lunedì 6 agosto 2012

Recensione: Benedetti genitori; guida alla crescita interiore del genitore consapevole - di Myla e John Kabat-Zinn. Edizioni Corbaccio.


Questo libro mi ha trovato in un momento particolare della mia vita, in cui ho deciso di dedicare un mese ai miei figli, in un dorato isolamento, in cui ci sono quasi solo per loro e per me stessa. “Benedetti genitori; guida alla crescita interiore del genitore consapevole” mi sta accompagnando e raccontando cosa sto sperimentando.
Ci sono molti manuali che si occupano di come essere bravi genitori ma pochi libri si occupano dell’esperienza interiore di essere genitore. I coniugi Myla e John Kabat-Zinn iniziano ricordandoci che consigli sul “come fare” non possono sostituire il lavoro che ognuno di noi deve fare su se stesso, per essere “autorevole” sulla propria vita.
Infatti questo è un libro che parla di consapevolezza, che significa coscienza attimo per attimo senza giudizi

Significa essere capaci di prestare attenzione attimo per attimo al momento presente.
In realtà nella nostra vita quotidiana, e in particolare nel nostro ruolo genitoriale, il più delle volte innestiamo il pilota automatico o re-agiamo nelle situazioni, dando per scontate molte cose, non prestando attenzione a tanti piccoli particolari e sfumature. Il tempo, la fretta, le troppe cose da fare distolgono la nostra attenzione e mentre viviamo una situazione, già stiamo pensando a cosa fare dopo, oppure rimuginiamo su ciò che è successo prima.

Essere genitori consapevoli comporta avere sempre ben presente ciò che è davvero importante nelle attività quotidiane nostre e dei nostri figli. Essere genitori consapevoli è un continuo affinamento della capacità di prestare attenzione, di esserci qui ed ora, nel momento presente.
 “Che cosa desidera ogni persona nel profondo del proprio cuore?Ognuno desidera essere sovrano della propria vita, ovvero essere chi è veramente, diventare ciò che può diventare, essere il “soggetto” della propria esistenza.

Anche i nostri figli nascono con la propria “sovranità” e sono da subito se stessi. Il nostro compito è riconoscere la loro sovranità, (ovvero la loro vera, originale, unica e irripetibile natura), e onorarla. E ricordarci e fidarci della sovranità dei nostri figli, della loro intrinseca bellezza e bontà, anche quando la vediamo di meno. Per fare questo dobbiamo imparare a fidarci del nostro sentire, darci il tempo e il permesso di sentire ciò che accade nel momento presente.
In questo i bambini ci sono “maestri” perché hanno una mente “originale”, aperta, pura, priva di ingombri. Vivono qui e ora e, se prestiamo loro attenzione, ci restituiscono ciò che accade ogni attimo.
Forse già il solo sentire parlare dell’importanza di essere più presenti, più consapevoli, più empatici e più disposti ad accettare la propria vita e il proprio modo di essere genitori, risveglia la nostra capacità di “influenzare la qualità della giornata”, ci entusiasma e ci ispira un altro modo di essere genitori.
Restare in contatto col presente, esserci, è una prospettiva attraente, ma non è così semplice: gli autori ci ricordano che dobbiamo esercitarci a imparare a vivere il presente. Spesso pratichiamo l’ansia, pratichiamo la rabbia, a volte ripetiamo modelli e schemi già percorsi, re-agiamo piuttosto che agire, quasi sempre “per sopravvivenza” alimentiamo il pilota automatico. A volte non ci sembra di saper fare altro o comunque è più semplice eseguire compiti meccanicamente. 

