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#SosteniamoLeMamme: l'importanza della consapevolezza - Claudia Ravaldi, Psichiatra e Psicoterapeuta

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Come psichiatra, psicoterapeuta e fondatrice dell’Associazione CiaoLapo Onlus, ci potresti descrivere di cosa ti occupi a livello professionale e in cosa consiste il tuo lavoro di supporto alla maternità?

Mi sono laureata in medicina e poi mi sono specializzata in psichiatria con due progetti di ricerca “al femminile”. Mi sono infatti occupata prevalentemente di disturbi del comportamento alimentare, sia in ambito clinico, lavorando con centinaia di pazienti, che comunitario, con interessanti studi di popolazione sulle famiglie.
Lavorare sulla popolazione generale, sia infantile che adulta, mi ha permesso di appassionarmi ai temi correlati al ciclo di vita, alla promozione della salute e alla prevenzione del disagio psicologico. Come ricercatrice e come studentessa in formazione continua negli anni ho portato avanti studi nell’ambito delle neuroscienze e studi relativi all’influenza degli eventi di vita stressanti sulla salute mentale delle donne e delle famiglie.
Il supporto alla genitorialità e alla salute materna e infantile è sempre stato presente nella mia formazione e nella mia carriera, ed è poi divenuto prioritario quando ho fondato CiaoLapo.
Dal 2006 ad oggi il mio lavoro si è focalizzato sulle famiglie colpite da una perdita in gravidanza o dopo la nascita; abbiamo seguito centinaia di famiglie subito dopo il lutto, nel percorso di elaborazione e spesso in una fase successiva, di estrema importanza: il sostegno alle gravidanze successive e alla genitorialità nelle famiglie colpite da un evento di perdita. Siamo nati come associazione scientifico-assistenziale per colmare una grave lacuna (sia culturale che assistenziale) nel riconoscimento del lutto perinatale e nel sostegno alle famiglie, e negli anni ci siamo resi conto che sono molti gli aspetti che vanno considerati dopo una perdita perinatale: tra questi, al di là della fisiologica elaborazione del lutto, la tutela della salute mentale dei genitori e degli altri figli, la tutela delle altre gravidanze e il sostegno emotivo affinchè i genitori riescano a avviare una relazione madre bambino il più possibile serena e “sufficientemente” buona, per dirla alla Winnicot.

Che tipo di supporto hai (o non hai) ricevuto quando sei ri-nata mamma?
Il mio percorso di madre si potrebbe dividere in tre tappe. Sono infatti madre di tre figli maschi, e il mio percorso parte dalla beata ingenuità della primogenitura in cui tutto doveva essere semplice e possibile e ovvio: allora, lo slogan prevalente era “la gravidanza non è una malattia” e tutti sanno cosa è meglio per te e per il tuo bambino, dal parto alla laurea…
Dopo due anni e mezzo ho affrontato la morte a termine di gravidanza del mio secondogenito, e dopo un altro anno e mezzo la gravidanza del mio terzo figlio (un’esperienza di consapevolezza finalmente, l’unica nella quale sono riuscita a mettere al centro me stessa e i miei figli, i miei e i loro bisogni, con consapevole assertività).
Da queste tre maternità ho imparato moltissimo, di me stessa ma non soltanto. I miei figli sono stati, loro malgrado e di questo sono debitrice, i miei più importanti maestri, perché attraverso le loro attese e i loro arrivi ho fatto esperienza diretta di un mondo, quello della maternità, di cui tutti parlano per luoghi comuni o per clichè. Di cui tutti parlano, ma che quasi nessuno è disposto ad osservare nei suoi chiaroscuri.
Con la consapevolezza di oggi, direi che non ho ricevuto nessun supporto, nessuna delle volte.
Nella prima gravidanza, le aspettative esterne erano che io allattassi a orari fissi per non viziare il bambino, che lo lasciassi a parenti o a tate per “rientrare presto al lavoro” e  mi rimettessi “in pista” per non perdere la mia posizione (che peraltro non era una posizione, visto che ero ricercatrice precaria con contratti annuali).  A molte colleghe donne, e a molte donne di famiglia, è parso discutibile che io allattassi a richiesta,  praticassi il cosleeping, e non volessi pensare al nido prima dei due anni, come è parso discutibile che nei primi mesi desiderassi trascorrere del tempo sola con mio figlio e mio marito: cosa che mi pareva decisamente ovvia, dopotutto noi tre stavamo costruendo una famiglia!
Al termine della seconda gravidanza ho perso mio figlio. Anche questa volta, nessun supporto.
Io e mio marito diciamo sempre che forse, se avessimo ricevuto supporto, anche minimo, non sarebbe mai nato CiaoLapo. Perché l’associazione è stata creata sul vuoto e sul nulla in cui siamo precipitati dopo la morte del nostro bambino. Nessun sostegno, nessuna competenza, nessuna conoscenza di cosa fosse il lutto perinatale e di come andasse gestito.
Siamo stati lasciati soli, con un bambino di due anni e mezzo che chiedeva cosa era successo e centinaia di adulti intorno incapaci di fare l’unica cosa che a volte può davvero fare la differenza: mettersi in ascolto con empatia e rispetto.
Per tutte queste vicissitudini (mancanza di supporto in gravidanza fisiologica, mancanza di supporto dopo il lutto) la nostra terza gravidanza e il suo puerperio sono stati vissuti invece nel pieno della “consapevolezza assertiva”, come la chiamo io: per la prima volta in tutta la mia vita (e per questo devo davvero dire grazie ai miei figli e a mio marito) mi sono messa al centro della mia esperienza, delle mie esperienze precedenti, ed ho fatto tutte le scelte che ho sentito giuste per me e per la mia famiglia, nel rispetto dei bisogni di tutti (non solo quelli dei figli, non solo quelli sociali, non solo quelli di coppia, non solo i miei). E là dove prima era mancato il supporto, me lo sono cercato, frequentando altre donne con storie simili alla mia e confrontandomi con altre colleghe per lavorare sui temi della gravidanza del lutto e della maternità in modo armonioso e efficace (a questo proposito ringrazio Cristina Fiore e ANEP, per il lavoro sul prenatale che mi è stato di grandissimo aiuto).

