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Figli e compiti per le vacanze: sopravvivere è possibile?

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Ebbene sì, si può.
Lo dico subito per tranquillizzare le mamme in panne che, specie al ricordo delle ultime estati, sudano freddo anche se fuori ci sono 40 gradi. Ricordano torridi pomeriggi di inizi settembre in preda a fogli da colorare, Cicerone da tradurre, pagine google aperte sul traduttore per farsi trarre in salvo con l’inglese.

Anzitutto è importante dire che, in genere, ad ogni età corrispondono atteggiamenti differenti nei confronti dei compiti. 
Va da sé che la passione per la scuola incida sulla voglia di mettersi giù col caldo. Ma è facile considerare che un adolescente motorinodotata, con la cotta per il vicino di ombrellone in vacanza presso i nonni, sebbene studiosissima sin dal primo giorno della primaria, preferisca il vacanziero a Kant. 
Da qui il cuore dell’articolo: aspettarsi il giusto dai figli, tenendo conto delle loro diversità, nel rispetto dei loro (e dei nostri come genitori) obblighi ma anche diritti. 
E’ estate. Hanno lavorato tutto l’anno. Sono stanchi, hanno diritto di riposarsi. 

Questo significa che vanno guidati e responsabilizzati ad una gestione intelligente di una mole di lavoro differente dal solito: in genere non hanno 3 libri da compilare o 20 temi, ma nemmeno tre mesi. 
Organizzare una situazione nuova per qualche bambino può essere complicato, e vedremo come si possa aiutarlo a gestirla. 

Anzitutto, lasciare qualche giorno di respiro dopo la fine della scuola sarebbe auspicabile, senza però mortificare figli piccoli che chiedono con ansia (sì, esistono) che si vada a prendere il libro per le vacanze in cartoleria. 
Se avete la fortuna di avere un così entusiasta alunno in casa, accontentatelo di volata e lasciate che inizi quando vuole, anche subito, a misurarsi coi suoi volumi. Ricordiamo sempre che i libri delle vacanze dei piccolini sono attività per lo più divertenti, sotto forma di gioco, niente a che vedere coi compiti di un ragazzino delle medie o delle superiori. 

Qui mi aggancio per una seconda riflessione: mai lasciarsi andare a “Tuo fratello/sorella li ha già finiti”. I confronti non portano mai nulla di buono e non tengono conto delle variabili sopra citate che fanno la differenza. 
Provate a voi a confrontare la piacevolezza di colorare una mela di rosso col tradurre un brano sulle guerre puniche. Vedrete che un commento del genere non vi sfuggirà più! 

Una buona cosa, sin dall’anno scolastico ma si può approfittare anche d’estate, è educare i figli, tutti, indipendentemente dall’età, all’autonomia nella gestione dei compiti
Se necessario, potete offrirvi di pianificare con loro (specie se piccoli) uno scadenziario per non arrivare a fine estate con l’acqua alla gola, tenendo conto di imprevisti, giornate no o vacanze fuori tutti insieme: lì è vacanza per tutti e, come mamma e papà sono in assoluto relax, anche loro hanno diritto di lasciare righelli, matite e dizionari a casa. 

Con i più grandi ormai il discorso dovrebbe essere rodato ma, anche qui, l’invito all’autonomia è quanto mai fondamentale e va inserito in un’ottica di autonomia e responsabilità globali. Al massimo si può, ogni tanto, fare il punto della situazione, controllando a che punto si è, ma nulla di più. 

Qualcuno, pur di evitare note e votacci già dall’inizio, si sostituisce alla prole, che magari ha passato l’intera estate in acqua, facendo le tre di notte per cercare di ultimare i sospesi dei figli, dediti a ben altro. 

Riflettete voi sul valore educativo di fare i compiti per loro. I messaggi lanciati sono, nell’ordine: 
- non preoccuparti che se nella vita non avrai voglia di fare qualcosa, troverai qualcun altro che lo farà per te sgobbando al posto tuo; 
- va benissimo imbrogliare, qualcuno penserà che li hai fatti tu anche se non è così; 
- la scuola non ha valore, altrimenti non ti avrei aiutato ad imbrogliarla. 

Molte volte ho sentito mamme lamentarsi del fatto che i compiti erano troppi (e non solo d’estate). Molto meglio, allora, fare una serena chiacchierata con altri genitori e gli insegnanti per affrontare la questione, dimostrando però così ai figli la propria fiducia e lealtà nei confronti dell’istituzione scolastica. 

Una buona tecnica potrebbe essere quella di incastrare un tot di tempo al giorno, ragionevole (non tre ore, per intenderci), da dedicare allo studio. Sfruttare il momento pre-mare, o il tempo in cui gli adulti preparano i pasti, o si fanno la doccia, può aiutare a dare quel ritmo costante ma non stressante che trasforma l’incombenza pesante in una routine ordinaria senza troppo stress. 

Oltre al fatto che in commercio si trovino persino volumi appositi, preferisco demandare eventuali iniziative creative alla fantasia dei genitori, che devono sempre tener presente sia la personalità, il carattere, l’età dei figli sia quello che deve essere il proprio ruolo: quello di accompagnatori discreti, pronti e solleciti nel rispondere a richieste di aiuto e chiarimenti, ma relegati nel ruolo di spettatori (partecipanti, ma pur sempre spettatori) nella gestione di un compito esclusivamente personale.

Il bel regalo che si fa così alle proprie creature, oltre ad evitare loro (e a voi) lo stress da fine vacanza, è la fiducia nelle loro possibilità e il rispetto, sin dall’infanzia, per le responsabilità personali inderogabili ad altri, che sarà tanto utile in tutta la vita, e non solo nella carriera scolastica. 

Barbara

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Abdelghafour

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