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L'importanza del contatto

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Il bambino è abituato a stare dentro la pancia della mamma per nove mesi  in posizione rannicchiata, cullato e massaggiato costantemente dal liquido amniotico e dall’utero che lo contiene. La sua pelle viene sollecitata, stimolata, massaggiata, accarezzata, continuamente. I movimenti all’interno del pancione sono lenti, dolci, ovattati, lievi. 

Al momento della “nascita” il piccolo è ancora immaturo, la sua gestazione dovrà continuare fuori dal grembo materno. Ashley Montagu, noto antropologo inglese, sostiene che la nascita del bebè avviene in quel preciso momento per  permettere il passaggio della testina attraverso il canale del parto, ma i suoi sensi non sono ancora del tutto maturi. Occorreranno altri nove mesi circa perché raggiungano la completa maturazione (cioè fino al momento del gattonamento).
Appare perciò evidente quanto sia importante creare un continuum fra la vita intrauterina e quella extrauterina per permettere al piccolo di continuare la gestazione fuori dal grembo materno.

Ma come possiamo favorire questa continuità al nostro bambino?

Le due modalità di contatto che consentono  di sostenere un continuum  con il pancione della mamma sono:  il massaggio infantile e l’utilizzo delle fasce portabebè!
Attraverso queste forme di contatto riusciamo a consentire  al nostro bambino di beneficiare delle stesse sensazioni  di  contenimento provate nella vita intrauterina e lo aiutiamo ad affrontare la nuova realtà senza  forzature né traumi.

Sia il massaggio che il portare ci permettono di mantenere uno stretto legame pelle a pelle con il nostro cucciolo rafforzando il legame di attaccamento e di appartenenza e favorendo un adeguato sviluppo psicomotorio nel bambino.

Entrambe le modalità di contatto consentono sia al genitore che al bambino di ridurre gli ormoni dello stress e favoriscono dunque per entrambi il rilassamento, garantendo tranquilità e rassicurazione.
Soddisfano appieno il bisogno di contatto e vicinanza del bebè e questo aiuta il genitore a comprendere tempestivamente i bisogni del proprio figlio aumentanto il senso di autostima e competenza genitoriale.

Valentina


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Abdelghafour

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2 commenti

  1. bellissimo articolo! io con la mia seconda figlia ho vissuto chiaramente questa sua difficoltà ad adattarsi e ancora oggi ha 4 mesi mi mostra dei segnali chiari che sto capendo pian piano. il primo mese si calmava solo col phon, in fascia e con me in piedi che camminavo. se mi stendevo o sedevo o la mettevo nel lettino urlava come una pazza. accendevo il phon o la radio desintonizzata e si calmava come per magia. è stata dura davvero soprattutto per farle accettare la posizione supina su letto e lettone. e quello lo è ancora oggi. e due giorni fa ho capito che se la metto su qualcosa di semirigido non brontola addormentata, non si risveglia, quando la metto nel lettone che è molto morbido in lattice grida. solo ora ho capito che è come se perdesse il senso dello spazio. insomma agire in quest'ottica nei primi mesi di un neonato ti fa capire molte cose. ah dimenticavo l'ho anche fasciata. purtroppo ho scoperto questa cosa solo dai 3 mesi....ma funziona.

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  2. Grazie simplymamma! sono felice che tu abbia trovato nell'articolo alcuni spunti interessanti.E' importante lasciarsi guidare dal bambino che è capacissimo di lanciare segnali non verbali anche se piccolissimo ed accogliere le sue richieste lo aiuta a sentirsi protetto e contenuto e gli permette di rivivere le sensazioni a cui era abituato nel grembo materno.

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