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Amo et odio: la ricchezza del rapporto genitori-figli

2 commenti

Non lo sopporto”, “Non ce la faccio più”, “Che fatica”... vi è mai capitato di pensare o pronunciare queste frasi riferendovi a vostro figlio? A me sì e, insieme a me, a tante altre mamme!

Quando il mio bimbo era piccolo mi sentivo in colpa, estremamente in colpa per questi pensieri o emozioni, forti e dirompenti. Ora ho compreso, dopo anni di gavetta genitoriale, che l'emergere di vissuti e pensieri di ostilità e rifiuto nei momenti di maggiore stanchezza e sfinimento è la cosa più naturale del mondo e che sarebbe altrettanto naturale se questo fatto potesse essere accettato, capito e condiviso con chi ci sta intorno.

La relazione genitori-figli è costellata dalla presenza simultanea di emozioni opposte e spesso destabilizzanti e accanto all'amore, alla stima e all'adorazione per il proprio bambino possono trovare spazio anche sentimenti quali l'insofferenza, la non sopportazione, il rifiuto.

Non è facile trovarsi in mezzo a emozioni così diverse tra loro e, sopratutto, non è facile permettersi  di riconoscere e legittimare anche i momenti di rifiuto che l'esperienza di diventare genitori porta inevitabilmente con sé.

Di fatto è proprio l'integrazione tra sentimenti diversi e a volte opposti a rendere la relazione genitori-figli così piena di esperienza e così carica di affettività da essere, come ben ci ricorda Bowlby, la relazione più ricca tra esseri umani.

Proprio per questa ricchezza unica è utile non censurare e riconoscere pienamente il diritto anche alle emozioni “spiacevoli”. Sono le due facce della stessa medaglia, non ci può essere l'una senza l'altra! 

Esserne consapevoli non solo razionalmente, ma anche emotivamente […] fa parte della fatica e dell'esperienza del diventare grandi e del fare gli adulti”.

Peccato che però dire e condividere questa ambivalenza, soprattutto quando stiamo costruendo la nostra identità di mamme, appaia spesso a noi stesse e agli altri cosa “brutta”, “che non si fa”, quasi a voler negare l'esistenza di sentimenti ed emozioni che però ci sono e hanno il diritto di avere un loro riconoscimento.

Eccoci quindi ad un piccolo vademecum emotivo:

1. Le emozioni non si possono mettere in discussione: non ce ne sono di buone e di cattive, di giuste e
   di sbagliate, di vere o di false, sebbene alcune siano di fatto più piacevoli di altre. Ci sono, punto e
   basta. Non sminuitele o giudicatele.

2. Imparate a dare loro un nome e un significato preciso: c'è una grande differenza tra “rabbia”  e
   “fastidio”, tra “apprensione” e “paura”, tra “serenità”, “gioia” e “estasi”. Dove sentite l'emozione?
   Come si manifesta? Ascoltate anche il vostro corpo, che può essere un valido alleato. Essere
   consapevoli delle proprie emozioni agevola il cammino verso l'autostima, l'autocomprensione e verso
   le relazioni con gli altri.

3. Le emozioni che vengono negate o evitate, stressano, conducono all'isolamento e al risentimento.
   Fare lo struzzo e nascondere la testa sottoterra non serve. Se vengono riconosciute e condivise,
   libere da disappunto, critica o biasimo, facilitano la comunicazione e ci fanno sentire meglio.

4. Le emozioni che vengono sminuite, giudicate o tenute in poco conto dagli altri creano risentimento,
   frustrazione e rabbia. Evitate le persone che non riconoscono i vostri sentimenti.

5. Le emozioni, se espresse o accettate, si ridimensionano, trovano la loro collocazione e il loro
  significato. Sono utili strumenti per indicarci a che punto siamo, su cosa lavorare, che strada seguire.

6. Se le emozioni “spiacevoli” dovessero diventare persistenti, permeare la vostra esistenza e oscurare
   quelle “piacevoli”, fate il punto della situazione e valutate l'opzione di rivolgervi ad una figura
   professionalmente preparata a supportarvi e accogliervi!



Bibliografia
Marcoli A., “La rabbia delle mamme”
Heinowitz J., “Il papà incinto”


Immagine presa qui


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Abdelghafour

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2 commenti

  1. grazie...sopratutto per il vademecum.
    spesso mi capita di sentirmi stanca e sfiduciata e mi sento inadatta a fare la mamma....ma poi capisco che è solo la stanchezza.

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  2. Grazie... fa bene leggere certe cose :)

    RispondiElimina

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