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Ti va di giocare con me?

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I bambini hanno bisogno di  giocare da soli, in piena libertà e con la massima concentrazione. Qualche volta, però, si stancano. Si sentono “ tanto” soli. Per uscire da questa sensazione poco piacevole, hanno bisogno di compagnia: qualcuno con cui condividere le loro fantasie, le loro scoperte, le loro invenzioni. E prima ancora che ai coetanei, è ai genitori che chiedono: “ Vuoi  giocare con me?”

Ci sono molti genitori che vorrebbero giocare con i loro figli, ma non riescono a trovarne il tempo.

Possibile che sia così? Possibile che genitori e figli non possano più trascorrere un pomeriggio giocando insieme? 


Per giocare con i bambini non è necessario disporre di un tempo e di un luogo specifici. Spesso basta semplicemente lasciare accanto a sé uno spazio dove possano agire liberamente le loro fantasie. Quando la mamma prepara la cena, ad esempio, può preparare per  la bambina, ma anche per il maschietto, farina, acqua, che suddivise in piccoli recipienti, permettano di preparare le pappine per le bambole o per tutti i componenti della famiglia, ma per finta. Il papà può farsi aiutare nei suoi lavori (nei limiti del possibile) mettendo a disposizione del figlio/figlia, una parte degli attrezzi che usa, oppure affidando loro la sistemazione della stanza in cui sicuramente si è creato disordine e così via. 
Spesso  i genitori che svolgono lavori molto impegnativi, carichi di  responsabilità e di problemi, quando ritornano a casa non si trovano nello stato d’animo giusto per giocare. E anche se lo fanno, si devono sforzare.  E’ più che comprensibile! E capita a tutti i genitori… anche a quelli che non ricoprono ruoli dirigenziali.

Il lavoro, il denaro, le difficoltà economiche,  prendono “purtroppo” il sopravvento sui valori della sfera interiore e privata. 
E allora… che cosa si può fare? In che modo ritrovare la gioia del gioco, insieme ai propri figli?

In questo caso le insistenze dei bambini per indurre i genitori  a giocare sono un invito davvero prezioso per riportare la spontaneità e il piacere nella loro vita. Un’ora di gare, capriole, nascondino, possono essere uno strumento efficace per la persona affaticata, purché  sappia capire che, lei per prima, più del figlio, ne ha bisogno.

Una palla che rotola per casa, una bambola lasciata in salotto, i colori sul tavolo della cucina, non attentano all’ordine della casa ma la rendono più accogliente e più viva. Se i genitori non riescono ad abbandonare la posizione rigida, eretta, per camminare a quattro zampe con il figlio, metterselo a cavalluccio, forse significa che la vita li ha costretti dentro un “guscio caratteriale” da cui non sanno più uscire. 

Tra qualche giorno festeggeremo il Natale. Che meraviglia!
Quanta magia ruota intorno a questa festa!
E’ l’occasione giusta! Il momento più indicato per avvicinarsi ai propri figli e scoprire insieme a loro il piacere di “giocare”.

Mirella

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Abdelghafour

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