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#SosteniamoLeMamme: l'importanza delle parole - Valentina, Psicologa

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Come Psicologa Perinatale ci potresti descrivere di cosa ti occupi a livello professionale e in cosa consiste il tuo lavoro di supporto alla maternità?
Di solito io inizio il mio lavoro nella fase del pre-concepimento o in quella prenatale. Può capitare di svolgere colloqui di consulenza, ma devo dire che uno degli aspetti del mio lavoro che mi entusiasma di più in questa fase è proprio quella dei Percorsi di Accompagnamento alla Nascita. In questa fase il supporto alle mamme è caratterizzato dall'accoglienza di dubbi, paure, sogni e desideri durante la gravidanza e dal sostegno alla relazione con il bambino prenatale e con il padre.
Dopo la nascita inizia tutta la parte di supporto nel post parto, sia con le consulenze che con altre forme. Ad esempio, nel mio studio di psicologia, una mattina a settimana le neo mamme hanno la possibilità di accedere liberamente, senza iscrizioni e senza costi ad uno spazio che io definisco destrutturato, perchè in realtà non c'è nessuna attività predefinita in programma: si tratta di uno spazio davvero aperto dove “incontrarsi” tra donne e bambini e bambine nel senso più ampio del termine. Supporto alla maternità per me significa innanzitutto accoglienza, ascolto, condivisione e rispetto di queste donne che diventano madri. Significa presenza.
Con me poi lavorano altre professioniste che, a vario titolo, si occupano di supporto alla maternità: perchè supporto significa anche rete.

Che tipo di supporto hai (o non hai) ricevuto quando sei ri-nata mamma?

Ahi che tasto dolente. A distanza di sei anni (e di un bel po' di lavoro personale!) penso di poter osservare quel momento della mia vita con sufficiente lucidità. Eppure mi trovo a confermare esattamente quello che era stata la mia prima impressione quando ancora stavo vivendo l'esperienza dell'essere una neo mamma: non ho avuto assolutamente nessun tipo di supporto come donna che diventa madre. Le forme di supporto che ho avuto sono state in qualità di “Mamma di questo bambino che ha bisogno di”. Come se l'assistenza al bambino fosse di per sé qualcosa che supporta la mamma. E invece anche il supporto alla madre è fondamentale: per la mamma e per il bambino. L'unico supporto che fosse uno sguardo davvero diretto su di me come persona io l'ho avuto nella mia stretta cerchia familiare, ma questo è un privilegio che non possiamo dare per scontato.

Perché secondo la tua esperienza personale e professionale è importante sostenere le mamme?

Perché è un fattore di protezione fondamentale. Una madre accolta e sostenuta nel proprio personale modo di essere mamma, nelle sue competenze e nelle sue strategie, ma anche nelle sue difficoltà, sarà facilitata nell'accettare ed accogliere se stessa in questa nuova parte della sua identità. Questo è un elemento fondamentale affinché la consapevolezza e l'accettazione in primis di sé, vengano poi trasferite anche nella relazione con i figli e le figlie. Insomma, un circolo virtuoso di buona relazione in buona relazione. Una mamma non supportata, in un momento in cui è fisiologico sperimentare il senso di inadeguatezza, potrebbe trovarsi a faticare molto di più dovendo compiere quella strada in salita che si chiama solitudine.

Una rete di supporto funzionale quali caratteristiche, servizi e modalità dovrebbe avere?

