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La maternità secondo i mass-media. Che peccato!

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Sono una maestra. Ho imparato ad ascoltare e a valorizzare le risorse degli altri.
Sono una counselor. Ho imparato ad accettare le scelte altrui pur non condividendole.
Sono una moglie. Ho imparato a convivere con un altro essere umano trasformando le nostre differenze in ricchezza reciproca.
Sono una ricercatrice. Ho imparato a distinguere le informazioni e a verificare sempre la fonte da cui provengono.
Sono mamma. Ho imparato a non cercare modelli di perfezione da imitare perché le mamme sono straordinariamente normali, direbbe una mia amica.

L’ultima è stata la sfida più difficile. Per vincerla ho rischiato più volte di perdere.
Ho annaspato, ho temuto spesso di non farcela. Ho pianto, tanto. Ma ora sorrido.
E lo faccio pensando a quanto i media ci ritengano superficiali, cercando di veicolare ancora lo stesso identico messaggio da anni, quello della Super Mamma.
Peccato che non si siano accorti che in Rete, nel mondo reale, quello fatto da persone e non status symbol, ci sia una maggiore consapevolezza riguardo alla maternità.
Peccato che non abbiano capito che oggi le mamme si informano, si attivano, si danno da fare per migliorare ogni giorno.
Peccato che non trovino terreno fertile per le loro generalizzazioni perché le mamme non vogliono farsi la guerra ma essere di supporto le une per le  altre.
Peccato che non conoscano progetti come il nostro, che nasce dalla depressione post partum e si prefigge l’obiettivo di prevenirla potenziando il benessere delle neo-mamme.

Sono stata una blues-mom. Ho attraversato l’oceano emotivo della maternità rischiando di annegare perché non potevo uscire vincente da un confronto impari: rapportarmi costantemente con un modello di mamma ideale irreale e non avere una rete di supporto pronta a sostenermi nei momenti più duri ha fatto sì che la solitudine prevalesse sulla gioia, che l’insicurezza vincesse, spesso nei primi mesi, sulla felicità.

Oggi sono una mamma imperfetta, fallibile, debole, insicura e a volte ancora troppo rigida con me stessa.
Ma non mi sento più incapace perché non c’è nessun confronto da reggere.
Non mi sento più inferiore ad un modello di perfezione che, se pur ancora presente sulle copertine delle riviste e nei programmi tv,  nella mia realtà quotidiana, fatta di sacrifici, crisi economica e futuro incerto, so per certo che non esiste.
Non mi sento più sola, grazie a questa meravigliosa Rete di mamme che, insieme, abbiamo creato.
Grazie anche a voi.

Chiaraluce


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Abdelghafour

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