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Recensione: O i figli o il lavoro - di Chiara Valentini

2 commenti
Ultimamente i libri mi inseguono. O forse sono io che provo a sfuggire loro ed inevitabilmente mi lascio alla fine imprigionare nella loro tela.

Mi è successo anche con O i figli o il lavoro di Chiara Valentini. L’ho incontrato per la prima volta, in occasione dell’uscita in libreria il 7 marzo, tra le pagine de L’Espresso dove ho letto l’articolo di presentazione ed un estratto del primo capitolo e, come talvolta mi accade, non sono riuscita ad andare oltre le prime righe per la rabbia, ripromettendomi di riprendere la lettura in un momento di calma ed, invece, dimenticandomi completamente del proposito. Ma il libro di Chiara Valentini non ha desistito dall’intento di colpire la mia attenzione e mi si è riproposto più volte fino a quando ho deciso di leggerlo per intero. 

E la rabbia non è certo passata. O i figli o il lavoro parla esattamente di quello che il titolo suggerisce. Chiara Valentini, giornalista attualmente in carico a L’Espresso, sul cui sito scrive anche il blog ROSABLOG racconta, in un viaggio da nord a sud, le storie, le cifre, le speranze e le delusioni di un’Italia in cui, purtroppo, per una donna in attesa o con figli a carico, conciliare maternità e professione equivale a combattere una dura battaglia.

Perché nonostante decenni di lotte, nonostante la spesso falsa apertura verso le famiglie, le donne e la maternità, la gravidanza è, di fatto, considerata un peso, un costo, qualcosa da allontanare e nascondere e non una ricchezza. E nel libro scivolano, una dopo l’altra, le storie di donne allontanate dal lavoro, mobbizzate da colleghi e superiori (anche donne!), costrette a firmare le dimissioni in bianco al momento della firma del contratto o a tremare nell’attesa di sapere se il contratto a termine sarà rinnovato (solitamente no!). E non è una questione di competenze, titoli di studio, settori o livelli professionali: l’ostracismo del pancione accomuna donne laureate, diplomate, senza titoli, manager in carriera, dottoresse, infermiere o commesse. E se, a causa di questa situazione, molte donne rimandano il momento del primo figlio fin quasi al confine del periodo fertile, laddove il contesto sociale è più povero di opportunità e possibilità si evidenzia, invece, l’attrazione di ragazzine giovanissime per la maternità precoce vissuta come “unico futuro possibile”. In nessun caso la donna sembra libera di concedersi serenamente l’esperienza della maternità.

Ma il libro offre anche speranza e positività: l’atteggiamento dei padri che cambia ogni giorno di più ed è sempre più di supporto, il riscatto di Laura e Marilena che dal nulla mettono in piedi Radio Scampia, la radio delle mamme del quartiere; la voce di donne, associazioni, blog che sempre più evidenziano e smascherano situazioni di discriminazione ed intolleranza e lavorano per creare un mondo del lavoro sempre più a misura di mamma. Soprattutto a cambiare sembra essere l’atteggiamento delle mamme che sempre meno rinunciano al lavoro e sempre più dichiarano a gran voce la loro volontà di lavorare.

Ed è ormai notizia di cronaca politica il recente interesse del Ministro Fornero nei confronti della questione delle dimissioni in bianco che molte donne sono obbligate a firmare contestualmente alla firma del contratto a ratifica dell’accordo (!!) per cui in caso di gravidanza lasceranno l’azienda. L’8 marzo, nello stesso giorno di uscita del libro, il Ministro dichiarava “Il nostro compito è fare leggi efficaci per contrastare l’uso di una pratica vergognosa. Metteremo queste norme nella riforma (…) Vogliamo contrastare in modo efficace un procedimento vergognoso. È mia intenzione intervenire contro la pratica delle dimissioni in bianco, un fenomeno che colpisce gran parte delle lavoratrici, frutto anche del preconcetto antifemminista ancora presente nel mondo del lavoro. Esistono diversi progetti di legge su cui tutte le forze politiche presenti in Parlamento sono d’accordo. Questo può e deve cambiare, molto si può fare per conciliare famiglia e lavoro, soprattutto se crediamo che la crescita di lungo periodo non può prescindere da un maggior coinvolgimento delle donne nel mondo del lavoro” (Fonte: GenitoriCrescono).

Nei giorni scorsi è stato inserito nel testo del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro un’area definita “Equità di genere” che prevede “norme di contrasto alla pratica delle cosiddette ‘dimissioni in bianco’, con modalità semplificate e senza oneri per il datore di lavoro e il lavoratore e il rafforzamento (con l’estensione sino a tre anni di età del bambino) del regime della convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri“ (Fonte: GenitoriCrescono).

Il percorso del disegno di legge è ancora lungo e non è detto che anche questa sezione non subirà modifiche o sarà effettivamente attuato e/o attuabile nella realtà del mercato del lavoro. 

Ma già il fatto che un Ministro donna sia riuscita a porre l’accento sulla questione, introducendola in un disegno di legge ci fa ben sperare per un futuro più attento al riconoscimento della ricchezza che una gravidanza può portare all’intera società e, di conseguenza, anche alle aziende.

Potete trovare qui la presentazione de L’Espresso ed un estratto del primo capitolo; qui la presentazione sul sito dell’editore Feltrinelli.

O i figli o il lavoro
Chiara Valentini
224 pagine
Editore Feltrinelli, serie bianca
€16 euro (acquistato online €13,60)


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Abdelghafour

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2 commenti

  1. Grande ;)! Anche a me perseguita questo libro, che al momento però mi sono imposta di non leggere. Sono una lettrice accanita e il "problema" di noi donne-madri-lavoratrici mi tocca da vicino, in un momento in cui il mio lavoro sta volando via. Io ho scelto di avere tre figli. Ho aspettato tanto, perché non era mai il momento giusto (scadenze di contratti, possibili rinnovi...). Alla fine mi sono "buttata". In questo momento di crisi, le scuse per tagliare posti di lavoro non servono nemmeno. Non serve licenziarti, basta modificarti stipendio e orari di servizio e voilà: sei costretta a licenziarti. Però oggi leggere questo libro per me vorrebbe dire che non ci sono alternative. E non voglio che sia così! Per me almeno! Voglio sperare di trovare energie e forza per re-inventarmi di nuovo, dopo tre figli, over 40, lasciando da parte quello che la razionalità mi direbbe...
    In-solito struzzo? O In-solita ottimista?

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  2. Ciao Solita mamma, la mia iniziale repulsione per questo libro nasceva proprio dal tuo stesso filo di pensieri: i 40 li faccio quest'anno e con una bimba e il lavoro dei miei sogni ad oltre 200 km da quella che ho scelto come casa mi sono dovuta reinventare per forza. Alla fine ho scelto di leggerlo e di parlarne proprio perchè le mamme come te diventino consapevoli di quello che vogliono essere: struzze o ottimiste? Siamo noi a sceglierlo ogni giorno. Lavorando per noi stesse prima di tutto!
    Grazie per il tuo commento! :D

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