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Di disturbi post partum non si muore. Forse.

3 commenti
Sigla del tg Nazionale.
“Madre depressa, sfiorata la tragedia”.

Giornalisti con aria compunta che piantonano la villetta di turno. Esperti con l’aria saggia di Grande Puffo che danno i criteri del DSM e altri che snocciolano gli psicofarmaci che, nel caso, dovete farvi prescrivere dal vostro medico.

Non uno che dica quanta prevenzione si possa fare. Non un altro che racconti DAVVERO cosa siano e perché sia tanto facile, e frequente, esserne toccati.


Morire non è solo il tragico epilogo di una storia che si consuma.
A morirne, più spesso, si comincia un pezzo per volta.

Quando ti rendi conto che tuo figlio non ti suscita quell’amore infinito e universale che ogni mamma DEVE provare. E ti guardi intorno.
Tutti accanto a te sono felici di questa creatura meravigliosa, donata dal Cielo.
Tu sì, sai che è tuo figlio, ma di istinto materno non ne senti.

E piangi. A volte alla stessa ora, a volte improvvisamente. A volte subito, a volte dopo qualche mese. 
Perché, oltre al dolore di NON sapere cosa stia avvenendo, ti senti in colpa.


Forse perché si ignora che i disturbi post partum abbiano tanti fattori di rischio.

Le mamme non sono tutte uguali. Sono al primo figlio, o forse al terzo: non è la stessa cosa. Sono sole, o hanno la mamma o la suocera accanto.
Hanno avuto gravidanze diverse. Fanno lavori diversi e forse, per il lieto evento, hanno dovuto rinunciarvi.
Hanno piccoli differenti, perché ogni cucciolo è un meraviglioso essere a sé: qualcuno fin da subito ghiro pacioccoso, altri urlano non stop quasi tutto il giorno, senza motivo.
Alcune sostenitrici del parto naturale e dell’allattamento, altre che accolgono un'aggiunta come una grazia divina.
Ancora, altre sono già più forti, dalla loro storia. Hanno aspettative più o meno reali, vicine alla realtà.

E altre cause ancora come i fattori ormonali, un parto prematuro o difficile, una difficile situazione fisica da gestire.

I media, la storia, la pubblicità, ci hanno illuse. Tutte.
Ci hanno detto che essere mamme sarebbe stato fantastico, e, soprattutto, facile.
Che i figli suscitano solo sentimenti buoni, e che la mamma DEVE sorridere ad ogni capriccio, ogni pianto. Che dopo settimane sola a casa deve essere contenta, perché si occupa della sua creatura. 

Mamme che piangono per aver dovuto fare un cesareo, perché qualcuno ha avuto la gentilezza di dire che “non sono state capaci di dare la vita al figlio”, o che non hanno voluto impegnarsi, perché, veramente, “i figli li partoriscono anche i gatti!”

Mamme in crisi, con la testa fusa, tra informazioni contrastanti (pancia su come dice la CRI o pancia giù come faceva la nonna? Cosleeping o lettino singolo?) che non sanno a chi chiedere perché ogni campana le frastuona.

E, per farla corta, mamme preoccupate per i loro cucciolini, perché la loro nascita, o il loro allattamento, non è stato da manuale, ma nessuno le ha rassicurate che c’è sempre modo di sistemare le cose. SEMPRE.

Questo non lo dice nessuno.

La maternità, indipendentemente dalla cultura, dall’età, dalla religione, necessita di supporto. E’ così in tutto il mondo, da sempre.

Di un’amica che ti ascolta. Di un professionista che sappia sciogliere i tuoi dubbi. Di un volenteroso che ti dia il cambio per farti dormire un po’.

A noi tutte, professioniste del settore, ma soprattutto mamme, amiche, sorelle, cognate, vicine di casa, colleghe, compagne telematiche, …questo compito.

Il compito di scardinare la mentalità che una mamma coi disturbi post partum debba vergognarsi. Che non sia volenterosa, che non ami i propri figli. Che non dorma o non mangi perché a dieta, ed è un’egoista, perché deve mangiare per due, caspita, c’è il bambino...

I sintomi possono essere molti. Da quelli neurovegetativi, a quelli relazionali, passando per quelli d’ansia o depressivi, stiamo parlando di una serie di disturbi (depressione, baby blues, maternity blues fino alle psicosi puerperali) che esistono, riconosciuti, e non di cattive madri.
Parliamo di disturbi in cui un pregresso disagio psicologico o una familiarità con alcune patologie possono essere fattore di rischio, che non va ignorato né visto come condanna, ma monitorato e gestito, perché tutti ne escano col cuore indenne.

