi legge sul blog sa già perché ne ho parlato anche là.
Non trovavo il coraggio di contaminare questo spazio, per me fonte di tanta serenità e sorrisi, portando la forza, la rabbia, la tristezza legati a questo libro. Soprattutto mi sembrava che il personaggio di Isabel, nel libro la madre del bambino indaco, fosse così lontana dalle madri solari, piene di vita e attenzioni verso i loro bimbi e verso la loro esperienza di maternità, mi sembrava fosse così palesemente sbagliata e colpevole da non meritare uno spazio in questo angolino così luminoso e ricco, come se, con la sua sola presenza avesse potuto offuscarlo anche solo per il tempo della lettura di un post.
Giudicavo, come spesso accade. Giudicare, cercare e trovare un colpevole è talmente insito in noi, che anche in questo caso avevo già condannato Isabel ed il libro rendendoli indegni di questo posto. E ovviamente avevo giudicato e categorizzato anche QNUM, caratterizzandolo definitivamente come l’isola che non c’è dove solo cose belle possono accadere e solo madri, padri e bimbi felici possono affacciarsi. L’incontro con tante di voi, con tante delle vostre storie, ogni volta, invece mi riporta alla realtà e come uno schiaffo mi ricorda che non esistono solo belle e felici famiglie e belle e serene gravidanze, ma anche tante storie tristi, storie di rabbia, di rancori e che solo parlandone e affrontandole è possibile trovare uno spiraglio, se non una strada, per risalire la china.
E così mi sono decisa.
Il bambino indaco, di Marco Franzoso è un libricino di appena 132 pagine che si legge in un soffio, se si riesce a soffocare l’angoscia, la rabbia, la tristezza, la paura che possa succedere a noi o a qualcuno che ci sta vicino. Perché la storia del bambino indaco è purtroppo più comune di quel che si pensa, come testimoniano ogni anno le notizie di madri o padri che agiscono con violenza nei confronti di bimbi e neonati. E la sensazione, leggendolo, è proprio quella di reagire come di fronte ad un fatto di cronaca, come se, in una puntata di Porta a porta o Quarto grado, dovessimo trovare per forza il colpevole, i complici, le attenuanti. Vi anticipo subito che nella storia del bambino indaco è difficilissimo trovarli, così difficile da sembrare, invece, semplicissimo: perché sembra semplice dire che il romanzo racconta la storia di Isabel che non regge lo stress di una gravidanza, di una nuova vita e reagisce come può, ritirandosi in un mondo suo, dove tutto ciò che crede di fare per il suo bimbo finisce invece per portarlo vicinissimo alla morte. Ed è altrettanto semplice assolvere i personaggi che le ruotano intorno, il marito, la suocera, i servizi sociali i carabinieri, che non riescono a trovare la giusta soluzione per salvare lei ed il bambino. È un racconto straziante quello di Marco Franzoso, un racconto dove, a mio parere, invece, non si salva nessuno, nemmeno il lettore che non può non sentirsi preso in causa, non riesce a non proiettare le proprie paure, le personali esperienze e vorrebbe fin dalle prime pagine essere tra le righe per provare a scuotere i personaggi proponendo nuove soluzioni, nuove vie di fuga.
Ci vuole coraggio per prenderlo in mano, ci vuole coraggio per accettare che nessuno di noi è perfetto, soprattutto di fronte ai bimbi e alle loro piccole vite.
Ma se riuscite a trovare il coraggio di leggerlo non potrete non aprire il cuore a questa storia, a questi personaggi a questo piccolo, piccolissimo, bambino indaco.

Psicologa Valeria


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Abdelghafour

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5 commenti

  1. Buongiorno,
    ho letto con molta attenzione e con molta commozione questa vostra recensione.
    Ci tengo a dirvi che ho cercato per quanto ho potuto di scrivere un libro sincero, e ho affrontato il peso, e la fatica e il dolore di farlo e di raccontare proprio questa storia.
    Credo sia sempre importante sapere che al di là dell'ideale di perfezione che ci portiamo addosso, la maternmità sia prima di tutto un rapporto tra individui, con tutte le sfaccetatture, le gioie ma anche le incrinature che ciò comporta. Saperlo può aiutarci ad essere delle madri e dei padri migliori.
    Grazie per le vostre parole,
    MArco Franzoso

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  2. Fantastica recensione, complimenti

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  3. Grazie a entrambi per le belle parole.

    A Marco Franzoso soprattutto per le pagine del libro.

    A mammadifretta per i complimenti

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  4. Buongiorno, è la prima volta che scrivo, anche se leggo da un po'.
    L'ho letto anche io.
    ecco qui la mia recensione:
    http://labiondaprof.wordpress.com/2012/03/23/il-bambino-indaco-di-marco-franzoso-per-il-venerdi-del-libr/

    Buon week end

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  5. Ho letto il racconto tutto d'un fiato, e quanto sono giunta alla conclusione mi sono commossa. Immagino ancora quando il bambino con lo sguardo rivolto al cielo saluta la mamma........
    Anch'io sono una mamma, e voglio il meglio per i miei figli, ma non capisco come si possa arrivare a tanto......
    Da quello che ho intuito Isabel era ortoressica. Tutti sanno che mangiare sano fa bene ma quando la ricerca di cibi puri, diventa un'ossessione non si tratta più di un fatto legato all'igene e alla salute, ma di una vera e propria malattia.

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