Il testo, allora, ci accompagna a chiederci da dove si può iniziare la pratica di essere genitori consapevoli e ci suggerisce come risposta una pratica di meditazione, o meglio di “concentrazione” che si ancòra a un gesto semplice che ripetiamo continuamente ogni momento: respirare.
Il respiro è sempre presente, è connesso alla nostra vita, al nostro corpo, alle nostre emozioni. Diventare consapevoli del proprio respiro significa portare mente e corpo ad essere consapevoli del momento presente con chiarezza e attenzione.
Si può iniziare a provare in un momento qualsiasi (anche ora che stiamo leggendo per capirci) ad essere genitori consapevoli  prendendo contatto col proprio respiro, tenerlo presente alla nostra attenzione. Niente di difficile, io per prima non sono un’esperta di meditazione: basta sentire il respiro che entra ed esce. Poi si può provare a portare a consapevolezza il respiro durante qualsiasi attività quotidiana che svolgiamo con i nostri figli.
Avere consapevolezza di un semplice gesto come respirare aiuta ad illuminare in qualsiasi situazione il momento presente e aiuta a (ri)afferrarlo.
Spesso in momenti in cui sto perdendo la pazienza, sono particolarmente preoccupata o sopraffatta dalle cose da fare, o semplicemente i miei tre figli fanno troppo rumore per me, mi dico “Respira, respira, respira”. Lo dico per prendermi in giro, per non farmi inghiottire dalla situazione, per non perdermi. A volte poi rido tra me e mi dico: “Adesso ho capito a cosa serviva tutto quel respirare durante il corso di preparazione al parto!”

In realtà, come bene ci illustrano gli autori di “Benedetti genitori”, il lavoro interiore che facciamo durante gravidanza e parto è un buon addestramento iniziale per diventare genitori consapevoli. La gravidanza è un momento naturale in cui si sperimenta consapevolezza dei cambiamenti del nostro corpo, dei propri pensieri ed emozioni; perfino c’è maggior consapevolezza nelle relazioni con gli altri che continuamente ci richiamano al nostro stato con un tocco sulla pancia, con una domanda, con un consiglio non richiesto.
Non c’è nulla di più potente del parto e del travaglio per trasportarci all’interno del momento presente. Un momento che esige che siano accantonate aspettative e giudizi e che le persone che vi partecipano siano aperte a qualsiasi evento momento per momento, navigando a vista, sentendo fino in fondo ciò che accade in quel momento e non in quello prima o quello dopo.
Durante il travaglio, non per nulla è centrale il respiro e molte donne iniziano a familiarizzare col proprio respiro proprio nei corsi di preparazione al parto.
Il respiro viene usato per essere presenti durante il travaglio: presto si scopre che respirare, richiede meno energia che distrarsi o combattere il dolore.
Anche nel parto come nella vita ciò che accade, a volte, è inatteso. Ci siamo immaginate in un modo e ci scopriamo altro. La forza e l’immediatezza con cui il parto ci catapultano nel momento presente, costringendoci a mettere da parte molti nostri pre-concetti, ci “iniziano” alla pratica della consapevolezza.
E nel dare alla vita i nostri figli possiamo scoprire di aver dato vita a nuove risorse e potenzialità nostre.
In fondo gli autori di questo prezioso libro, ci dicono che non si tratta di fare grandi esercizi di meditazione.  Il tuo respiro è sempre con te ovunque tu vada, puoi sempre usarlo per riportarti nel momento presente.
Il centro non è “respirare”, questo lo facciamo tutti e sempre.
Il centro è la consapevolezza del momento presente.

 Voglio essere consapevole di ciò che accade ora, voglio esserci ora e adesso con me stessa e con i miei figli, per continuare a onorare la mia e la loro sovranità.

Quando sei seduto, siedi e basta.
Quando mangi, mangia e basta.
Quando cammini, cammina e basta.
Quando parli, parla e basta.
Quando ascolti, ascolta e basta.
Quando osservi, osserva e basta.
Quando tocchi, tocca e basta.
Quando pensi, pensa e basta.
Quando giochi, gioca e basta.
E goditi la sensazioni di ogni momento e ogni giorno.
(When Singing, Just Sing – Life as Meditation, di Narayan Liebenson Grady)




Immagine presa qui

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