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Figli grandi a scuola e piccoli a casa: evitare drammi, gelosie e crisi isteriche

1 commento
"Ma perchè io devo andare a scuola e la sorellina sta a casa con te?"

Il campionario di balle e giustificazioni, certamente usate in buona fede per non farlo soffrire, è potenzialmente infinito.
Andiamo dal "ma anche la sorellina va al nido" (quando non sia vero) a "tu sei grande non hai bisogno di stare a casa con noi", passando per " io torno al lavoro, la sorellina sta in casa con nonna ed è noioso" e via dicendo.

Peccato che in tutto questo vi sia un'ingenua leggerezza: dare per scontato che il figlio grande, anche se ha pochi anni, ci creda. E che non si renda benissimo conto che lo stiate gabbando.
I bambini sono tutti diversi, è vero. Ma l'età in cui iniziano la materna, ( per non voler nemmeno citare la primaria) seppur di una certa variabilità, è indice di una capacità di osservare il mondo accanto a sè e rielaborare le situazioni in modo non certo basilare.
Chissà com'è, che questo bambino quando rientra in casa, la sorellina la trova sempre. Mai che sia ancora al nido.
Nessuno sa come si chiamano le maestre della bimba (o peggio, i nomi non collimano se detti da mamma o nonna). Nessuno lo ha portato mai a vedere questo fantomatico asilo per piccini. Quando lui sta male guarda caso il nido è chiuso. Ancora, la mamma fa finta da lavorare ma quando lui rientra a casa la trova in pigiama.
Eventi decisamente strani. Circondati da un'aria di sotterfugio con silenzi, non detti, risposte evasive.
Omettendo anche di commentare che forse, per lui, stare a casa con nonna potrebbe essere piacevolissimo.O che forse, nonostante l'età, senta ancora il bisogno di stare in casa con la famiglia.

Forse, varrebbe la pena valutare che, come negli altri settori della vita, la sincerità paga.
Perché il mentire in questo caso, seppure a fin di bene, ha le gambe davvero corte corte. E oltre alla spiacevole sensazione di essere preso per i fondelli, il bambino piano piano potrebbe strutturare l'infelice sensazione di non potersi fidare di ciò che i grandi gli dicono, dato che l'evidenza gli dimostra il contrario.  

Stesso dicasi per le strategie di gestione della nuova situazione. Un piccolo che ha fatto fino a ieri la scuola dell'infanzia fino a mezzogiorno, che si trovi abbandonato fino alle quattro, pranzo in mensa compreso, perchè così è più facile la gestione del nuovo arrivo a casa, non la prenderà bene. 
E se anche non protesti vivacemente, nella sua mente il responsabile di tanto doloroso can can è l'ultimo arrivato, ed è facile capire quanto questo, pur facilitando apparentemente la logistica familiare, destabilizzi il bambino e vada a disturbare altre dinamiche, quelle emotive e psicologiche, parimenti, se non di più, importanti. 

Come uscire da queste difficoltà, allora?
Certamente si comprende che i genitori agiscano sempre pensando di fare le cose giuste, e che cambiando la situazione familiare ci sia l'effettiva necessità di una riorganizzazione, per dare a tutti il modo e i tempi di poter godere e vivere (non solo sopravvivere) il bel momento.
Proviamo a valutare come si potrebbe fare meglio.

Anzi tutto, sempre dire al grande come stanno le cose. Soffrirà? Si, soffrirà. Ma in un modo differente da quello che potrebbe essere quello che immaginiamo. Soffrirà per il distacco, per la comprensione di non essere più l'unico. Vivendo quella gelosia fisiologica, che è sofferenza, ma che va espressa e accettata in modo sano.
Continuando però così ad avere fiducia nei "grandi" che lo mettono a parte della nuova situazione senza sotterfugi, dandogli fiducia che possa capire e stare bene anche lui nel nuovo contesto da risistemare.
A loro il compito di creare strategie per fargli comprendere che, seppure a scuola, non è abbandonato, ma presente nei pensieri di chi è a casa.
Fargli trovare il dolce preferito al suo rientro, dicendo che " Mi mancavi tanto tanto che ho voluto prepararti una sorpresa, perché noi ti pensiamo sempre anche quando sei a scuola".
Avendo cura di non fare paragoni tra fratelli, per qualsiasi cosa. E ancora, importantissimo, di dedicare ogni giorno un pò di tempo esclusivamente ad ogni figlio da solo. E' faticoso, lo so. Sembra impossibile. Ma parliamo anche di dieci minuti, un quarto d'ora.
Quel pezzettino di giornata che, ogni giorno, trasmetta la continuità di un sentimento che non si interrompe col tempo scuola, ma va avanti e cresce.
In binari sempre nuovi e imprevisti, a cui bisogna trovare soluzioni creative e fantasiose.
Ma questo, d'altronde si sa, è compito continuo di ogni genitore.

Barbara

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Abdelghafour

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1 commento

  1. Brava, Barbara. L' argomento è ben trattato e ti do ragione su tutta la linea. A volte si è indotti a prendere con leggerezza il comportamento del fratellino più grande e a non tenere in considerazione effetivamente quanto soffra...... a volte sento mamme convinte che i loro figli maggiori non siano gelosi dei minori. Io penso che ci sia sempre un po' di disagio, specialmente all' inizio......... quello che Tu hai scritto lo trovo molto consigliabile a tutti quelli che vivono questo evento.

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