Perché secondo la tua esperienza personale e professionale è importante sostenere le mamme tutte e in particolare quelle che devono affrontare un lutto perinatale?

È ormai chiaro, per la scienza medica e per quella psicologica che una persona colpita da un evento traumatico è più vulnerabile di una persona in una situazione di equilibrio e rischia di ammalarsi non solo nel corpo, ma anche nella psiche.
Il legame tra eventi di vita (anche fisiologici!, come la gravidanza o la menopausa) e aumentato rischio di ammalarsi di patologia psichiatrica è noto fin dagli anni settanta. Studi più recenti ci dicono che il sostegno e la relazione d’aiuto offerti nell’immediato, a medio e lungo termine sono un importante fattore protettivo, che riduce il rischio di malattia ma anche il livello di stress (il livello di stress, e gli ormoni dello stress, hanno un impatto molto importante sulla salute della mamma e del nascituro, e sono sempre di più gli studi che evidenziano l’importanza della riduzione dello stress preconcezionale o durante l’attesa, per migliorare la salute della diade, della triade e lo sviluppo psicofisico del bambino).
Sostenere le donne, le coppie e le famiglie in lutto ci permette di agire sul trauma, di facilitare l’elaborazione del lutto, e prevenire la sofferenza psicologica durante la gravidanza successiva e dopo la nascita del bambino.