Con forza, ribadire, in-formare, scrivere, parlarne.
Dalle due parole per telefono alla chat sul web, pronte a far conoscere, ad ascoltare, accogliere, eventualmente indirizzare ad un professionista.



Sigla del TG nazionale.
“I disturbi post partum ridotti negli ultimi anni in modo straordinario, e nei casi presenti, l’ottimo lavoro di rete, informazione e prevenzione stanno dando i giusti strumenti per affrontarli al meglio valorizzando le risorse”.

Un sogno? Mica tanto. Volere è potere. E molte, morirebbero di meno.

 
Barbara




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Abdelghafour

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3 commenti

  1. Mi è piaciuto molto questo articolo. E' ben chiaro e strutturato. Sicuramente ci farà riflettere.........Grazie, Barbara!!!!

    Giuliana

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  2. bellissimo post...oggi poi ne avevo proprio bisogno, dopo una notte in bianco con il piccolo inconsolabile e io che non sapevo più che fare. Ma sopratutto continuavo a pensare che sono piena di acciacchi da un mese, è da prima che lui nascesse che quasi non metto il naso fuori di casa se non per questioni urgenti...prima per via della pancia enorme e ingombrante ora per lui...adesso piano piano sto cercando di fare passeggiate al sole...ma non è la stessa cosa. Mio marito mi aiuta come può ma non si rende davvero conto di quanto è dura. Lui che negli ultimi giorni è uscito due pomeriggi e due sere di seguito con i nostri amici perchè io ho cercato di fare "la mamma sprint"..."ma sì, vai tu...almeno uno dei due si salva" :) ma inizia a essere pesante. Allatto al seno, quindi ogni due/tre ore sono io quella chiamata in causa, la notte, il giorno...lui pensa a fargli fare il ruttino o a cambiarlo, quindi cerca di collaborare...ma almeno ha la sua mezza giornata libera, quando va a lavorare o anche semplicemente a prendere un caffè al bar con un amico. Mi ha chiesto se voglio tirarmi il latte, così può darmi il cambio...ma a me fa anche male fisicamente farlo...e sopratutto mi sento così lontana da me stessa. Mi manca il mio mondo, le mie abitudini, i miei ritmi...e sopratutto non vedo la famosa "luce in fondo al tunnel". Ma non voglio dire che sono caduta dalle nuvole: sapevo che avere un figlio avrebbe significato anche questo e lo volevo talmente tanto che mi sembrava ben poco sacrificio rispetto alla gioia che ne avrei ricavato. In effetti è così ma...ci sono anche quelle volte in cui non riesco a consolarmi solo guardandolo, no. Sono quelle volte in cui non sono riuscita neanche a farmi una doccia perchè lui ha pianto tutta la mattina, magari sono ancora in pigiama a mezzogiorno e sopratutto vorrei sistemarmi meglio i capelli, non vedere allo specchio la versione pallida e stanca di me...e mi sento in colpa per questi pensieri, quando capitano, mi sento egoista perchè invece di bearmi dell'immagine del mio pargolo e vivere di lui finisce che mi manca anche solo la possibilità di "sistemarmi" un po' e regalarmi un'oretta solo per me...In più non so come comportatmi, effettivamente: lo devo lasciar piangere in culla finchè non lo vedo cianotico, altrimenti lo sto viziando?? Lo devo tenere con me, quando lo chiede, così da trasmettergli il calore materno? Anche se questo significa stare h24 con lui attaccato al seno e dolori di schiena conseguenti?? Senza la possibilità di fare anche solo una telefonata senza essere interrotte dai pianti? stringo i denti perchè so che passerà anche questa...so che tornerò quella di prima...o almeno lo spero!

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  3. Comunque anche per questo ho aperto il blog, già mentre ero incinta: per cercare il supporto di altre mamme che forse stavano attraversando le mie stesse esperienze, visto che intorno non ne avevo conosciute molte (poi sono riuscita a fare qualche incontro interessante tra yoga e nuoto pre-parto...ma le altre blogger sono sempre una risorsa utilissima).
    Grazie a blog come questo riesco a capire sempre qualcosa di più, perciò l'ho anche premiato con il LIEBSTER BLOG AWARD. Il link al premio si trova in questo post... http://www.mammaorachefaccio.com/2013/04/liebster-blog-award.html

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