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Concilia?

1 commento
Avete presente i panini di una nota catena di fast food, due fette di pane con in mezzo hamburger, salse e una foglia di insalata che ti fa illudere che state mangiando anche verdura? 
Ecco, la donna spesso si trova nella posizione di mezzo dell’hamburger, tra due fette di pane che sono il lavoro e la famiglia.
Un ruolo sostanzioso, ma se schiacci troppo rischia di uscire tutta la maionese. Un ruolo faticoso: alte richieste da una parte e dall’altra e la sensazione di rincorrere sempre tutto.
E’ uno sforzo recepito anche dal linguaggio e dalla legislazione: si sente parlare sempre più spesso di politiche di conciliazione dei tempi di lavoro e famiglia. Significa che c’è un’attenzione, ma che il problema esiste.

Spesso se ne parla al femminile. Un passo verso una reale conciliazione si farà quando ogni persona nella sua testa, nella sua casa, nel suo lavoro, nelle sue relazioni sociali inizierà a pensare che la conciliazione non è solo una questione femminile, ma un’esigenza di qualità di vita che riguarda tutti, uomini e donne, madri e padri e non solo.
Il primo cambiamento deve avvenire nei nostri pensieri e nelle nostre emozioni: solo le madri o le donne in generale devono conciliare i tempi di lavoro e famiglia? Non è anche il legittimo bisogno di un padre che esce alle 8 di mattina e rientra alle 8 di sera? Non è l’esigenza di un giovane professionista senza figli uomo o donna che sia, che deve poter avere spazi diversi da quello lavorativo, per sé, per la famiglia, per coltivare quegli interessi che gli consentano di guardare in modo innovativo al proprio futuro?
Sii tu il cambiamento che vuoi essere”. Iniziamo noi a pensare, partendo dalla nostra realtà quotidiana, che conciliazione è un termine che non si declina solo al femminile.
Il poter immaginare un altro punto di vista e il poter narrare in modo differente situazioni che sembrano ripetersi sempre uguali, è educativamente un’opportunità per definire un obiettivo e muoversi verso di esso. A partire da noi, perché abbiamo solo la possibilità di cambiare noi stessi.

Conciliazione evoca scene da film e vigili urbani d’altri tempi “Che fa concilia?”.
In termini giuridici significa mettere d’accordo due parti che hanno una divergenza. È una possibilità alternativa al giudizio per risolvere una controversia, un modo diverso per ricomporre situazioni spesso faticose e difficili: la mente corre subito a problemi giudiziari, multe, situazioni problematiche con il fisco.
Anche conciliazione tra lavoro e famiglia si lega subito nella nostra immaginazione a qualcosa da ottenere con sforzo e fatica, spesso tra due parti che hanno interessi contrapposti e che difficilmente si incastrano facilmente e dolcemente.
Possiamo immaginare invece che questi molteplici ruoli che la donna riveste in famiglia e nel lavoro siano tasti di un pianoforte che tutti concorrono a suonare la medesima melodia?
Quali competenze ho acquisito e metto in campo come donna che lavora che mi aiutano nel mio essere mamma? Il mio lavoro cosa mi ha insegnato?
Quali competenze e risorse mi riconosco come mamma? Come queste risorse vengono giocate e mi aiutano nella mia attività professionale?
Conciliare lavoro e famiglia, quindi vorrà dire accordare una serie di ruoli come accade ai tasti del pianoforte. Crescendo nell’autoconsapevolezza che quella nota deve essere suonata in quel momento, nel qui e ora, senza pensare a quello che faremo dopo o quello che abbiamo fatto prima. Restituendo significato al presente e gustandolo, dandoci il permesso di essere presenti al lavoro con tutte noi stesse e di fare le mamme e basta nel tempo che trascorriamo coi nostri figli.

Conciliazione resta termine vuoto se non c’è possibilità di scegliere e rispetto per la pluralità delle soluzioni: ci sono donne che per scelta o esigenze familiari sono casalinghe, altre che lavorano anche fuori casa a tempo pieno o parziale. Si intravedono esperienze di homeworking.
Come possiamo, al posto di alzare barricate, sospendere i giudizi e essere risorsa una per l’altra?



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Abdelghafour

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1 commento

  1. Conciliare..... quasi fantascienza.
    volete sapere che penso? beh ecco qui
    http://mammasanta.blogspot.it/2013/05/noi-donne-e-mamme.html

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