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Strumenti di comunicazione in famiglia: i messaggi in prima persona

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Saper trasmettere i propri stati d'animo, le proprie emozioni e i propri bisogni è una competenza fondamentale affinché possa aver luogo una comunicazione nutriente ed efficace. 

Niente di più ovvio, vero? Eppure, nella pratica, non è così banale. Uno dei modi con cui possiamo mancare l'obiettivo è quello di utilizzare messaggi in seconda persona o Tu-messaggi:

“Mi fai arrabbiare”
“Non mi aiuti mai”
“Non mi ascolti”

Vi ricordano qualcosa? Se sì, provate a mettere a fuoco una situazione in cui avete utilizzato un Tu-messaggio: come ha reagito la persona a cui vi stavate rivolgendo? La comunicazione ha sortito l'effetto desiderato oppure si è in qualche modo bloccata?

Di fronte a un “Tu mi fai arrabbiare” la reazione più probabile del nostro interlocutore, grande o piccino che sia, è quella di mettersi sulla difensiva, erigere un muro e interrompere così la comunicazione.

Già, perché i Tu – messaggi non comunicano emozioni, bisogni o sentimenti, se non indirettamente, ma trasmettono valutazione, critica e giudizio. Quando li esprimiamo non siamo centrati su noi stessi, ma sull'altro!

L'antidoto è fornito dai messaggi in prima persona. Cominciano tutti con IO. Facciamo un esempio:

Io mi sento triste e arrabbiata (esprimo la mia emozione)
quando tu la sera ti metti davanti alla tv mentre io cucino (descrivo la situazione senza giudizio)
perché dopo una giornata di lavoro e cura di nostro figlio sono stanca (esprimo perché il comportamento dell'altro è legato a quanto sto provando)
vorrei tanto che tu mi dessi una mano (esprimo il mio bisogno).

Un Io-messaggio è un messaggio che descrive noi stessi, i nostri sentimenti e la nostra esperienza e che comunica al nostro interlocutore, senza giudizi o valutazioni, l'effetto che i suoi comportamenti hanno su di noi.

In questo modo gli trasmettiamo anche la nostra fiducia nella sua capacità di occuparsi in maniera costruttiva della situazione, rispettando i nostri bisogni: lo invitiamo così ad assumersi la responsabilità del proprio comportamento!

Se non siete avvezzi agli Io – messaggi, quando vi cimenterete nell'impresa per le prime volte, vi sembrerà di parlare una lingua straniera. Potrete avere la sensazione di non sentirvi “a casa”. Ricordatevi che ogni lingua straniera richiede tempo e dedizione per essere appresa e “digerita”. Lo stesso accade con gli Io-messaggi. Provate, riprovate e sperimentate: sarete sorpresi dai risultati!




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Abdelghafour

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1 commento

  1. Laura, questa volta hai colpito dritta al cuore. E' da qualche giorno che mi interrogo su alcuni modi di dire che ha preso da un po' la mia quattrenne: "mi hai fatto arrabbiare" o "mi hai/mi ha fatto piangere" ... mi si stringe il cuore a sentirla e non posso che chiedermi: "da chi avrà imparato?"
    Ovviamente la domanda è retorica e ironica.
    Papino ed io abbiamo da lavorare parecchio!

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