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Ma perché piange un neonato?

2 commenti
La nascita di un bambino è sempre motivo di gioia e felicità. E le emozioni che i genitori avvertono sono così forti e profonde da non poter essere descritte o compresese da chi non ha vissuto la stessa esperienza Eppure, nonostante la contentezza, un bambino può anche riuscire a mandare fuori di testa i genitori a causa del pianto. Appena nato il suo pianto è un grido alla vita, la conferma del suo essere al mondo. E’ vivo, respira, sta bene: e lo dice piangendo. E poi? 

Perché piange un neonato? Non potrebbe trovare un mezzo meno assordante per comunicare? E soprattutto come rispondere quando strilla, non perché ha fame o soffre di qualche malessere ma, almeno apparentemente, senza motivo? 

Ci sono mamme che nel  sentir piangere il loro piccolo, si precipitano subito a consolarlo e coccolarlo. Ci sono madri invece, che rispondendo ad ogni suo richiamo, temono di viziarlo. Ma allora che cosa fare?  Si rischia davvero di viziare un bambino accorrendo sempre al suo pianto? 

In realtà, nei primi mesi di vita, il bambino non ha ancora una percezione di sé come individuo distinto dagli altri, per cui è poco probabile che faccia i capricci o storie per niente. Se piange, c’è sempre una ragione. E’anche naturale che mamma e papà di fronte a tanta disperazione, si chiedano: “Hai mangiato, sei pulito, non hai le coliche, ma allora perché ti lamenti? 
Beh! Con il suo pianto il bambino lancia un messaggio. Spesso è infelice perché si sente solo. E questa sensazione corrisponde,  sia pure in modo ancora fisico, ad un sentimento di abbandono, come se sprofondasse nel vuoto. La  presenza della mamma gli è necessaria per sentirsi protetto. Un bambino può piangere anche per un sovraccarico di tensione, quando c’è troppa gente intorno a lui ed è frastornato da voci, rumori, luci, da un eccesso di stimoli. 

Per un bimbo piccolo il pianto non è solo un mezzo di comunicazione, un modo di dialogare con la madre, qualche volta è anche una necessità, gli serve per scaricare l’ansia e calmarsi a poco a poco. Infatti, anche se la mamma lo tiene in braccio, gli parla, lo coccola, spesso non smette di piangere, ma continua, fra sé e sé, in modo sempre meno angosciato, più pacato. 

In fondo perché fargli fretta? E’ bene dargli il tempo di cui ha bisogno per rassicurarsi e sentirsi di nuovo sereno. Anche a noi adulti capita di piangere e soprattutto d’aver bisogno di qualcuno che ci stia accanto. Se questo qualcuno ci mettesse fretta e ci spingesse a smettere di piangere, non ci seccherebbe? Direi proprio di sì!

Non credo esistano regole preconfezionate a cui attenersi per imparare ad affrontare e gestire il pianto di un pargoletto però, allo stesso tempo, credo che solo una mamma possa avere la forza e la capacità intuitiva necessaria per decifrare e rispondere al meglio ai bisogni del bambino.

Mirella 

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Abdelghafour

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2 commenti

  1. Ciao Mirella, interessantissimo post, che tutte le neo mamme, me compresa, dovrebbero leggere. Il pianto del neonato, specie nei primi giorni, credo sia la cosa più spiazzante per un genitore! Se mi guardo indietro di appena qualche settimana noto dei cambiamenti colossali nel mio rapportarmi al pianto del piccolo e anche un grande lavoro con me stessa, nella gestione di ansie o paure. Una cosa che ho sempre cercato di mantenere è l'immedesimazione, l'empatia nei riguardi di mio figlio. Mi aiuta nella ricerca delle cause di qualche pianto inspiegabile. A volte però sfociavo nella troppa empatia, specie nelle tanto odiate coliche gassose in cui mi sentivo impotente e l'idea del "non poter fare niente per debellarle" mi struggeva. Adesso invece ho più autocontrollo della situazione, agisco con tutti gli accorgimenti necessari e soprattutto "sfogo" la mia "troppa empatia" nell'"esserci": faccio sentire la mia vicinanza nei suoi momenti difficili (ho sempre a mente l'esempio delle coliche), gli parlo spesso e cerco di trasmettergli il mio esserci per lui. Credo che un individuo possa ritenersi indipendente nel momento in cui cammina con le proprie gambe; prima di quel giorno ha bisogno della vicinanza di qualcuno che lo guidi.
    Spero di affrontare questo e altri temi interessanti sulla neonatalità nella chat così potrò chiedere consigli!
    Nel frattempo continuo a leggere gli articoli di QNUM!

    A presto!

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  2. Mirella Scardaci4 febbraio 2013 15:43

    Ciao Style 2808, che piacere ritrovarti!
    Da quello che scrivi (e non avevo dubbi) ti stai muovendo benissimo in quello che è il cammino dell'essere genitore. Sono anche contenta di sapere che rispetto ai primi tempi le cose vadano meglio. Sono sicura che per te adesso il pianto del tuo bambino ha un codice molto più decifrabile. A presto

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