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#SosteniamoLeMamme: l'importanza della pratica - Martina, Consulente IBCLC

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Ci potresti descrivere di cosa ti occupi a livello professionale e in cosa consiste il tuo lavoro di supporto alla maternità?
Sono una IBCLC, in italiano Consulente Professionale in Allattamento Materno. 
La IBCLC è una figura professionale sanitaria nata negli USA, dove affianca anche il personale ospedaliero. La IBCLC si occupa specificatamente di allattamento e possiede le competenze tecniche e di relazione per prevenire, riconoscere e superare gli ostacoli ad un allattamento sereno. La qualifica si acquisisce superando l’esame gestito dall’ente internazionale e mantenendo l’aggiornamento costante grazie a periodiche riqualificazioni per titoli ed esami (ogni 10 anni l’esame deve essere ripetuto). 
Il mio lavoro quotidiano è quindi rivolto ai genitori e neogenitori, soprattutto alle mamme, e consiste nel dare le informazioni e il supporto tecnico, pratico e morale, per permettere alle mamma e papà di vivere in modo sereno l’esperienza meravigliosa dell’arrivo di un bambino e in particolare l’allattamento.
È un lavoro molto delicato e complesso. Non c’è “solo” la parte “tecnica”, ma anche quella relazionale. Ogni donna che diventa madre ha bisogno di ascolto, tempo, attenzione… ogni bambino appena nato anche ha bisogno di queste cose, e anche di rispetto, osservazione, cura.
I problemi principali che affronto sono quelli delle prime settimane, quando la neomamma incontra i primi grossi scogli: scarsa crescita, ragadi e dolori al seno, ingorghi, bambini che non si attaccano. Ma anche le difficoltà strada facendo, come scatti di crescita, latte che non basta più, mastiti, rientro a lavoro, svezzamento, introduzione all’asilo.. solo per citare i più frequenti.
Allattare è una relazione che riguarda in primis madre e figlio, e poi chi è loro vicino, il papà, i nonni, i fratellini, e così via, per cui quando entro in contatto con una mamma devo tener presente tutto questo. Per me è un onore, una gioia e piacere, ma anche un grande impegno molto serio avvicinarmi a loro in momenti molto importanti e delicati, dove nasce non solo un bambino ma anche una mamma e un papà.

Che tipo di supporto hai (o non hai) ricevuto quando sei ri-nata mamma?
È stato proprio grazie al diventare mamma che sono entrata in questo mondo!
Infatti, quando ho avuto il mio primo figlio, ormai quasi 23 anni fa, l’allattamento era il grande ignorato in Italia. Chi se ne occupava erano pochissime persone, ed era normale che una neomamma ricevesse l’aggiunta di routine, fosse convinta a fare le doppie pesate, e cose del genere. Io da inesperta seguivo tutte le indicazioni che mi avevano dato in ospedale e ambulatorio pediatrico e il risultato fu non solo che da subito mio figlio prese latte artificiale e camomilla, ciuccio, ecc, ma che ad appena 3 settimane la produzione del mio latte era crollata, e lui rifiutava di poppare al seno. Cercando di venirne a capo ho conosciuto quella che oggi è una collega e cara amica.

