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Dal concepimento alla nascita: l'importanza del periodo perinatale

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Proviamo a focalizzare l'attenzione su quel periodo dell'esistenza compreso tra il concepimento e il primo anno di età: 21 mesi, più o meno, che comprendono la vita nel grembo materno (di cui ho parlato nel post il dialogo dei nove mesi), il momento del parto, la nascita, i primi istanti ad essa immediatamente successivi, le prime interazioni con la mamma.
Tutti questi eventi rappresentano le nostre “prime” esperienze, in ordine cronologico ma non solo. Molti ricercatori e molti studiosi della vita perinatale hanno evidenziato come esse siano “prime” anche in ordine di importanza: il nostro stato di salute psico-fisica in età successive sembra essere strettamente intrecciato alle esperienze vissute in questo periodo (periodo primale), in cui siamo estemamente ricettivi e vulnerabili.

Michel Odent, chirurgo di fama internazionale e fondatore del Primal Health Institute,  sostiene ad esempio che, semplificando, la nostra salute è in gran parte condizionata da ciò che succede nell'utero, mentre la nostra capacità di amare è “determinata” da ciò che avviene alla nascita. Insieme ad altri collaboratori ha strutturato un database sulla ricerca primale, cioè su tutti quegli studi che analizzano le correlazioni tra periodo perinatale (da lui chiamato “primale”) e salute e tratti di personalità nelle fasi successive della vita. Questo database è consultabile on line, ma solo in lingua inglese, all'indirizzo http://www.primalhealthresearch.com/.

Cosa farsene di queste informazioni?

Come esseri umani ci possono aiutare ad integrare la nostra storia, andando ad aggiungere qualche pezzettino al puzzle della nostra esistenza.

Come futuri genitori, ci suggeriscono di porre una particolare attenzione ai mesi di gravidanza, alla nascita e ai momenti ad essa successivi, tenendo presente che essi hanno una valenza non solo biologica ma anche emotiva e psichica.

Come genitori ci possono fornire alcuni elementi in più per comprendere il nostro bambino, e decodificare, eventualmente, alcuni suoi comportamenti. Willian Emerson, psicoterapeuta, ha individuato ad esempio un pianto del bambino che definisce “pianto del ricordo”, in cui il piccolo esprime, nell'unico modo che conosce, la memoria del dolore di un'esperienza perinatale. Comprendere che la nascita è un'esperienza difficile e che questo evento può impattare profondamente ci può dare uno strumento in più per essere in empatia con il nostro piccolo e il suo bisogno di piangere.



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Abdelghafour

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