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Diritto ai riposi giornalieri: quando nasce una mamma, nasce anche un papà

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È di oggi la notizia che, in primo grado, il Tar del Piemonte ha accolto il ricorso di appuntato scelto, in servizio al comando provinciale di Cuneo, cui erano stati negati i riposi giornalieri che spettano al padre per badare al proprio figlio nel primo anno di vita.

Sarebbe anche curiosa da leggere, se non facesse venire le lacrime agli occhi (per la rabbia, non per la gioia), la motivazione con cui tali permessi erano stati negati: “i permessi in argomento - si legge nel documento del Tar - non possono essere concessi laddove la moglie del richiedente sia casalinga ovvero non sia gravata da oggettivi impedimenti, quali gravi infermità”. Ed è ancora più curioso leggere che la signora, mamma casalinga, ed il signore, papà carabiniere, di figli ne hanno ben otto.
Come se questo non fosse già di per sé un lavoro!
Come se una casalinga passasse davvero le giornate semplicemente a leggere, coltivare fiori per hobby e guardare in televisione le repliche di Clio Makeup (mi perdoni Clio… è tanto per fare un esempio!).
Come se non fosse diritto, oltre che dovere, di ogni famiglia paritaria dividersi i compiti tra marito e moglie, compagno e compagna, madre e padre.
Come se una donna, casalinga, madre di otto figli, non avesse diritto a due misere ore di riposo per... dormire? riposare? farsi i capelli? leggere un libro? fare in santa pace quel che le pare godendosi il riposo dovuto ad ogni lavoro… ah, no, scusate, fare la casalinga non è un lavoro. No lavoro – no permessi – no riposo. D’altronde, che fortuna, la signora: riposa tutto il giorno!
Ed è principalmente su questo punto che si è basato, innanzitutto, il ricorso dell’avvocato Chiara Servetti di Torino, sostenuta dalla Consigliera di Parità della provincia di Cuneo, avvocato Daniela Contin di Saluzzo (due donne, sarà un caso?) secondo le quali è
«Illegittimo», secondo i ricorrenti, il rifiuto. Anzi discriminatorio: perché c’è una «mancata equiparazione della madre casalinga alla lavoratrice dipendente». «Riconosciuta», invece, «dalla più recente giurisprudenza».  Fonte: La Stampa
Ed, in secondo luogo, è sullo stesso punto che il Tar ha accolto il ricorso sostenendo
il diritto di entrambi i genitori a partecipare alla cura dei figli, da considerare paritetico. «Applicato al padre anche se la madre svolge l’attività di casalinga». E si parla di utilizzo del riposo giornaliero anche per un papà – e non solo la mamma - «casalingo». Fonte: La Stampa
La Consigliera di parità la definisce “una vittoria importante contro una doppia discriminazione”: nei confronti della donna, ovvio, e del suo ruolo e lavoro di madre-moglie-casalinga (e se iniziassimo a chiamarle manager di famiglia?), e nei confronti dell’uomo (più sottile e strisciante) privato del suo diritto, riconosciuto dalla legge laddove la cultura è evidentemente carente, ad esercitare il ruolo di padre e compagno, seppure per poche ore al giorno.

Io la considero una vittoria importantissima ed un passo necessario verso una reale conciliazione vita lavoro: se ne parla tantissimo, si riempiono aziende ed amministrazioni di progetti per la conciliazione, ma è come se il problema della conciliazione riguardasse quasi solo ed esclusivamente le donne. Verrebbe da chiedersi come è possibile conciliare qualcosa senza il riconoscimento dell’altra parte, quella maschile, quella paterna.

La sentenza è solo in primo grado e la speranza è che davvero la cultura, il senso comune, aiutato dalla legge, cambi al punto da portare questa sentenza fino al grado definitivo.


Valeria

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Abdelghafour

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  1. Lo trovo giustissimo, il papà è importantissimo e deve poter stare col bambino come la mamma!!!

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