Una rete di supporto funzionale quali caratteristiche, servizi e modalità dovrebbe avere?
Intanto, affinchè una rete di supporto funzioni è indispensabile la formazione e la competenza specifica di tutti gli operatori coinvolti, che devono essere in grado di avere una visione d’insieme della persona, del suo sistema familiare e sociale e di individuare non solo i suoi fattori di vulnerabilità ma anche quelli di forza, in modo da personalizzare l’intervento sulle sue caratteristiche specifiche.
Inoltre, come ci insegnano gli studi sulla resilienza, la disponibilità di risorse cartacee e telematiche, relative non solo agli aspetti culturali, psicosociali, e psicologici, ma anche sugli aspetti pratici. Disporre di risorse accessibili competenti e aggiornate è stato uno dei primi obiettivi dell’associazione, e quello dal ritorno più soddisfacente. A distanza di anni, capita ancora oggi di incontrare persone che ci ringraziano per ciò che abbiamo scritto nel nostro sito internet o sul forum, perché spesso sentirsi compresi e ricevere le giuste informazioni ha permesso a centinaia di famiglie di orientarsi rispetto al loro lutto e prendere le migliori decisioni per loro stessi e le loro famiglie.
Infine, e questo è un falso mito che andrebbe sfatato con fermezza, non è sufficiente “esserci passati” per poter dare aiuto concreto a un’altra persona che ha appena subito un grave trauma potenzialmente dannoso per la sua salute e per la salute dei suoi figli. Senza la collaborazione con operatori del settore, esperti di psiche e di psicopatologia, in grado di osservare il decorso del lutto e del percorso di elaborazione in un continuum tale da valutare sia gli indicatori di benessere e di adattamento che quelli di rischio, molti genitori in lutto vengono lasciati sostanzialmente in balia di loro stessi, eccezion fatta per rari momenti di sfogo. Sfogarsi può essere un’attività che ha una sua funzione, quando avviene nell’ambito di un sistema cura che vede la presenza di più risorse (individuali, familiari, personali, sociali): se resta la sola attività possibile per dare voce a un lutto, rischia di illudere le persone di essere senza speranza, di non potersi aspettare alcun miglioramento, e di vedere il loro lutto sempre più rigido e fisso nel tempo. Non è un caso che uno dei pericoli più frequenti per chi affronta un lutto sia quello del congelamento del lutto, destinato a restare immobile, nel tempo, con svariate conseguenze che gli psicoterapeuti e gli psichiatri ben conoscono.
Lavorare in rete con genitori formati sulla relazione d’aiuto e sul sostegno tra pari e con professionisti qualificati nel campo della psicologia perinatale, della psicologia del trauma e della psicoterapia cognitiva, familiare e psicodinamica ha permesso a CiaoLapo di strutturare una serie di interventi, sia online che vis a vis, sia per la singola persona, che per la coppia, che di gruppo, volti a personalizzare la cura del lutto in base all’effettivo bisogno della persona. Molte delle coppie che seguiamo con questo metodo affrontano le gravidanze successive con un buon livello di serenità, e soprattutto con un buon livello di consapevolezza: ad esempio, cercano aiuto competente in caso di bisogno, sanno di poter contare sul loro gruppo di pari sia online che de visu, e non esitano a farsi aiutare anche nel loro territorio. Questo per noi molto importante, considerando che il tasso di depressione post partum nelle gravidanze successive a una morte perinatale è del 30%, il doppio rispetto alla popolazione generale.

Sul sito di CiaoLapo scrivi: Genitore non è solo colui che stringe un figlio tra le braccia; genitore è anche chi un tempo ha atteso un figlio che adesso abita il suo cuore.  In che modo, tutti noi, possiamo fare la nostra parte per sostenere queste famiglie?
Nonostante il tabù che ancora circonda questo evento (tabù che in dieci anni abbiamo notevolmente ridimensionato grazie ai nostri 40 volontari, a colpi di testimonianze, studi e informazioni esaurienti sul tema) finalmente molti operatori, ostetriche in primis, ma anche infermieri e psicologi hanno iniziato a comprendere l’importanza del sostegno e delle buone pratiche per l’accoglienza e l’assistenza alle coppie e alle famiglie in lutto.
La conoscenza delle basi psicologiche e psicosociali del lutto perinatale è di primaria importanza, insieme all’ascolto empatico e non giudicante e al rispetto del vissuto di ogni singola persona coinvolta.
Oggi ho accolto una giovane donna: la sua famiglia allargata in dieci giorni ha perso ben due bambine. In questo momento ci sono otto nonni, svariati zii e molti cuginetti che stanno attraversando due lutti consecutivi. Questa donna per il semplice fatto di avere cercato informazioni attendibili e chiesto consigli è un importante esempio di quello che un parente, familiare o amico può fare in situazioni così drammatiche: informarsi, ascoltare, predisporsi in modo empatico e non giudicante, offrire aiuto pratico ed essere presenti è un incredibile attivatore della resilienza. Ciascuno di noi, semplicemente portando rispetto e dimostrando interesse può fare la differenza e promuovere la salute delle famiglie e dei bambini.
Vi ringrazio per questo spazio ed auguro a tutti una creativa e rispettosa giornata della salute mentale femminile!



Dr Claudia Ravaldi, Medico, Psichiatra e Psicoterapeuta
Fondatrice e Presidente dell'Associazione CiaoLapo Onlus






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