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Mamme e lavoro, quali diritti?

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La legge italiana tutela le mamme lavoratrici a partire dall’art. 37 della Costituzione, che sancisce l’uguaglianza tra i due sessi, anche sotto il profilo economico.

Anche se restano lontani i livelli di tutela previsti nei Paesi nordici, l’Italia è ai primi posti in Europa nella tutela delle mamme lavoratrici, sia per la durata dei congedi che per le retribuzioni concesse (pur restando agli ultimi per qualità dei servizi).


Il D.Lgs. n.151/2001 “Testo Unico a sostegno della maternità e della paternità” prevede il congedo di maternità, un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, a stipendio pieno, previsto per tutte le mamme con un contratto di lavoro di tipo dipendente, da due mesi prima della data prevista del parto, fino a tre mesi dopo il parto. Grazie al “congedo di maternità flessibile”, se lo stato di gravidanza non ha complicazioni per mamma e bambino (con certificazione di un ginecologo del SSN e da un medico competente per la salute nei luoghi di lavoro),è possibile continuare a lavorare fino a un mese prima del parto e utilizzare gli stessi giorni nel post-parto, fino al 4° mese di vita del bambino.


Anche il padre lavoratore ha diritto al congedo di paternità quello obbligatorio, di un solo giorno, e quello facoltativo per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla madre, se la donna, per qualsiasi ragione, rinuncia al periodo di astensione dal lavoro.


Per le donne libero-professioniste, è stata introdotta solo una decina d’anni fa l’aspettativa per maternità, riconosciuta dalle varie casse pensionistiche.


Il periodo di astensione obbligatoria può essere anticipato e protrarsi fino a 7 mesi dopo il parto in caso di gravi complicanze nella gestazione o quando le condizioni di lavoro o ambientali sono ritenute pregiudizievoli alla sua salute o ancora quando svolga lavori pericolosi, faticosi o insalubri e non possa essere trasferita ad altre mansioni.


Nei casi di interruzione spontanea o terapeutica della gravidanza, successiva al 180° giorno della gestazione, viene prevista la facoltà per la lavoratrice di riprendere in qualunque momento l'attività lavorativa, sempre che il rientro anticipato non arrechi pregiudizio al suo stato di salute.


In caso di parto prematuro, si possono aggiungere ai 3 mesi successivi al parto i giorni di astensione obbligatoria non goduti prima dell'evento, nel limite massimo di 5 mesi, a condizione che ci sia stata comunque effettiva astensione dal lavoro. 


Nel caso il figlio sia una persona con disabilità grave accertata, i genitori anche adottivi o affidatari, oltre all'astensione obbligatoria, hanno diritto al prolungamento dell'astensione facoltativa o in alternativa, ad un permesso giornaliero di 2 ore, fino al compimento del 3° anno di età del bambino.


Si può usufruire del congedo obbligatorio anche in caso di adozione o di affidamento di un bambino di età non superiore ai 6 anni, solo durante i primi 3 mesi successivi all'effettivo ingresso del bambino nella famiglia; in caso di adozione internazionale, il congedo di maternità spetta anche se il minore adottato o affidato abbia superato i 6 anni.


Terminato il periodo obbligatorio di maternità, la neo mamma ha ancora diritto ai riposi giornalieri (ex “permessi allattamento”): se l’orario giornaliero è di almeno 6 ore, durante il primo anno di vita del bambino, può godere di 2 periodi di riposo di 1 ora ciascuno, anche cumulabili durante la giornata, durante i quali può uscire dall’azienda, che vengono considerati a tutti gli effetti ore lavorative; se invece le ore di lavoro giornaliero sono meno di 6, il permesso di cui può usufruire la mamma è di un’ora.

Nel caso di gemelli, il numero delle ore giornaliere di permesso vengono moltiplicate per il numero dei figli.


I riposi giornalieri possono essere concessi al padre in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga.


Ricordiamo da ultimo la possibilità, introdotta nel 2012, per la madre lavoratrice, di ricevere un contributo di poco più di € 300 mensili per un massimo di 6 mesi, per l’acquisto di servizi di baby-sitting o di servizi per l’infanzia pubblici o privati convenzionati.

 

Maria Antonietta 


Immagine presa qui

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Abdelghafour

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