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Ma i cavoli... li porta la cicogna?

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Princi ha tre anni e per raccontare alla mamma qualcosa di sé (per dimostrare di non essere un micio!) le ha spiegato “Mamma sono Princi… perché sono nata da te”. Sa che i bimbi prima di nascere sono nella pancia della mamma e, a dire il vero, complice un noto cartone animato con genitori magici, fino a poco tempo fa era convinta che i bimbi potessero nascere anche dalla pancia del papà.

Il Nano ha sei anni ed è convinto che nella pancia della mamma ci sia una sorellina, perché “Mamma, lo vedi che ti si sono riempiti i seni di latte!” e la mamma ha già capito che, oltre ad una imminente chiacchierata su come nascono i bambini, sarà presto importante chiarire al giovane l’esistenza dei push-up.

Chi ha bimbi da tre anni in su già lo sa, il loro sguardo è attento, curioso e senza malizia. Hanno sete di sapere, osservano e rilevano tutto ciò che di bello e magico accade loro intorno, ma non sono sciocchi e non è più tanto facile liquidare la faccenda con storielle di cavoli e cicogne, anche perché al giorno d’oggi hanno molte più informazioni a disposizione (non sempre adatte alla loro età, come quelle che ricevono spesso dai media) ed è quasi più probabile che ad un certo punto saranno loro a spiegare ai  genitori i perché ed i per come del concepimento.

Che fare allora di fronte alla fatidica domanda “Mamma, come nascono i bambini?”.

Il livello di imbarazzo e impreparazione di fronte a questa domanda può essere vario ed è legato al carattere, alla vita ed alla formazione di ogni genitore. Il primo consiglio di fronte a questa richiesta, come di fronte ad ogni richiesta dei bambini, è quello di non fingerci diversi da quello che siamo: i bambini si accorgeranno subito se stiamo recitando una parte che non ci appartiene. Se la richiesta ci coglie impreparati o ci imbarazza eccessivamente, possiamo prendere tempo, rispondendo che la risposta è complessa e abbiamo bisogno di studiare o preparare la risposta e che risponderemo appena avremo trovato il modo più giusto. Possiamo proporre di cercare assieme un libro, o un cartone animato, che possa aiutarci a rendere il tutto più chiaro: in questo modo coinvolgeremo il bambino nella ricerca della risposta e lo rassicureremo sul fatto che non stiamo cambiando argomento per non rispondergli, ma abbiamo veramente intenzione di organizzarci (anche perché il depistaggio non funzionerebbe e, in mancanza di una risposta a breve, vi sentireste ripetere la domanda o, peggio, spingereste il bambino a provare con qualcun altro).

Soprattutto è importante non lasciarsi prendere dalla paura di parlare di argomenti considerati scabrosi ed evitare che, alla ricerca della metafora migliore per dire e non dire, si finisca per raccontar di ortaggi e pennuti. I bambini hanno delle antenne fenomenali in grado di captare ogni nostro tentativo di nascondergli qualcosa e non accetteranno facilmente una favoletta come spiegazione di qualcosa che è quotidianamente davanti ai loro occhi. Anche in questo caso Princi e il Nano continuerebbero a chiedere conto della loro curiosità, fino a non ottenere una risposta che li soddisfi.

Che la nostra risposta sia in forma di racconto, film, cartone o lezione di biologia dipenderà quindi esclusivamente dal nostro essere, ma ciò che non dobbiamo dimenticare è che l’educazione affettiva, ancor prima di quella sessuale, inizia dall’esperienza che i bimbi hanno del rapporto con e tra i genitori: spiegare come nascono i bimbi non può prescindere dal mostrare loro che la nascita di un bimbo è il risultato del fatto che i genitori si vogliono (o si sono voluti) bene. E l’amore non si spiega: si mostra, si sperimenta, si vive giorno per giorno.



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Abdelghafour

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