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Comunicazione prenatale: il tatto

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Continuiamo il nostro viaggio nel mondo dei sensi del bambino in utero e delle molteplici possibilità, offerte a mamma e papà, per un intenso dialogo prima della nascita. Abbiamo cominciato partendo dall'udito e chiedendoci: quando si sviluppa questo senso e come è possibile interagire con il bambino utilizzando questo canale? Ora ci poniamo le stesse domande in relazione al tatto.

La capacità di percepire attraverso la pelle si sviluppa precocemente: pensate che solo a 8 settimane dal concepimento il piccolo inizia a sviluppare la sensibilità nella zona situata intorno alla bocca. A 11 settimane percepisce gli stimoli su tutto il viso, sui palmi delle mani, sulla pianta dei piedi e nella zona genitale. Man mano questa capacità di percezione si estende a tutto il corpo, fino a diventare completa intorno alle 32 settimane di gravidanza.

L'ambiente intrauterino rappresenta un'ottima palestra di allenamento per lo sviluppo di questa capacità sensoriale. Il piccolo d'uomo è costantemente immerso nel liquido amniotico che, a contatto con la pelle, provoca diverse sensazioni. Ci sono poi le pressioni contro le pareti dell'utero, dovute ai movimenti della mamma e alle contrazioni uterine. Inoltre, a partire dalle 13-14 settimane di gestazione, il bambino inizia a toccarsi e a toccare l'ambiente che lo circonda, ad esplorare il suo corpo, a giocare con il cordone ombelicale. Man mano che la gravidanza procede e il piccolo cresce, le pateti uterine si stringono intorno a lui, lo avvolgono sempre di più, lo abbracciano e gli danno contenimento. La stimolazione cutanea diventa sempre più presente, fino a raggiungere il suo apice durante il passaggio attraverso il canale del parto. Il tatto offre una varietà di esperienze che forma non solo la capacità di percezione e di comunicazione del bambino, ma anche la sua vita psichica e relazionale. E sarà uno di quei canali attraverso cui, una volta nato, si sentirà amato, protetto, contenuto.

Mamma e papà, attraverso il tatto, possono instaurare un profondo dialogo prenatale con il loro bambino: possono massaggiarlo, cullarlo, dondolarlo e iniziare a stabilire una vera e propria comunicazione fatta di “colpetto e risposta”. Ogni volta che il bambino si muove ed esercita una pressione sulla pancia, provate a rispondergli con due colpetti delicati (con le punta delle dita), accompagnati da una frase che gli faccia capire che siete in ascolto e ricettivi. Se vi risponde con un altro movimento, date altri due colpetti, confermandogli che avete colto la sua risposta. Con il tempo questo dialogo diverrà sempre più lungo ed intenso. Se invece non risponde, va bene così, proverete un'altra volta: può voler dire che il vostro piccolo si è mosso nel sonno oppure che non ha voglia di dialogare in quel momento. La comunicazione prenatale è alleamento anche per i genitori: educa a rispettare i tempi e i modi del bambino!

Laura


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Abdelghafour

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