Perché secondo la tua esperienza personale e professionale è importante sostenere le mamme?
Una neomamma, in particolare al primo figlio in questa società di famiglie nucleari e scarsa natalità, ha avuto poca o nessuna possibilità di imparare com’è fatto un bambino, cosa aspettarsi nel quotidiano da un neonato, cosa significa diventare madre, come si allatta praticamente… tutte cose che nelle culture tradizionali le bambine imparano da piccole semplicemente vivendo nella famiglia allargata e guardando la propria madre con i fratellini, le zie, le vicine di casa.
L’inesperienza aumenta l’ansia e il timore di sbagliare. Allattare poi è una faccenda importante. Accudire un neonato, tolto l’allattamento, alla fine è questione abbastanza semplice (sì lo so che a una neomamma non lo sembra, ma solo perché si deve fare le ossa): cambiare il pannolino, fare il bagnetto, uscire con la borsa del pupo e il passeggino sono solo questione di pratica. Ma allattare è nutrire, far crescere… ci sono tanti significati che vi ruotano intorno. E se la mamma trova difficoltà in questo, diventa tutto molto complicato, preoccupante, ansiogeno. Una mamma che procede spedita nell’allattamento, ha un salto di autostima che si riflette in tutto il resto delle piccole e grandi incombenze quotidiane col pupo.
Ma se vede di non “funzionare” col suo latte, spesso è un attimo arrivare a pensare “non funziono come mamma”. E purtroppo ogni tanto incontra pure qualcuno che glielo fa pensare o rinforza la sua sensazione. Tutto il resto – tutto quello che sta facendo bene – passa in secondo, o centesimo piano! Non vede più niente di ciò in cui è competente, e che invece c’è, c’è eccome! Per non parlare poi delle pressioni che riceve esternamente…
Moltissime ricerche hanno dimostrato che allattare con successo abbatte il tasso di depressione post partum, di difficoltà di adeguamento alla vita post gravidanza, e migliora in generale la qualità della vita della mamma, sia a livello fisico che psicologico.
Mi è capitato più volte di parlare con mamme che avevano vissuto l’allattamento e il post parto in modo così difficile da decidere di non fare altri figli: questa cosa mi fa impazzire! Ci rendiamo conto di che danni inimmaginabili può fare la mancanza di sostegno e aiuto competente al momento giusto?

