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Diritti sui bambini o diritti dei bambini?

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Si sono spese tante, troppe parole per commentare il drammatico episodio, che ha fortemente colpito l’opinione pubblica intera, del prelevamento forzato del bambino conteso dai due genitori, in esecuzione della sentenza della Corte d’Appello minorile.
Ho voluto attendere un po’ per poter commentare (come avvocato esperta di problematiche familiari e come mamma) l’episodio a mente fredda, dopo il tripudio di giudizi, più o meno adeguati, di banalizzazioni e strumentalizzazioni della questione, che abbiamo potuto leggere e ascoltare sui media negli ultimi giorni.
Dico subito che è necessario a mio parere separare i due piani della questione: da un lato le modalità con cui il bambino è stato prelevato dalla scuola e allontanato dalla madre; dall’altro la questione giudiziaria e familiare che sta a monte di tutta questa vicenda.
Non possiamo confondere questi due piani (come invece abbiamo sentito fare costantemente nei commenti degli ultimi giorni) perché - credo sia importante ricordarcelo- se possiamo discutere e confrontarci in merito al primo, il secondo invece non sta a noi giudicarlo: non possiamo infatti discutere una sentenza di un giudice, per quanto ci possa apparire ingiusta e sbagliata, perché non conosciamo gli atti, non conosciamo le motivazioni e perché, se come cittadini abbiamo deciso che nel nostro Stato esiste un arbitro che può giudicarci, per metter un po’ di pace in questa società così incattivita, dovremmo tutti imparare a rispettare un po’ di più le sue decisioni.
Sicuramente possiamo invece affermare che il metodo con cui il bambino è stato prelevato dalla scuola non è stato assolutamente adeguato ad assicurare la necessaria tutela del minore, a salvaguardare la sua incolumità fisica e psichica.
Gli allontanamenti sono sempre dolorosi e la fase dell’esecuzione del provvedimento del giudice costituisce un aspetto importante tanto quanto la decisione stessa, perché incide in modo profondo nel vissuto del bambino e dell’adolescente, e ogni situazione dovrebbe essere gestita tenendo conto della sua specificità e della sua complessità
Bisognerebbe prevedere un’equipe multi-disciplinare per accompagnare il bambino nel passaggio di allontanamento: solitamente chi va a prelevare il bambino è l'assistente sociale o uno psicologo con cui parla da mesi, che conosce benissimo, comunque una figura di cui si fida; si può ovviamente ricorrere anche ad agenti di polizia adeguatamente formati e preparati (come è stato nel caso di Cittadella), ma il tutto dovrebbe sempre avvenire con modi e in luoghi che rendano l'evento meno traumatico possibile (e questo, invece, nel caso specifico, non si è realizzato).
Non dimentichiamo poi che la gravità della vicenda ha comportato la violazione della normativa a livello giornalistico che dovrebbe invece tutelare il diritto alla privacy dei minori (Carta di Treviso), ma di cui si è sentito pochissimo l’esigenza di parlare, in questi giorni…
Detto ciò, pur senza entrare nella specifica questione familiare, non possiamo evitare di sottolineare il fatto che le separazioni ad altissimo livello di conflittualità stanno diventando sempre più frequenti e - lo dico con piena consapevolezza delle mie parole – per le drammatiche conseguenze che comportano nei figli minori, bambini o adolescenti che siano, stanno diventando una vera e propria emergenza sociale.
Questo a motivo del fatto che sempre più sta venendo a mancare il benché minimo senso di civiltà da parte dei genitori in conflitto, e pure perché la nostra società non è in grado di offrire adeguati supporti ai figli vittime di tante (prendendo in prestito le parole dell’illuminante articolo di Fulvio Scaparro sul Corriere di qualche giorno fa) “devastanti guerre tra genitori, con l’intervento dei relativi clan familiari”.

Ecco il motivo del titolo di questo mio post, che dà anche il titolo alla chat di QNUM di oggi pomeriggio: ma allora, quando parliamo di vicende di questo genere, di cosa parliamo: del diritto del genitore o del familiare di tenere con sé il bambino, di mantenere la sua potestà, il diritto a decidere sulle scelte della sua vita, oppure parliamo del diritto che il bambino (o il ragazzo) ha di poter vivere serenamente e in pace la sua vita di bambino (o di ragazzo) e di poter mantenere i suoi rapporti con entrambi i genitori?
Voglio concludere con una bellissima poesia/canzoncina, che potete trovare in “Vi lasciate o mi lasciate? - come spiegare a un figlio la separazione dei genitori”, di Alberto Pellai e Barbara Tamborini, che a me fa stringere sempre un po’ il cuore…


I DOLORI DEI BAMBINI

Se un bambino sapesse le parole
con cui parlare ai grandi per spiegare
direbbe che cos'è che copre il sole
vorrebbe che lo stiamo ad ascoltare
direbbe che gli pesa sulla schiena
un peso troppo grande da portare
direbbe quanto è amara la sua pena
invece spesso tace e sta a guardare.
I dolori dei bambini non son piccoli così
ombre scure da giganti navi senza naviganti.
I dolori dei bambini non lo sanno dire a chi
son macigni sono spini non son piccoli così.
Se un bambino sapesse le parole
con cui parlare a un grande per spiegare
direbbe una cosa e una sola
mi devi più di un uomo rispettare.
I dolori dei bambini non son piccoli così
ombre scure da giganti navi senza naviganti.
I dolori dei bambini non lo sanno dire a chi
son macigni sono spini non son piccoli così.



Immagine presa qui 
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Abdelghafour

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1 commento

  1. Sei stata chiarissima, hai ragione, fin'ora non si è mai trattaro questo argomento ormai strasfruttato dai media, in modo adeguato. Spero che lle tue parole facciano riflettere moltissima gente. Cinzia

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