La prima caratteristica di una rete di supporto è che dovrebbe esistere! Purtroppo non è sempre così. In alcuni luoghi non esiste proprio il supporto alle famiglie mentre in altri (la maggioranza!) esistono singole realtà che si propongono di attuare un supporto, ma sono sparse sul territorio e quello che manca è proprio la dimensione di rete. Può sembrare paradossale, ma la mancanza di comunicazione tra gli operatori e le operatrici che sul medesimo territorio si occupano del periodo perinatale può essere ancora più faticoso per le mamme, le quali, in quel particolare momento della loro vita devono farsi carico anche di integrare tra loro informazioni diverse e spesso contrastanti, questo le porta a concentrarsi più sulle informazioni che su di sé e sul bebè.
Una vera rete funzionale dovrebbe davvero essere costituita da diversi servizi di accoglienza che una mamma possa cominciare a conoscere e frequentare sin da prima della nascita e dove possa ritrovare nel post parto operatori e operatrici di fiducia.
Un ambulatorio della gravidanza a termine, un servizio di accoglienza nel post parto per condividere le esperienze circa allattamento, nutrizione, sonno e prime cure del bambino, ma anche spazi gioco e punti di ritrovo nei parchi o in altre aree all'aria aperta per mamme e bambini, così come delle aree  “Baby pit stop” offerte gratuitamente nelle città, servizi di conciliazione maternità-lavoro.
L'obiettivo dovrebbe essere proprio quello di costruire piccole comunità costituite da famiglie e operatori che collaborano per favorire questo passaggio alla genitorialità.
Laddove queste realtà vengono progettate, ma sembrano non essere utilizzate dalle famiglie i motivi possono essere due. Il primo è la mancanza della “rete” come dicevamo prima.
Il secondo invece sono proprio le “modalità”. Non esiste UNA modalità che possiamo definire giusta per approcciarsi alle mamme, alle famiglie, ma oserei dire alle persone. Importante è però non cadere nella modalità ormai cristallizzata che deriva dalla visione asimmetrica del rapporto con l'utenza. Si può cedere alla tentazione di proporre una “educazione” , una “formazione”, un “insegnamento” di qualcosa di tecnico alle mamme. C'è molto da imparare quando si diventa mamme, è vero. Ma prima ancora è importante darsi la possibilità di  ascoltarsi e ascoltare, di sperimentare qualsiasi emozione emerga. Imparare a permettersi di stare con se stesse nel cambiamento. Questo è qualcosa che un operatore o un'operatrice non può insegnare, ma può facilitare e può farlo nel contesto di una relazione positiva. La modalità quindi non può  che essere quella delle buone relazioni, al di là delle competenze tecniche da trasmettere.

#SosteniamoLeMamme: in che modo possiamo farlo quotidianamente?
Se parliamo di quotidianità, allora io voglio parlare dei mattoncini della quotidianità: le parole. Gli scambi personali che ogni mamma ha ogni giorno sono fatti di parole: con operatori e operatrici, con altre neomamme, con nonne, passanti, negozianti, vicini di casa.
Ogni scambio è una scommessa: sarà una frase che giudica, colpevolizza, mette di fronte alle (già evidenti!!!) responsabilità, o sarà una parola, un silenzio o un abbraccio che accoglie?
Certo per fare questo, ad ognuno è richiesto di sintonizzarsi prima con le proprie emozioni relative al periodo perinatale (Ahi che fatica!) per poi potersi sintonizzare con il vissuto di una neomamma.
Insomma : “Quanto ti sta esaurendo questo bambino” non è la stessa cosa di “Ti ho portato il pranzo!”. “Non sta crescendo bene! Deve farlo mangiare questo bambino signora!” non è la stessa cosa di “Provi a raccontarmi la vostra giornata tipo e vediamo insieme che succede.
Non c'è tempo per ascoltare la giornata tipo di tutte le mamme perchè fuori dalla porta ce ne sono altre dieci in attesa? Beh allora qui entriamo in un altro campo del supporto quotidiano alle neomamme che è quello della quantità di risorse che vengono dedicate al perinatale nelle politiche sociali e sanitarie. Discorso complicato, ma che non può lasciare indifferente chi si occupa di quest'area perchè far capire il potenziale rivoluzionario del favorire un buon inizio ad ogni famiglia sin dalla vita prenatale è responsabilità di chi lavora in questo campo.




Valentina Liuzzi, Psicologa
Esperta in Psicologia Perinatale e Responsabile dello studio di psicologia Nascere Bene Vivere Meglio a Como. 
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Abdelghafour

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