Una rete di supporto funzionale quali caratteristiche, servizi e modalità dovrebbe avere?
Oggi come dicevo prima purtroppo non abbiamo più il “villaggio”, cioè quel tessuto sociale tradizionale dove le donne vivevano in grandi gruppi parentali e prossimali, cioè composti da parenti e vicine di casa. Ma quello era l’ambiente “naturale” dove diventare madre. Dobbiamo quindi cercare di ricostituirlo noi. Da quando sono diventata mamma io, le cose sono un po’ cambiate per fortuna, anche se sicuramente non abbastanza. Io per trovare un gruppo di autoaiuto per mamme dovevo attraversare tutta Roma! Oggi sono nate diverse realtà come la mia, Latte & Coccole, dove le mamme possono trovare un punto di riferimento, dove reperire informazioni corrette ed aggiornate su come allattare e accudire il bambino, ma soprattutto dove confrontarsi e confortarsi con altre mamme come loro.
La prima, primissima rete dovrebbe essere la famiglia, in primis il compagno. Il compagno deve essere l’alleato principale, mamma e papà devono fare “squadra”: per fare questo hanno il preconcepimento e i nove mesi di gravidanza per parlare, confrontarsi, leggere e frequentare un buon corso di accompagnamento alla nascita improntato sulla fisiologia e aperto ad entrambi.
E poi la famiglia, cioè i nonni, i cognati, ecc… tutti dovrebbero rispettare e condividere le scelte fatte dai neogenitori trasmettendo loro fiducia e non critica o dubbi.
Questo spesso non accade, allora in tal caso meglio dire a tutti che le proprie scelte non sono in discussione e rivolgersi all’esterno. Molti consultori organizzano spazi mamma gestiti da ostetriche che hanno fatto corsi di aggiornamento, e poi ci sono molti altri centri spesso fondati da mamme spinte da motivi simili ai miei: voler offrire ciò che per prime si sono rese conto che era loro mancato, o di cui avrebbero avuto bisogno.
La presenza di una IBCLC è una garanzia per la correttezza del sostegno per l’allattamento.
Sono nate poi altre iniziative, come il Baby Pit Stop o le Farmacie Amiche del Bambino, luoghi dove la neomamma sa di essere sempre la benvenuta, come anche i corsi di formazione per mamme di sostegno (peer counselor), corsi che danno informazioni corrette sulla fisiologia dell’allattamento e la normale gestione dello stesso, in modo da allargare come un sasso gettato in uno stagno, la conoscenza della norma dell’allattamento che abbiamo perso alla fine da poche generazioni.
Gli stessi operatori della salute spesso devono fare corsi di aggiornamento sull’allattamento, altrimenti passano informazioni che sono state smentite dalla moderna medicina basata sulle prove scientifiche (EBM – Evidenze Based Medicine).
Il cambiamento che dobbiamo fare è molto ampio, perché dobbiamo lavorare a tutti i livelli, dalla vicina di casa in su, perché tutti quelli che entrano in contatto con una futura o neomamma spesso hanno la loro perla di saggezza da dispensare… ma su che base parlano? Su come accudiamo o allattiamo hanno tutti da dire, anche la signora sconosciuta che incontriamo mentre facciamo la fila dal panettiere. Ma se ognuna di noi ha il suo piccolo bagaglio di informazioni corrette, fonti affidabili di informazioni, allatta serenamente il suo bambino, e sfata magari con una battuta i miti che circolano ancora, piano piano allattare tornerà ad essere la norma.
#SosteniamoLeMamme: in che modo?
* Offrendo loro intanto una parola di incoraggiamento. Niente critiche e dubbi, per piacere! Ma spesso anche i consigli sono deleteri, se non sono supportati da informazioni corrette e soprattutto pertinenti alla loro specifica situazione.  Dare loro telefono o sito web di una di noi, così che possano informarsi se lo desiderano e chiamare per avere un aiuto tempestivo se necessita. Spesso la tempestività è il fattore cruciale.
* Fare complimenti! Fa più danni un dubbio buttato là con nonchalance che un tornado. La neomamma già si sente inesperta senza bisogno che tutti stiano lì a ricordarglielo (e poi mi piace sempre dire che i primogeniti di solito sopravvivono egregiamente all’inesperienza dei loro genitori, che quindi tanto inetti non sono). Astenersi dai commenti è sempre buona norma, se non rischiesti.
* Se la neomamma è appena arrivata a casa, non ha bisogno di aiuto per accudire il bambino, ma per tutto il resto! Il neonato ha bisogno della sua mamma, la casa, la spesa e le faccende quotidiane le può fare chiunque altro. Non dite “dammi il pupo così tu ti riposi”, ma “vai a riposare insieme al pupo”.
* Aiutarla a semplificarsi la vita e imparare presto a fare le cose insieme al bambino e anche uscire, qualsiasi tempo o stagione sia. Tapparsi in casa è il modo migliore per far intristire la neomamma ed è un fattore di rischio per la depressione post parto.
* Darle “dritte” su gruppi di sostegno tra mamme: poter parlare con altre donne che stanno vivendo la stessa fase della vita o l’hanno passata da poco è uno dei sistemi più efficaci per sdrammatizzare, ridimensionare le preoccupazioni, trovare strategie per risolvere i piccoli problemi quotidiani. Noi ci siamo inventate il Bebè Cafe che è uno spazio settimanale dove si fa merenda insieme e si chiacchiera: tutte le scuse sono buone per uscire e vedersi con altre mamme!

Diventare mamma può essere vissuto in tanti modi. A me piacerebbe che tutte le donne potessero viverlo con serenità e gioia. Un bimbo piccolo è la Vita che sboccia, cosa c’è di più bello? È così triste vedere quanti neogenitori non sono aiutati, si sentono schiacciati dal nuovo ruolo, così da non riuscire a vedere quella gioia e piacere in mezzo a tante preoccupazioni (al 99% inutili o sovrastimate). Il sostegno alle mamme serve a questo, a liberarle dalle ansie inutili, a farle sentire subito competenti e capaci, a crescere serenamente bambini altrettanto sereni, equilibrati e felici, e anche a far vivere loro la maternità per quello che io credo sia: una delle più belle occasioni della nostra vita per diventare persone migliori.


Martina Carabetta, Consulente Professionale in Allattamento Materno (IBCLC)
latteecoccole.net
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